Danni ingenti e ancora incalcolabili per l’agricoltura sarda, soprattutto nella provincia di Nuoro, devastata dall’alluvione dello scorso 28 novembre. A rischio gli animali negli allevamenti isolati, e le coltivazioni sommerse dall’acqua.
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Alluvione in Sardegna. Un bilancio pesante

Le immagini dell’alluvione che ha colpito la Sardegna nei giorni scorsi sono drammatiche e testimoniano la furia dell’acqua che ha lasciato dietro di sé anche diverse vittime. Oltre a danni ingenti ad abitazioni e infrastrutture, specie nell’entroterra nuorese, la violenta ondata di maltempo ha messo in ginocchio agricoltori e allevatori della regione, non solo nell’area dell’Ogliastra, ma anche nel basso Oristanese e nel Medio Campidano. Non è un caso che, tra le vittime si conti anche un allevatore di Bitti, comune simbolo della devastazione che ha stravolto il territorio della Barbagia: l’uomo, che si trovava nei campi a bordo del suo fuoristrada, è stato sorpreso dalla bomba d’acqua, e non ha avuto scampo. In una regione a forte vocazione rurale, dove la pastorizia riveste un ruolo chiave per l’economia del territorio, si lavora innanzitutto per mettere in salvo gli animali, a cominciare dalle pecore, che in questo periodo partoriscono (e dunque anche i piccoli sono rimasti invischiati nel fango che ha invaso ogni spazio).

I danni negli allevamenti e nei campi

Gran parte degli ovili, nell’area più colpita (tra Bitti, Lula, Dorgali, Oliena, Nuoro, la Valle del Cedrino, Siniscola e Posada), sono rimasti isolati, per l’inagibilità delle strade rurali e il crollo di ponti. Ma anche nelle attività che sono riuscite a resistere, l’interruzione della corrente elettrica ha fermato il lavoro delle mungitrici, e l’acqua dei pozzi è inutilizzabile. Distrutte sono pure le scorte di foraggio e mangime per gli animali, mentre mezzi agricoli e attrezzature sono sommersi dall’acqua che non ha risparmiato magazzini e stalle. Nelle campagne di Terralba (Oristano), invece, è la sorte delle coltivazioni a preoccupare, per gli allagamenti che hanno interessato colture di fragole e carciofi, mentre a Castiadas, nel sud-est dell’isola, la violenta grandinata che ha accompagnato la bomba d’acqua ha danneggiato gli agrumeti.

Strade coperte di fango a Bitti

La conta dei danni

Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna, parla di un bilancio che potrà precisarsi solo nei prossimi giorni, quando le aziende avranno completato il processo di messa in sicurezza delle strutture e degli animali, e si concentreranno sulla conta dei danni. Ma la stima si aggira già su diversi milioni di euro. Per far fronte ai danni dell’alluvione – sostegno al comparto agricolo compreso – la giunta regionale guidata dal presidente Solinas prevede di stanziare 40 milioni in due anni (per il 2020 e il 2021). Intanto, il ministro Bellanova ripete come un mantra la necessità di scongiurare queste calamità (sempre più frequenti, pochi mesi fa furono campagne e vigneti del veronese a essere colpiti) salvaguardando le aree a rischio idrogeologico: “Va ripristinata subito Italia Sicura, la struttura di missione per la lotta al dissesto. Agiamo subito per mettere in sicurezza i territori, e tutelare i cittadini”, sottolinea la titolare del Mipaaf facendo riferimento al progetto contro il dissesto idrogeologico varato nel 2014 durante il governo Renzi e smantellato nel 2018, trasferendo al Ministero dell’Ambiente i compiti in materia.

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Un intervento strutturale, sostenuto da investimenti significativi, sarebbe in effetti indispensabile in molte regioni d’Italia, soprattutto in relazione all’aumentata frequenza di fenomeni metereologici violenti, dovuti al cambiamento climatico. Lo testimoniano, nelle stesse ore di preoccupazione per la Sardegna, la bomba d’acqua che ha danneggiato le coltivazioni di grano appena seminato in Puglia (nel Tarantino), e la tromba d’aria responsabile della devastazione di strutture e campagne nell’area sud di Catania.