Un 2015 a alti livelli e un futuro che si avvia sempre più alla valorizzazione dei Cru. Montefalco Sagrantino: la strada per il futuro.
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L’Anteprima Montefalco Sagrantino dell’annata 2015 si è chiusa con un giudizio unanime sulla bontà del millesimo, valutato 5 stelle dal Consorzio e apprezzato anche dalla stampa specializzata. Nelle giornate del 18-20 febbraio, sono state 36 le Aziende che hanno partecipato alla manifestazione, presentando 45 etichette di Montefalco Sagrantino DOCG e 10 di Montefalco Sagrantino Passito DOCG. Il livello dei vini è in crescita è il territorio, anche grazie al lavoro di zonazione condotto negli ultimi anni, è già proiettato verso nuove sfide.

Montefalco festeggia i 40 anni della DOC guardando al futuro

Nel 1979 veniva istituita la DOC Montefalco, seguita nel 1992 dalla DOCG Montefalco Sagrantino. Sono passati 40 anni dal primo riconoscimento dei vini del territorio e l’Anteprima di quest’anno è stata anche l’occasione per alcune riflessioni sul presente e sul futuro della denominazione.

Montefalco in numeri

Partiamo da qualche dato. Oggi i vini di Montefalco rappresentano il 16,7% della produzione umbra e gli ettari vitati iscritti a Montefalco DOC sono circa 430. Nei 25 anni della DOCG la crescita del Montefalco Sagrantino è stata notevole. Gli ettari vitati sono passati da 66 nel 1992 agli attuali 760 e i produttori imbottigliatori da 16 a 60. Dal 2000 a oggi la produzione del Sagrantino è quasi triplicata, passando da 660 mila bottiglie a circa 1,5 milioni.

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Come è cambiato il Sagrantino

Ma i cambiamenti non riguardano solo il versante dei numeri. Anche il vino ha cambiato volto. Soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, il profilo del Sagrantino si è modificato e ingentilito. Pur restando sempre un vino di grande struttura, potente e tannico, l’utilizzo di vinificazioni più accurate e di estrazioni più delicate, ha condotto verso interessanti risultati in termini di finezza ed eleganza. I muscoli restano, ma anziché gonfiarli con anabolizzanti, sono stati vestiti di seta. Se un tempo il vino presentava una certa ruvidità aggressiva, oggi le migliori versioni hanno addomesticato il tannino, integrandolo in modo armonioso alle altre componenti del vino. I tannini non sono più i protagonisti assoluti del sorso, insomma, ma passano in secondo piano a sostenere con la loro fitta tessitura le ricche componenti aromatiche.

Il Sagrantino moderno, non solo è meno tannico, ma sa anche valorizzare meglio la piacevolezza del frutto, che resta al centro dell’esperienza gustativa anche quando è accompagnato dalle note d’evoluzione terziaria. Un processo che non ha comportato un tradimento delle caratteristiche peculiari del Sagrantino, ma solo una loro migliore interpretazione, per valorizzare in modo più armonico tutte le componenti. A favore di un miglior livello qualitativo dei vini gioca anche l’età delle vigne. Il territorio di Montefalco da questo punto di vista è molto giovane e solo ora i vigneti cominciano a raggiungere un’età media attorno ai vent’anni. La maturità delle viti porta ad avere uve naturalmente più equilibrate e da questo punto di vista, non possiamo che essere ottimisti per il futuro.

La nuova frontiera dei Cru

La pubblicazione nel marzo del 2017 della prima edizione della mappa dei Cru di Montefalco, curata da Alessandro Masnaghetti, ha contribuito ad accelerare e promuovere anche un diverso approccio al territorio. Se in passato erano pochi i produttori che mettevano sul mercato etichette di singole parcelle, come ad esempio il pioniere Giampaolo Tabarrini con i suoi Sagrantino Colle Grimaldesco, Colle alle Macchie e Campo alla Cerqua, oggi un numero sempre maggiore di aziende sta seguendo questa strada.

Gli anni di esperienza in vinificazioni separate dei vigneti aziendali e la zonazione del territorio trasferita in un documento ufficiale, hanno stimolato la voglia di innovare. Molti produttori hanno individuato uno o più Cru della loro tenuta, che ogni anno danno un vino con caratteristiche particolari. Alcuni di loro hanno già cominciato a proporre etichette “single vineyard”, altri lo faranno nei prossimi anni. Un processo che permetterà di frammentare il panorama del Sagrantino in un interessante mosaico ricco di sfaccettature. Sarà così possibile entrare nel dettaglio delle peculiarità dei vini delle aree di Montefalco, Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo e dei rispettivi Cru. Sarà un viaggio interessante, che rappresenterà un nuovo obiettivo di crescita per tutto il territorio. You can play slots online for fun. It helps newbies to understand the game and to play for real money with no fear.

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Montefalco: non solo rossi

Infine due parole sui vini bianchi di Montefalco. Durante le giornate dell’anteprima, grazie a numerose visite in cantina e alla possibilità di degustare ai banchi d’assaggio tutta la gamma dei vini delle aziende, abbiamo assaggiato dei bianchi molto piacevoli. All’interno della DOC Montefalco, la produzione di bianchi rappresenta il 12,5%, con il 10% di Montefalco Grechetto DOC e un 2,5% di Montefalco Bianco DOC.

Se il Grechetto ha confermato il buon livello medio, le novità più interessanti i maggiori progressi sono arrivati dal Trebbiano Spoletino. La produzione sta crescendo rapidamente, sia in termini quantitativi, che qualitativi e oggi i migliori bianchi del territorio sono prodotti proprio con questa varietà dal profilo leggermente aromatico e dalla sferzante acidità. Si tratta di un vitigno molto plastico, che permette di produrre bianchi freschi e verticali, versioni pensate per l’invecchiamento e vini prodotti con macerazione sulle bucce. È un’uva ancora in parte da conoscere, molti produttori sono alle prese con le prime annate e spesso con vigne giovani. Sicuramente il livello del Trebbiano Spoletino è destinato a crescere velocemente nel corso dei prossimi anni, per affermarsi presto come il miglior bianco del territorio.

a cura di Alessio Turazza