Una nuova sperimentazione dà una nuova vita ai distillati di vino: non più Brandi da gustare assoluti o in cocktail ma base per i Gin
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Mentre un’altra vendemmia è ormai chiusa e il succo delle uve premute comincia il proprio processo di trasformazione, si fanno i conti dell’annata. L’Italia è tra i maggiori produttori del pianeta, ma non tutto il vino diviene bottiglie. Esiste infatti parallelamente alla tradizione della distillazione delle vinacce (che porta alla grappa) un’altra distillazione, quella del vino, che porta ad un distillato tanto nobile quanto oggi meno popolare: il Brandy.

Distillati di vino: Brandy, Cognac o Armagnac?

L’acquavite ricavata dalla distillazione del vino sano o guasto (ma non acetificato) e poi invecchiata in botte viene universalmente conosciuta da questo nome, e per ottenerlo si usano indifferentemente bianchi, rosati o rossi che passano attraverso alambicco, nei ottenendo in media un litro di distillato ogni dieci di vino.

Diffuso sia qui da noi che Oltralpe, per lungo tempo lo si è chiamato indifferentemente con il nome Brandy, Cognac o Armagnac, fino a quando si stabilì – in una convenzione italo-francese del 1948 – che questi due nomi fossero riservati ai soli prodotti francesi le cui aree di produzione sono delimitate da apposite norme.

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Questa tradizione continua a esistere e a darci prodotti eccellenti, anche se il mercato è sempre meno recettivo nei confronti di questi spiriti invecchiati: sulla bevuta liscia la competizione con i Whisky e i Rum è sempre più accesa, anche sul mercato europeo, mentre quasi tutti i cocktail nati a base Cognac (come il French 75) sono da decenni ormai preparati a base Gin, lasciando per le acqueviti di uva invecchiate solo nomi meno celebri quali l’Alexander, East india o il Sidecar. E se Atene piange, Sparta non ride: anche in Francia il consumo procapite annuo di Cognac è minore di quello mensile di Whisky.

La distillazione del vino

Da un lato e dall’altro delle Alpi però è in corso una rivoluzione che parte dallo stesso punto di partenza, la distillazione del vino, ma mira a ottenere l’alcol base per Gin, non più semplice spartito bianco per la composizione di una melodia di botaniche, ma parte stessa dell’opera, cornice necessaria per la sua valorizzazione del quadro. Una nuova strada che trova diverse espressioni.

G’Vine

Nato a Maison Villevert, domaine familial del sedicesimo secolo collocata ai margini del Cognac, questo Gin è nato dalle idee e dall’audacia del master distiller Jean-Sébastien Robicquet, desideroso di creare un nuovo punto di contatto tra enologia e distillati di vino, G’ Vine si distingue non solo per l’utilizzo dell’acquavite di uva come base alcolica ma anche per la distillazione dei fiori di vigna come botanica. Raccolto nei pochi giorni di giugno in cui vive la sua unica fioritura annuale e distillato in alambicchi fiorentini tipici della tradizione profumiera, cattura tutta l’essenza e la fragranza. Ma le botaniche qui inserite per convivere in maniera armoniosa sono più di una: ovviamente ginepro e poi zenzero, cardamomo verde, liquirizia, lime, mirtillo, coriandolo, cassia e noce moscata.

Winestillery

Winestillery è a oggi la prima e unica Vinstilleria al mondo, ovvero una Winery ed una Distillery fuse insieme per nel tentativo di poter un giorno sdoganare il concetto di terroir anche nel mondo del Gin. Winestillery infatti nasce dall’amore di una famiglia, i Chioccioli Altadonna, che partendo dalla propria competenza in fatto di enologia ha voluto investire nel Gin e non solo. Il Master Distiller Enrico Chioccioli Altadonna è andato a studiare la distillazione prima in Francia e poi in America, per poi tornare a Gaiole in Chianti e aprire il proprio laboratorio: Qui oggi distilla il vino del Chianti per dare vita a prodotti innovativi a base di botaniche toscane. Al classico London Dry ha infatti voluto affiancare un Old Tom Gin senza zuccheri, un Copper Strength a grado pieno d’uscita dall’alambicco e uno Sloe Gin (battezzato Slow Gin) a base di infusione di vinaccia.

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Mirabeau rosé gin

Ultimo nato in questo mondo, è Mirabeau rosé gin, un London Dry Gin proveniente dal mezzogiorno francese. All’alcol a base di uva vengono aggiunti limone e coriandolo che gli conferiscono acidità equilibrata, iris e radici di angelica per la parte botanica e petali di rosa, lavanda e gelsomino per la parte floreale. Pensato per essere gustato anche liscio o in Martini, questo nuovo distillato ha lavorato moltissimo anche sulla parte estetica, riproducendo l’illusione di un vino provenzale sia dalla bottiglia che nel colore

O de V Italian Gin

La linea O de V di Enoglam fin dal nome comunica la materia prima di base. Come dichiara l’azienda, la volontà di sperimentare il vino per fare il gin deriva da due suggestioni: partire dalla tradizione italiana per arrivare a prodotti nuovi, caratterizzati da una personalità internazionale, oppure, viceversa, partire da distillati internazionali quali Gin e Vodka reinterpretandoli in modo da avvicinarli alla tradizione Italiana. Proposto in due versioni, chiamate White e Black con una leggera affumicatura del rosmarino che vi viene infuso.