Osservatorio nazionale, digitalizzazione, segnaletica stradale: dopo la legge quadro, ecco cosa manca al settore per essere competitivo. La presentazione del libro di Cinelli Colombini e Stefàno è stata l’occasione per ripensare ad un piano strategico di ripartenza: l’estate sarà decisiva
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“L’enoturismo è legge” scrivevamo a marzo del 2019. E di fatto così è stato, grazie al decreto n. 2779 che ha colmato un vuoto normativo per una pratica che, invece, era già andata molto più avanti della sua regolamentazione. Ma cosa è successo a due anni di distanza? Di certo, c’è una cosa che due anni fa non si poteva prevedere, ovvero l’arrivo del Covid a sconvolgere le vite di tutti e a bloccare un’attività che procedeva a gonfie vele. Oggi, quindi, l’enoturismo va ripensato e rilanciato, tenendo ben presente le esigenze e i cambiamenti attuali, ma soprattutto rammentando che può essere una delle principali leve per la ripresa economica, non solo del settore vino, ma di tutto il Paese.

Il libro di Cinelli Colombini e Stefàno

A ricordarcelo e a dare delle precise linee guida è arrivato il manuale Turismo del vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche (Edagricole) scritto a quattro mani dal senatore Dario Stefàno – promotore della legge sull’enoturismo – e dalla produttrice Donatella Cinelli Colombini, nonché fondatrice del Movimento Turismo del Vino e ideatrice della prima giornata di Cantine Aperte.

presentazione libro sull'enoturismopresentazione libro sull'enoturismo

La presentazione al Senato è stato un segnale importante perché ha visto insieme – a fianco dei due autori – anche tre ministri legati a doppio filo dal fenomeno enoturistico: Dario Franceschini (Cultura); Massimo Garavaglia (Turismo); Stefano Patuanelli (Politiche Agricole). L’attenzione al tema è altissima. Le azioni, si spera, lo siano altrettanto.

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Un Osservatorio per il settore

Tra le novità sul tavolo della discussione, c’è anche la costituzione di un Osservatorio nazionale e di settore (in aggiunta a quelli già esistenti), proposta dal senatore Dario Stefàno e rilanciata, durante l’incontro, dal ministro Patuanelli. “Le ragioni di un Osservatorio di questo tipo sono veramente molteplici” spiega a Tre Bicchieri lo stesso Stefàno “così com’è implicita la necessità di collaborazione dei Comuni, delle Città del vino e delle imprese. A questo settore serve avere dati aggregati: solo così avrà modo di crescere in modo organico, di migliorare e potenziare i servizi da offrire all’enoturista e, infine, di valutare nel corso del tempo i risultati ed eventualmente, procedere al migliore affinamento possibile dei contenuti del decreto attuativo”.

Dall’emergenza Covid, la spinta per ripartire

“Le destinazioni del turismo del vino” ha sottolineato il titolare del Mipaaf Stefano Patuanelli “grazie alla loro diffusione sul territorio nazionale, alla disponibilità di spazi aperti, sono sembrate subito una valida alternativa alle tradizionali destinazioni di viaggio”. Non è un caso che proprio un mese fa, sulla scia del Movimento turismo del vino, sia nato il Movimento Turismo dell’Olio e che oggi si parli di una possibile apertura, anche a cena, negli agriturismi italiani. C’è, poi, il progetto di recupero dei casali portato avanti da Dario Franceschini: “Casali” ha detto il Ministro “che potrebbero diventare luoghi dove esporre e raccontare anche la storia dei vitigni e dei territori. Il patrimonio italiano è infinito e il vino è – e sarà sempre più – un grande attrattore turistico”. Sarà l’estate il momento buono? “Non possiamo fallire” risponde senza esitazioni Stefàno “l’estate deve essere l’occasione da cogliere. Ma dobbiamo attrezzarci per essere pronti a offrire a una clientela assolutamente diversificata, ma esigente, proposte valide e differenziate”.

Così è cambiato l’enoturismo

In questo percorso, che ci porterà dritti verso la bella stagione, bisogna tuttavia tenere a mente che il nuovo enoturismo non è quello che siamo stati abituati a conoscere fino a qui. In parte per il Covid, in parte per i cambiamenti già in atto nella società, qualcosa è cambiato per sempre, come ha ben riassunto Donatella Cinelli Colombini:

  1. In cantina arrivano meno wine lover e più turisti del vino per caso
  2. Ci sono sempre più donne
  3. Cresce la sensibilità ambientale
  4. Diminuisce la vendita di bottiglie e cresce la richiesta di wine experience
  5. Aumenta il bisogno di digitalizzazione

“A proposito di quest’ultimo punto” aggiunge Cinelli Colombini “basti pensare che le prenotazioni vengono fatte per lo più all’ultimo minuto, magari tramite smartphone. Motivo per cui è importante predisporre una buona connettività anche in campagna, e per quanto riguarda noi aziende agricole, è importante farci trovare facilmente online e tramite geocalizzazione. Cosa non scontata, visto che al momento mancano perfino i cartelli stradali”.

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L’appello al Governo: “L’enogastronomia sia leva per il turismo”

“Il turismo del vino è pronto a diventare locomotore per la ripartenza” è l’appello che Donatella Cinelli Colombini lancia al Governo “Già lo scorso anno, nella tarda primavera, abbiamo visto come le città d’arte fossero vuote e quelle del vino piene. Per cui non c’è tempo da perdere: riportiamo i turisti in Italia, usiamo l’agroalimentare per farli tornare e per far ripartire l’economia”.

Invito, quello di Cinelli Colombini, subito accolto dal ministro del neo-dicastero del Turismo, Massimo Garavaglia:Il turista è un amante infedele e noi lo dobbiamo fidelizzare, dobbiamo farlo tornare. Per fare questo, però, occorre organizzarci meglio: oggi manca un piano strategico dell’enogastronomia, come invece, ad esempio, lo hanno il Camerun e il Guatemala. Questa è la nostra occasione. La crisi” ha concluso il Ministro “è come la livella di Totò: ci ha messo tutti sullo stesso livello, adesso vince la sfida chi corre più veloce”. L’Italia sarà pronta allo sprint finale?

a cura di Loredana Sottile

Questo articolo è tratto dal settimanale Tre Bicchieri del 15 aprile 2021 – Gambero Rosso

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