I 6 migliori vini del Lazio da vitigni internazionali premiati dal Gambero Rosso

19 Feb 2024, 19:00 | a cura di
Tra i vini del Lazio premiati con i Tre Bicchieri 2024 del Gambero Rosso abbiamo selezionato sei etichette ottenute da vitigni internazionali. Ecco quali sono

Il Lazio si conferma fedele a sé stesso, nel bene e nel male. Da una lato infatti non possiamo che confermare la capacità di ottenere eccellenti risultati in tutta la regione: 4 province su 5 hanno espresso almeno un Tre Bicchieri, e l’unica assente – Rieti – è senza dubbio storicamente la zona meno implicata nella produzione vitivinicola (ma questo non toglie che anche nel Reatino da qualche anno si stia assistendo a una crescita di qualità e del numero di aziende; lenta, certo, ma continua), utilizzando un numero di vitigni assai significativo, sia autoctoni – bellone, biancolella, cesanese, grechetto – che internazionali – dal cabernet sauvignon al merlot, dalla grenache al syrah al viognier.

Tre Bicchieri 2024. I migliori vini del Lazio da vitigni internazionali

Ed è proprio sui 6 vini da vitigni internazionali che ci concentriamo qui, tutte etichette che hanno ottenuto i Tre Bicchieri sulla Guida Vini d'Italia 2024 di Gambero Rosso.

L'Ars Magna Viognier di Ômina Romana evidenzia note di pesca gialla, nocciola e cannella, per un palato di buona tenuta e lunghezza. Anton Börner è l'imprenditore tedesco che nel 2007 ha dato vita a un progetto vitivinicolo che fosse espressione di qualità e di rispetto del territorio: siamo a Velletri, sulle colline vulcaniche a sud di Roma, dove le vigne si giovano sia dei venti del Tirreno che di quelli dell'Appennino. La scelta, oggi portata avanti dalla figlia Katharina con uno stile giovane e moderno, è ben precisa: raccontarsi con etichette (di altissimo livello) monovarietali, di origine sia autoctona che internazionale.

Il Calanchi di Vaiano 2021 di Paolo e Noemia d'Amico, chardonnay in purezza, è elegante con sentori di albicocca e fiori gialli e una spolverata di pepe bianco. Il 1985 è l'anno di fondazione di quest'azienda - premiata quest'anno per la prima volta - di oltre cento ettari, di cui una trentina vitati, situata nel cuore della Tuscia, nell'alta valle del Tevere. Su questi terreni vulcanici vengono coltivate sia varietà autoctone che internazionali, con una particolare attenzione per lo chardonnay, per una produzione d'impostazione moderna. Da notare che, una volta in bottiglia, i vini vengono conservati in una suggestiva cantina dove i coniugi Paolo e Noemia d'Amico amano far riecheggiare musica classica.

ll Fiorano Rosso 2018 di Tenuta di Fiorano, cabernet sauvignon e merlot, coniuga al meglio eleganza e dinamicità: note di prugna, mirtillo, tabacco, con sfumature di alloro e liquirizia, è gustoso e sapido al palato. La Tenuta di Fiorano, nel cuore dell'Appia Antica, vanta una storia ricca di aneddoti e un'eredità fatta di passione per la terra e per il vino. Alessandrojacopo si è infatti preso in carico le vigne dello zio, il Principe Alberico Boncompagni Ludovisi, che negli anni '40 impiantò, con grande coraggio, alle porte di Ciampino, cabernet sauvignon e merlot, malvasia di Candia e sémillon. L'improvviso espianto nel 1998 e poi la nuova vita negli anni 2000, con le stesse uve rosse e grechetto e viognier come uve bianche, per vini di grande carattere e personalità.

L'Habemus 2021 di San Giovenale, complesso blend di grenache, syrah, carignano e malvasia nera, è elegante, fitto, con una trama espressiva complessa nei suoi toni di macchia mediterranea, china, mirtillo, supportati da grande freschezza. Una sensibilità rara quella di Emanuele Pangrazi, che ha avuto l'intuizione e l'ardire di compiere scelte fuori dal comune in questo piccolo centro della Tuscia: impiantare qui, su un terreno argilloso, con un clima asciutto e ventilato, i vitigni della Valle del Rodano, grenache, carignano, syrah, e il cabernet franc, coltivarli interamente in regime biologico e lavorarli in una cantina ecosostenibile con un impianto fotovoltaico e geotermico a impatto zero. Il risultato sono due etichette di altissimo livello, espressioni vitivinicole dell'Alto Lazio dalla personalità inconsueta.

Il Montiano 2020 di Famiglia Cotarella Falesco è ricco di frutto e si conferma ai vertici della produzione: merlot in purezza succoso, elegante e setoso, con note di mirtillo, cuoio, spezie dolci, di buon volume e profondità. Esempio della viticoltura italiana nel mondo, la cantina Famiglia Cotarella/Falesco è situata nella valle di Montecchio, su quei terreni collinari di origine vulcanica dove si incontrano Umbria e Lazio. L'esordio avviene negli anni '70 con i fratelli Antonio e Domenico Cotarella, cui ha fatto seguito il passaggio da piccola impresa familiare a realtà di successo con Renzo e Riccardo, fino alla guida tutta al femminile di oggi, con le cugine Dominga, Marta ed Enrica. I vini proposti sono d'impianto moderno e di notevole precisione aromatica

Il Roma Rosso Riserva di Poggio Le Volpi, blend di montepulciano, cabernet franc e merlot, si conferma al vertice aziendale. La versione 2020 si presenta con note di erbe aromatiche e fichi al naso, supportati da una buona dose di mineralità, per un palato compatto e avvolgente. Alta qualità dei prodotti prima di tutto, questo il comune denominatore, negli anni, dell'azienda che trova le sue origini nel lontano 1920: allora era Manlio Mergè a commercializzare vino sfuso, poi fu il figlio Armando e infine il nipote Felice a dare all'azienda il volto che conosciamo oggi. Tre generazioni, un'unica identità territoriale, che si esprime con uve sia tradizionali che internazionali, lavorate con grande attenzione alla precisione tecnica e una produzione alla ricerca della nitidezza aromatica.

> Scopri i vini Tre Bicchieri 2024 regione per regione

linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram