Dalla metà dell’Ottocento, a Nancy, si producono caramelle tradizionali all’essenza di bergamotto, riconosciute da un’Igp e recente pietra dello scandalo per i calabresi che ancora attendono l’indicazione di origine protetta per il bergamotto di Reggio Calabria. Con queste premesse, la fake news è dietro l’angolo.
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Qualche mese fa, un monitoraggio condotto dall’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. per conto della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati rivelava il pericoloso aumento delle fake news a tema alimentare diffuse a mezzo social, volte a colpire il cibo made in Italy. L’affaire bergamotto che negli ultimi giorni ha suscitato lo sdegno di molti calabresi, invece, è un caso di cattiva informazione nato proprio in Italia, a partire da chi il made in Italy, e nello specifico un prodotto d’eccellenza come il bergamotto coltivato in Calabria, sostiene di tutelarlo e promuoverlo. Ed è significativo recuperare e smontare il caso per evidenziare, ancora una volta, quanto la scarsa conoscenza della nostra storia gastronomica possa tramutarsi in un’arma potente nelle mani degli arringatori di folle online, alla mercé degli odiatori di professione (ricordate il caso dei tortellini bolognesi ripieni di pollo?). “Il bergamotto è diventato francese, con tanto di legge”, si apprende tra le invettive che la politica calabrese Lucia Anita Lucera, consigliera comunale di Reggio Calabria, ha rilasciato a mezzo stampa, allarmata dal fatto che l’agrume tipico della sua terra, “grazie a una norma comunitaria”, potrà, d’ora in avanti essere coltivato anche dai cugini d’Oltralpe. Ma le cose stanno proprio così? E a quale norma fa riferimento la Lucera?

Scatole di bergamotes de Nancy

Le Bergamotes de Nancy e gli agrumi calabresi

Galeotte furono delle caramelle, la cui ricetta risale a quasi duecento anni fa: le Bergamotes de Nancy, come lascia intuire il nome, devono il loro gusto intenso all’aggiunta di qualche goccia di olio essenziale di bergamotto di Calabria, importato “dans le sud d’Italie”, come specifica già la codificazione della ricetta della metà dell’Ottocento. Evidenza, questa, facilmente riscontrabile, dal momento che l’Alsazia Lorena, regione francese cui fa capo Nancy, è stretta nella morsa di un clima continentale particolarmente rigido in inverno, con temperature che spesso si spingono sotto lo zero: come potrebbe resistere alle intemperie un agrume delicato come il bergamotto, che per crescere necessita di un clima mediterraneo? A ribadirlo è oggi il professor Pasquale Amato, in rappresentanza del Comitato per il bergamotto di Reggio Calabria, che ha scelto di scendere in campo per dirimere l’istanza campanilista, sostenuta non solo dalla Lucera, ma da una nutrita schiera di oltranzisti del Made in Italy (Accademia del Bergamotto compresa): “L’Unione Europea ha riconosciuto come area ottimale di coltivazione del preziosissimo agrume quella dei 45 Comuni di Reggio Metropolitana (nella fascia costiera da Scilla a Monasterace, ndr), inserendone l’elenco dettagliato nel disciplinare del 2001 che ha istituito la Dop Bergamotto di Reggio Calabria – Olio Essenziale”.

Il bergamotto di Reggio e la Dop per l’olio essenziale

Non a caso, oggi, il 90% della produzione mondiale dell’agrume dal profumo intenso è concentrata nell’area di cui sopra. Le caramelline francesi al bergamotto, invece, subentrano nella querelle per via dell’Igp ottenuta nel 1996, che di recente è stata modificata ufficialmente elidendo la “s” del plurale, da Bergamotes a Bergamote de Nancy. La modifica, agli occhi di chi ha generato la fake news, esplicita un tentativo da parte dei produttori di caramelle della cittadina alsaziana di mettere il sigillo non più solo sulla specialità dolciaria, ma sul frutto, nonostante proprio il disciplinare di produzione continui a specificare l’origine calabrese degli agrumi utilizzati. Ma cosa c’è davvero all’origine di questa disfida? La Dop riconosciuta alla Calabria nel 2001 tutela non l’uso alimentare dell’agrume, ma l’olio essenziale di bergamotto, riconoscendone il valore in cosmesi e profumeria. Chi lavora nella filiera agricola e agroalimentare calabrese, invece, rivendica da tempo un riconoscimento – l’Igp Bergamotto di Reggio Calabria –  che valorizzi il frutto in prodotti agroalimentari regionali a marchio. La battaglia nelle sedi istituzionali si protrae da decenni, e negli ultimi giorni lo strumento più facile per aizzare lo sdegno è stato quello di additare i francesi come usurpatori.

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Bergamote de Nancy

Il bergamotto in gastronomia

Eppure, proprio i produttori di caramelle dell’Alsazia sono stati pionieri nell’indicare le potenzialità in ambito alimentare del bergamotto: “La storia delle bergamotes è nata mentre in Italia si sosteneva ancora che il bergamotto non fosse utilizzabile in gastronomia” spiega il professor Amato “Solo negli anni Novanta del ‘900, infatti, per merito del Centro Studi Bosio in collaborazione con il Consorzio del Bergamotto di Reggio è stato superato quell’assurdo pregiudizio, ed è stata avviata la tradizione dell’uso gastronomico, oggi in piena espansione per qualità e quantità”. Particolarmente richiesto dall’industria cosmetica e farmaceutica, infatti, il bergamotto in cucina ha una storia decisamente recente. E, precisa ancora il professore per smontare l’accusa alla Francia di aver “rubato” il bergamotto alla Calabria, a oggi la difficoltà di fare rete sul territorio regionale è quel che più pesa sul mancato riconoscimento di tutela: “A Nancy tutte le aziende dolciarie utilizzano il brand ‘Les Bergamotes de Nancy’. Mentre a Reggio c’è ancora chi presenta le sue attività e i suoi prodotti utilizzando denominazioni monche (Bergamotto e basta) o lacunose (Bergamotto di Calabria). Sono atteggiamenti che danneggiano il riconoscimento dell’IGP Bergamotto di Reggio Calabria. Per ottenere certi riconoscimenti occorrono chiarezza, coerenza e coesione. Senza sollevare superflui polveroni”.