Da un marchio di abbigliamento di lusso nato in Italia ma sviluppatosi in Cina, un ristorante che esprime lo stile italiano, anche a tavola. Si chiama Giada Garden il nuovo ristorante di Pechino.
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La nuova Pechino e la gloria del denaro

Facciamo un passo indietro fino alla metà degli anni novanta, verso una Pechino che inizia a cambiare pelle e forse un poco della sua identità. Da città tradizionale di governo e imprese statali comincia a dare seguito allo stentoreo messaggio del 1992 di Den Xiao Ping: “Arricchirsi è glorioso”. In virtù di ciò si assiste alla costruzione di nuovi complessi immobiliari destinati a uffici, residenze e aree commerciali al fine di rendere palpabili e vicine le novità di oltre frontiera.

Il China World Trade

Il China World Trade è uno di questi edifici: ubicato a Guomao, all’inizio della Chang’an Avenue che defluisce dopo cinque chilometri nella centralissima piazza Tiennamen, sin dalla sua nascita si caratterizza per lusso, buon gusto e tradizione. Gli arredi e i dettagli del China World Hotel – appartenente alla catena ShangriLa – rappresentano una matrice importante del conservare la tradizione ma, nello stesso tempo, nell’offrire un servizio accurato, a quel tempo non facilmente reperibile, né scontato. Nei suoi corridoi talvolta si muoveva veloce Gon Li, attrice del nuovo cinema cinese animato dal regista Zhang Yimou.

giada garden

Giada: il made in Italy vola in Cina

Facciamo un piccolo salto temporale e geografico con la nascita, nel 2001, della griffe di moda Giada: brand nostrano creato da Rosanna Daolio, ma di proprietà del gruppo cinese RedStone che ne ha seguito lo sviluppo nel Paese del Dragone e il successivo rientro in Italia, nel 2013, con un negozio a via Montenapoleone. Un marchio che pur essendo di proprietà cinese ha mantenuto il quartier generale in Italia, nel quadrilatero milanese della moda, e con esso la produzione, tutta ancorata al nostro territorio. E che oggi ha voluto rafforzare la sua identità tricolore con l’apertura – a Pechino – di un ristorante a gestione tipicamente italiana, in quel luogo simbolico che è l’hotel China World, quasi a fare da contraltare alla boutique situata nella hall dell’albergo. Creando un polo dell’italian style nel centro della città.

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giada garden

Giada Garden

Arriviamo dunque ai giorni nostri, con l’apertura il 5 marzo del ristorante Gaia Garden (ancora in soft opening), sulle ceneri di Aria, una delle prime realtà fine dining e fusion, aperto a Pechino poco prima dell’anno duemila. Quasi a chiudere un cerchio di rimandi e connessioni che parte con il nome stesso: nella tradizione religiosa e culturale cinese la giada ha infatti una forte connotazione mistica, mentre l’assonanza con lo stile milanese porta con sé un immaginario che, come vedremo più avanti, è pregnante nell’atmosfera dei suoi interni.

giada garden

Lo chef Marino D’Antonio

A guidare le danze, in cucina, è lo chef Marino D’Antonio. È lui l’artefice di questa contaminazione tra moda e cibo, tra tradizione e futuro. D’Antonio, dopo l’alberghiero e le prime esperienze in Italia e in Europa, arriva in Cina nel 2006 per l’apertura del ristorante “Sophia’s – Per i vostri momenti italiani” all’interno del Presidential Plaza Hotel, seguito da Sureno, altro ristorante italiano nell’Opposite House e suo trampolino di lancio. È stato un passaggio obbligato, dopo il quale è approdato a Hong Kong nel pluri-acclamato 8 ½ alla corte di Umberto Bombana. Con lui si è fermato per sette anni in forze all’Opera Bombana di Pechino, dove ha conquistato nel 2014 il premio di Chef dell’anno attribuito da Time Out Bejing. Lasciato il suo conterraneo bergamasco, lo abbiamo visto a Shanghai, al ristorante Frasca di Shanghai (premiato nel 2019 con il Piatto Michelin) nel complesso Middle House gestito dal gruppo di Hong Kong Swire, modello riproposto successivamente a Pechino.

Giada garden pass

Cosa si mangia da Giada Garden

Da buon bergamasco, Marino è per la concretezza e lo dimostra anche in questa occasione pur nei contorni di una ristorazione di lusso. D’Antonio tra le pieghe di un menu destinato a una upper class benestante che non manca di proporre piatti come il carpaccio di aragostina, caviale Oscietra, mandorle e yuzu; o l’astice della Nuova Scozia con una spuma di frutti di mare e purè di finocchio – ha mantenuto alcune ricette tradizionali e non troppo rielaborate, bilanciando sfarzo e sapori domestici con cose come il vitello tonnato, il brodetto di crostacei, il Garden risotto (un risotto alla parmigiana arricchito a fine mantecatura da una spadellata di verdure di stagion)e, i ravioli di burrata, l’agnello al forno con caponata e carciofi e la classica milanese.

Un capitolo a parte va speso per i dolci e dessert creati da Filippo Mazzanti, mastro pasticcere e panificatore, originario di Argenta, znche lui passato per Opera Bombana, che al Giada Garden propone tiramisù, semifreddi di frutta, gelati e soufflé a completare la gamma di dolci dalla forte matrice italiana.

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giada garden

Lo stile Giada: un tratto comune nella moda e nel cibo

Pur con strumenti diversi, lo stile Giada passa dalla moda alla cucina, nel segno di un minimalismo che ama giocare con i colori neutri e punta su tagli precisi e sapienza artigianale, la stessa che si trova nei piatti di Marino: anch’essi dallo stile pulito, senza eccessi di decorazioni o inutili orpelli. Protagonista è il prodotto, la ricetta, il sapore. Pur concedendosi qualche trasgressione nella scelta dei colori nella tavolozza dei dolci dell’Afternoon tea. “L’idea di questo locale è quella di sperimentare negli abbinamenti per offrire alla clientela cinese una sorta total look della cucina italiana” racconta lo chef. “Stiamo anche attendendo l’arrivo di un sommelier italiano, previsto per maggio, compatibilmente con le normative di ingresso in vigore”. Ma già oggi la cantina è un’antologia di vini italiani: “anche nelle bollicine, tranne uno Champagne abbiamo tanta Franciacorta: Cà del Bosco, Ferrari hanno la prevalenza”.

giada garden

A rendere possibile questo mélange, la sinergia tra l’attuale direttore creativo di Giada, Gabriele Colangelo, e Marino d’Antoni, insieme a loro l’architetto Claudio Silvestrin, uno dei maestri del minimalismo europeo, già progettista della flagship boutique di Via Montenapoleone e creatore degli interni del ristorante: cinquantaquattro posti a sedere, (incluse le due sale private) e ambienti caratterizzati da colori tenui, da un bianco panna a uno crema più marcato nelle poltroncine, con il verde di Garden – che riprende una delle gradazioni dei naturali della giada – riportato nel menù. Non è da escludersi che, riposti in qualche angolo del ristorante, si possano trovare un elefantino con la proboscide levata in alto o un cavallo disteso, manufatti di giada e simboli di fortuna.

Giada Garden – China – Beijing – China World Hotel  – Jianwai Street No.1 Floor 2 – Chaoyang  – 0086 186 7671 3298 

a cura di Marco Leporati