Grandi vini come opere d'arte e bottiglie come quadri. Falsari inclusi. Salta, all'ultimo momento, un'asta di vini da più di 2 milioni di euro all'ultimo momento
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Lo scorso 21 novembre a Hong Kong la casa Bonhams ha dovuto ritirare prima dello svolgimento dell’asta, una partita di denominata A1 Cellar, composta da 607 lotti di vino (dal n° 475 al n°1081) per fondati dubbi sull’autenticità di almeno un centinaio di essi. La vendita avrebbe dovuto fruttare circa 20 milioni di dollari di Hong Kong (equivalenti a più di 2.1 mln di euro) alla casa d’aste. A1 Cellar era stata presentata come “una delle collezioni di vino più enciclopediche dell’Asia” appartenuta a William Giauw, un noto collezionista di Singapore.

La segnalazione che molti dei vini messi in vendita fossero stati taroccati è partita da Don Cornwell, un avvocato americano che sul sito wineberserkers.com ha pubblicato, a mo’ di expertise, numerosi esempi di grossolane incongruenze. Il sito vino-joy.com ha riportato che sia Daniel Lam, Direttore di Bonhams Wine and Spirits Asia, sia la casa madre Bonhams, hanno confermato che la vendita di A1 Cellar è stata effettivamente ritirata prima dell’asta del 21 novembre “per ulteriori approfondimenti“. “I miei complimenti alla direzione di Bonhams e al proprietario per aver fatto tardivamente la cosa giusta e aver evitato la vendita all’asta più contraffatta dalle aste di Cantina I e Cantina II nel 2006″, ha commentato Cornwell.Seeing Eye Dog vini sospetti asta bloccata

Seeing Eye Dog: i 17 lotti impossibili

Spiccano in particolare 17 lotti che l’avvocato ha voluto definire “Seeing Eye Dog” (cane guida per non vedenti) perché si tratta di “vini presumibilmente dello stesso produttore, stesso vigneto e stessa annata che qualsiasi essere umano con una vista normale che non sa nulla di vino, poteva guardare e dirti in pochi secondi che c’era un problema perché le bottiglie erano (con il vetro) di colore diverso, avevano forme diverse, altezze diverse o comunque non corrispondevano”.

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Rudy Kurniawan degusta un vino
Rudy Kurniawan

Rudy Kurnawian e le scorte di vino taroccato

Sulla vicenda, intanto continua ad aleggiare la figura di Rudy Kurnawian, il più grande falsario di vini dell’epoca moderna. Arrestato l’8 marzo 2012 e condannato a 10 anni di reclusione in buona parte scontati in una prigione federale del Texas, considerata tra le 10 peggiori degli Usa. Secondo le ultime notizie disponibili, Kurniawan è stato rilasciato dal carcere venerdì 6 novembre scorso e ora sarebbe sotto la custodia della US Immigration and Customs Enforcement (ICE) in attesa di essere espulso dagli Usa. A maggio, ha riportato il notiziario di Wine Searcher (WS), il Deputy US Marshall Crystal Vazquez ha depositato una dichiarazione presso il tribunale federale di New York (dove Kurniawan è stato condannato) nella quale si dice che dei $20 milioni dovuti da Kurniawan al governo degli Stati Uniti, ne sono stati trovati solo $2 milioni. Pertanto all’appello ne mancano ancora $18. Sempre WS sostiene che Rudy “avrebbe diverse scorte di vino, negli Stati Uniti e altrove, che apparentemente non sono stati sequestrati” perché, aggiungiamo noi, o non sono state trovate oppure sono dove gli Usa non avrebbero giurisdizione (altri paesi come Svizzera, UK, ecc.) e quindi in qualche modo, sarebbero tuttora nelle disponibilità del falsario. E ogni tanto qualche traccia si trova.

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Etichette contraffatte

Sarà una coincidenza ma Don Cornwell, l’avvocato che ha provocato il ritiro della partita A1 Cellar dall’asta di Bonhams ad Hong Kong, mettendo in discussione l’autenticità di un Château L’Eglise Clinet 1947 sia per le incongruenze nell’etichettatura sia per i segni di manomissione, ha scritto sul suo sito che “Il contraffattore (della bottiglia) ha anche cercato di grattare o di oscurare il 73 CL che appare sul lato inferiore sinistro dell’etichetta. Crediamo che questo vino provenisse da Rudy Kurniawan, perché tra i documenti sequestrati dall’FBI (durante la perquisizione della sua villa in California) c’era un fac-simile di questo vino” ha spiegato.

All’asta vini mai esistiti

Secondo Cornwell e il suo team di esperti, tra i lotti incriminati ci sono anche vini mai esistiti come Georges Jayer Échézeaux 1964 (Lotto 820), Maison Leroy Musigny1990 (Lotto 694) [Nota: c’era Domaine Leroy 1990 Musigny, ma non Maison Leroy Musigny], e nel 1999 Frederic Mugnier Chambertin, Chambertin Clos de Beze e Chappelle Chambertin (lotto 722). C’erano più lotti di presunti vecchi Clos de Lambrays (bottiglie della famiglia Cosson) del 1947, 1949, 1962, 1964, 1978, 1990 e 2002 (lotti 733-739). I due lotti che avevano foto (dal 1947 al 1949) avevano etichette sul collo completamente sbagliate, bottiglie marroni diverse e capsule di cera grezza anche questo in “stile Rudy” nota Cornwell.

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Quanti e quali sono i falsi vini in giro per il mondo?

Il problema che assilla le case d’aste, i collezionisti, gli investitori, gli appassionati di vino ma più che altro le aziende vinicole, soprattutto bordolesi, è quanta e quale sia la disponibilità sparsa per il mondo da Kurnawian. Per cui anche se il numero e la qualità dei controlli sulle fonti di reperimento delle partite di vino da battere è molto aumentato, il problema è spesso nei caveau dei collezionisti già da molti anni.

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Le aste dei vini e il mercato delle bottiglie (autentiche) vuote

Oggi le aste online di vini raggiungono cifre inimmaginabili sino a qualche anno fa. Lo scorso luglio a New York Christie’s ha venduto la pregiata collezione Ichinose di Benjamin di tutti i migliori crus, per 2,3 milioni di dollari, oltre il 200% rispetto alla stima pre-vendita minore e la più grande vendita online per Christie’s sino a oggi. È evidente che tali risultati richiamino gli appetiti di molti perché Rudy ha mostrato la strada e gli epigoni di sicuro non mancano. La prossima volta quando entrate in un esercizio, guardate con più attenzione quella sfilza di bottiglie vuote, autentiche, di grandi vini sistemate su uno scaffale per far vedere che in quel locale si consumano etichette da urlo. Molti le acquistano. Insomma si parte dal vuoto autentico. Rudy lo faceva sempre, anche per questo non si perdeva una degustazione.

a cura di Andrea Gabbrielli