Il Parlamento Ue approva il dossier della Commissione Beca. Dagli alert in etichetta al divieto di pubblicità, ecco tute le azioni per limitare i consumi di vino a partire dal 2022. Insorgono le associazioni: “Così si demonizza la cultura vitivinicola”
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Etichette con alert sanitari; divieto di pubblicità; divieto di sponsorizzazione di eventi sportivi; aumento della tassazione; revisione della politica di promozione. Sono alcune delle azioni previste nel Cancer Plan del Beca (Commissione ad hoc per la lotta al cancro) che riguardano il vino e su cui il Parlamento Ue si è appena pronunciato (con il voto del 9 dicembre). Da qui il report passerà, nei primi mesi del prossimo anno, al vaglio in sessione plenaria dello stesso Parlamento; successivamente l’orientamento politico sarà trasferito alla Commissione europea che provvederà a istituire un piano con diverse iniziative legislative a partire dal 2022. Iniziative che non avranno una valenza normativa, ma che saranno documenti politici con degli orientamenti che i Paesi membri non potranno ignorare. Senza contare che a partire da questi si prenderanno le future decisioni sui budget e promozione europea. Un vero sgambetto alla produzione vitivinicola che mette a rischio il futuro del vino, come Tre Bicchieri aveva più volte denunciato a partire dallo scorso febbraio .

Che cosa dice il report

Il testo finale è già frutto di una revisione, soprattutto in seguito alle richieste delle associazioni e degli europarlamentari italiani, ma l’obiettivo resta quello di ridurre l’incidenza del cancro sulla popolazione anche attraverso la riduzione dei consumi di alcol. Si legge, infatti, nel documento che “non esiste un livello sicuro di consumo di alcol quando si parla di prevenzione del cancro”. Un’affermazione su cui non è per niente d’accordo il Ceev che, infatti, rilancia: “L’assunto che non ci sia un livello sicuro è fuorviante e semplicistico in quanto non tiene conto dei modelli di consumo e di altri fattori dello stile di vita. Evidenze scientifiche indicano che bere vino con moderazione, a pasto, come parte di una dieta in stile mediterraneo, può contribuire a una maggiore aspettativa di vita e a una minore incidenza di malattie importanti come malattie cardiovascolari, diabete e cancro”.

Dura la reazione delle associazioni: “A rischio tutto il settore”

Dal canto suo, Unione Italiana Vini non nasconde i suoi timori sul voto del Parlamento: “Il voto emerso” ha detto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletticonferma i timori della vigilia e pone in serio pericolo un’economia, una cultura e uno stile di vita fondamentali per l’Italia. Se il documento dovesse essere confermato anche nella sessione plenaria prevista tra un paio di mesi, l’indirizzo politico dato dal Parlamento si rivelerebbe disastroso per la competitività del vino europeo, con forti tagli in materia di promozione e marketing, oltre a un aumento della tassazione. Inutile ribadire ulteriormente l’iniquità di un documento che accomuna un prodotto simbolo della Dieta mediterranea con il binge drinking. Basterebbe verificare l’ultimo rapporto Eurostat per capire come i Paesi europei con il maggior consumo pro-capite di vino siano contemporaneamente in coda alle classifiche del bere compulsivo. Serve ora che le nostre istituzioni facciano quadrato in ogni sede assieme a quelle dei principali Paesi produttori del Vecchio Continente”. 

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Dello stesso avviso il presidente dell’associazione europea Wine in Moderation e vicepresidente Uiv, Sandro Sartor: “Porre come target una diminuzione generale della popolazione che beve alcol, composta per la maggioranza dei casi da consumatori moderati, non aiuterà a raggiungere gli obiettivi della strategia. Ricordo in tal senso come solo in Italia negli ultimi 35 anni il consumo pro-capite di vino si sia ridotto di quasi il 50% e come non vi siano evidenze scientifiche che il consumo moderato nell’ambito della Dieta mediterranea sia dannoso”.

Molto duro il commento di Vittorio Cino, direttore generale di Federvini: “Il voto rischia di legittimare una posizione tesa a demonizzare quasi tre millenni di storia, cultura e tradizione della civiltà del bere italiana. Cultura che per noi vuol dire convivialità, socialità, nell’ambito della Dieta mediterranea”.

Rimane il paradosso di come da un lato l’Unione europea sostenga il settore del vino con gli strumenti della Politica agricola comune, dall’altro manifesti l’intenzione di reprimerne lo sviluppo e la competitività su scala globale mettendo in discussione l’impianto degli aiuti legati alla promozione.

Atteso anche la risoluzione dell’Oms

Non solo Cancer Plan. Le associazioni vitivinicole sono preoccupate anche per il Rapporto di implementazione della strategia alcol dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui obiettivo dichiarato è ridurre del 20% il consumo di alcol entro il 2030 (vedi articolo Il vino adesso teme le politiche per la riduzione dei consumi). Anche su questo si stanno confrontando gli Stati membri dell’Oms, per arrivare alla sua adozione entro fine anno.

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a cura di Loredana Sottile

 

La versione completa di questo articolo è stata pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 9 dicembre 2021

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