Tra Abruzzo, Lazio e Molise, i territori dell’Appennino Centrale sono ricchi di risorse da valorizzare per investire in modo sostenibile sulla natura. Anche attraverso agricoltura, allevamento, produzioni gastronomiche. Quattro giorni a ottobre in Abruzzo per scoprire come.
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Fare impresa rispettando la natura

Parlare di impresa basata sulla natura è un’utopia? Nell’Italia che fatica a comprendere il valore delle cosiddette aree marginali superare quest’idea è ancora difficile. Tanto più che all’origine di un percorso di investimento sulla natura dev’esserci sempre una consapevolezza mirata a tutelarne i punti di forza, su un orizzonte di convivenza armonica con l’ecosistema in cui si opera. Perché la ricchezza di un territorio – sia esso una zona rurale da sottrarre all’incuria o un’area montana in avanzato processo di spopolamento – è costituita dalla sua biodiversità, culturale e ambientale. E l’obiettivo delle pratiche “rewilding” (dall’inglese wild: selvatico) è proprio quello di indirizzare gli sforzi imprenditoriali a un approccio conservativo, che stimoli però – attraverso la riattivazione di relazioni umane, il ripristino di pratiche agricole, la tutela di fauna e flora locali – la nascita di nuove economie sostenibili.

Un borgo dell'Appennino Centrale

Le risorse dell’Appennino Centrale

Rewilding Apennines è il progetto che si è costituito nell’ambito della più ampia iniziativa Rewilding Europe nel quadrante dell’Appennino Centrale (e a proposito di Appennino, ma più a nord, dalle stesse premesse prende le mosse il progetto Appennino Pop), per individuare nuove soluzioni per lo sviluppo dei territori interessati e favorire così la costituzione di una rete di imprenditori “rewilding”. A crederci con forza è Valerio Reale, che con sua moglie si è trasferito all’inizio del 2020 nel borgo abruzzese di Capodacqua (AQ), piccolo centro della Valle del Tirino, con l’idea di approfondire le risorse della regione di cui è originaria la sua famiglia, e scommettere su un territorio che i più considererebbero marginale: “Pensare a un futuro dove le nostre comunità possano lasciarsi guidare dalla natura, invece che sempre cercare di governala, è il nostro motore di ricerca. Rewilding, in questo senso, ci sta offrendo una possibilità”. Ma in cosa consistono i progetti di ri-naturalizzazione e sviluppo di impresa promossi dall’associazione?

Osteria nell'Appennino Centrale

Il seminario Rewilding Economy. Il focus sul cibo

Dal 1 al 4 ottobre 2020, a Pettorano sul Gizio (siamo ancora in Abruzzo, alle porte del Parco della Majella, nella prima Comunità Montana a misura d’orso) ci sarà modo di scoprirlo, in occasione del seminario Rewilding Economy, che prende spunto anche dalle nuove sfide poste dalla pandemia. La chiamata ha carattere internazionale, e può contare, tra gli altri, sull’appoggio di Legambiente e dell’Università di Scienze Enogastronomiche di Pollenzo. Il focus verterà su molteplici temi che insieme possono concorrere a valorizzare i territori marginali: agricoltura e allevamento di montagna, ospitalità e cibo, piccolo artigianato e turismo. E ogni partecipante sarà chiamato a presentare le proprie idee, per arrivare a definire progetti pilota per il futuro dell’Appennino Centrale –  tra Abruzzo, Lazio e Molise –  con il supporto di Rewilding Apennines. Il seminario si rivolge a un massimo di 20 partecipanti, previa iscrizione al costo di 230 euro (80 per la singola giornata, buona parte dei proventi saranno utilizzati a supporto delle comunità a misura d’orso), tra tutti coloro che vogliono investire nei territori dell’Appennino Centrale, ma anche a chi è già titolare di imprese locali, e vuole ripensare il proprio approccio in ottica rewilding (ambiti di riferimento: agricoltura, allevamento, artigianato, turismo, formazione).

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Rewilding Apennines. Perché partecipare

La candidatura dovrà essere inoltrata online entro il 13 settembre, compilando il form in italiano disponibile sul sito del progetto. “Crediamo che, specialmente durante la pandemia, molti imprenditori abbiano cominciato a realizzare che il loro modello economico non è più a lungo sostenibile. Nel caso dell’ospitalità, del turismo, della ristorazione, dell’agricoltura e del piccolo artigianato, appare mai come ora opportuno indirizzarsi verso un’economia sostenibile più diversificata: la diversificazione, nuove forme di cooperazione e un approccio più attento alle risorse sembrano essere dei punti chiave”, spiega Valerio Reale. Per quattro giorni i partecipanti frequenteranno laboratori, workshop, attività in natura: “Esiste una piccola ma crescente comunità di persone – specialmente nei loro trenta – che stanno tornando a vivere nelle aree rurali o vogliano spostarsi fuori dagli agglomerati urbani, in cerca di una migliore qualità di vita. La nostra ambizione è quella di offrire a queste persone un’alternativa, al fine di creare nuove economie basate sulla natura, che possano non solo generare nuovi profitti ma anche contribuire a fronteggiare le sfide ambientali e sociali che noi oggi affrontiamo in Appennino centrale”.

a cura di Livia Montagnoli