Bao all’anatra, nuggets di anguilla, patate fritte fermentate e soprattutto un concetto innovativo: un’autentica dark kitchen i cui proprietari vogliono rimanere anonimi. La novità di Milano.
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UrBun from the Basement, la dark kitchen di Milano

Non è la prima volta che in Italia si sperimenta con il concetto di dark kitchen, delle vere “cucine virtuali” in cui si produce e basta, per consegnare poi tutto a domicilio. Del resto, siamo nell’era del boom di asporto e consegne, complici le chiusure legate all’emergenza sanitaria. Fra gli ultimi a puntare su questo format, 4 amici e ora soci di Milano, che proprio per sottolineare l’importanza del concetto di “dark” vogliono restare anonimi. Niente presentazioni, zero formalità: piatti al centro, si pensa solo alla qualità delle materie prime e la loro lavorazione. Oltre a un servizio delivery di primo livello, presente su piattaforme diverse che i titolari riescono a gestire contemporaneamente grazie a un innovativo sistema capace di aggregare i vari ordini.

nuggets di anguilla

L’apertura di UrBun from the Basement

Un’idea nata proprio durante il lockdown, il primo, in piena pandemia: “Due di noi vengono dal mondo della ristorazione”, spiega uno degli ideatori, “gli altri sono comunque appassionati e i ristoranti ci sono molto mancati in quarantena”. Come sfruttare, allora, questo momento di crisi per creare una nuova attività? È da questa domanda che è partita l’idea di uno street food fatto a regola d’arte, “capace di unire tutte le esperienze culinarie fatte per il mondo, dalla Danimarca all’Australia”. A inizio aprile 2021 UrBun from the Basement apre i battenti (ma solo virtualmente!): “Dopo mesi di studio e ricerca abbiamo voluto proporre un concetto alimentare diverso, non ancora consolidato in Italia”.

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I prodotti di UrBun from the Basement

La società creata dai 4 amici in maniera del tutto privata lavora, infatti, diversamente da altre tipologie di delivery. Intanto, i prodotti: anguille e anatre qui la fanno da padrone, tutte allevate in maniera etica da piccole aziende di nicchia, “le anguille, per esempio, arrivano da una straordinaria famiglia di Treviso, mentre le anatre dalla Francia”. Gli ortaggi, invece, sono locali, di piccole produzioni in Lombardia. È proprio questo uno dei vantaggi delle dark kitchen, “non avendo spese di personale, sala e il resto, possiamo permetterci di investire di più sugli ingredienti”. Prodotti che finiscono poi in bao e fritti squisiti: c’è il bao all’anatra e quello all’anguilla, ma anche cheeseburger, hamburger vegetariani, nuggets di anguilla, “che sono piaciuti subito a tutto, nonostante fossero una delle proposte più insolite”.

patate fermentate

Le fermentazioni

La risposta della clientela è stata buona, “per ora abbiamo ricevuto solo riscontri positivi, chi ordina da noi rimane sempre stupito dai sapori diversi e anche le fermentazioni vanno alla grande”. Ad accompagnare panini e crocchette – si seleziona tutto sul sito web tramite pre-order –  ci sono infatti le patate fritte fermentate, uno dei fiori all’occhiello di UrBun, “tecnica che ho imparato in Danimarca e che è perfetta per questo contorno: la fermentazione rilascia una piacevole acidità che ben contrasta con il grasso della frittura”. Proprio sulle fermentazioni si continuerà a sperimentare, “faremo anche il miso e poi proveremo altre preparazioni, senza però esagerare: vogliamo offrire piatti diversi, che non si trovano altrove, ma sempre andando incontro al gusto della clientela, che in Italia non è ancora abituata a certi sapori”.

Le birre e il futuro di UrBun

Da bere, birre artigianali italiane, come quelle de La Buttiga, “un birrificio piacentino che lavora molto bene”, e poi anche sode e cole d’autore, “non marchi commerciali, per intenderci, ma prodotti di livello adatti a chi preferisce un analcolico”. Per il momento, tutto procede bene e il concetto di dark kitchen sta funzionando. Ma sarà sempre così? “A noi piacerebbe continuare con il delivery, ma bisogna capire quanto funzioni a livello di numeri. L’obiettivo è questo ma, se sarà necessario, non escludiamo l’idea di aprire un locale classico”. Presto, poi, i soci usciranno anche allo scoperto, “vogliamo mantenere l’anonimato per rimanere in linea con la filosofia delle dark kitchen e anche per vedere quanto e come prenderà piede la cosa. A breve, comunque, sveleremo qualcosa in più!”.

urbun.it/ 

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a cura di Michela Becchi