Luce verde: si entra; luce rossa: si mangia fuori. Ecco come il Trentino ha ripensato il sistema di controllo del green pass per le attività.
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Il semaforo per il green pass in Trentino

Quella di venerdì 6 agosto 2021 sarà una data (l’ennesima, in questo anno così profondamente segnato dalla pandemia e dalle restrizioni) che probabilmente verrà ricordata a lungo. Specialmente dai ristoratori, che si trovano ad affrontare una nuova norma: per mangiare al chiuso – così come per andare in palestra, partecipare a manifestazioni sportive e prendere un caffè al bar seduti al tavolo – sarà necessario il green pass, il certificato verde pensato per limitare i contagi e contenere il virus in una fase così delicata come quella attuale, in cui la campagna di vaccinazione continua a procedere a passo deciso. Per ottenere il pass sarà necessario un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti, oppure il vaccino (per il momento basta la prima dose, ma da settembre serviranno entrambe). Per facilitare questa procedura, la provincia autonoma di Trento ha ideato un semaforo a tutti gli effetti: luce verde, si può entrare, luce rossa, ci si accomoda fuori.

Come funziona il semaforo per il green pass

Un sistema automatico sui generis pensato in alternativa (e non in sostituzione) alla app per smartphone, creato con l’obiettivo di sgravare i ristoratori trentini dal controllo personale del green pass a ogni cliente, e per alleggerirli dalle eventuali conseguenze penali. Ci sarà infatti uno scanner automatico che mostrerà il QR code del certificato, così da velocizzare i controlli ed evitare di intralciare il lavoro dello staff. Naturalmente, anche queste postazioni dovranno essere monitorate da qualcuno, come ha spiegato Raffaele de Col, dirigente del Dipartimento protezione civile: “Il gestore deve vigilare sull’accesso che consente di verificare il possesso del green pass”.  Ma si tratta di un controllo visivo che può essere fatto anche a distanza e che previene eventuali danni: se il monitoraggio avviene, infatti, “la responsabilità di false attestazione è in capo all’avventore”. Anche nel caso di mancato green pass, il gestore non ha responsabilità, non “se ha esercitato il controllo previsto”.

Un sistema che per Roberto Failoni, assessore provinciale al turismo, potrebbe fare “da apripista a livello nazionale”, soprattutto se verranno implementati anche i punti-tampone nei luoghi a grande afflusso turistico, per semplificare l’uso del certificato. Saranno gli uffici provinciali ad acquistare inizialmente circa un centinaio di macchinari da donare poi alle strutture pubbliche, ma non ci sono ancora notizie certe circa le eventuali spese future: saranno a carico delle attività?

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