Tra i beni di lusso, alcuni sono in caduta libera, ma non tutti. I fine wine & spirits, infatti, perdono mercato ma non c'è un crollo delle vendite
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Fine wine e spirit perderanno nel 2020 tra il 10% e il 13% del giro d’affari a livello globale, ma mostrano più capacità di tenuta. Il dato è contenuto nell’ultimo rapporto di Altagamma e Bain & Company che stimano perdite complessive tra 20% e 22% rispetto al 2019, in un comparto costituito da beni di lusso personali (moda, gioielleria, accessori e cosmesi) e beni di tipo esperienziale (viaggi, ospitalità). Il mercato globale del lusso, pertanto, si attesterà intorno ai mille miliardi di euro, considerando il -23% (a quota 217 miliardi) perso dal segmento del lusso personale. Si tratta del primo calo dal 2009 per una voce dell’economia che finora aveva sempre dimostrato di saper resistere ai momenti difficili, come quello attuale scatenato dalla pandemia da Covid-19.

Il mercato del lusso nello studio Altagamma-Bain

Wine & spirits resilienti

Nel 2020, tra i beni esperienziali, i settori maggiormente in difficoltà risultano quelli dell’ospitalità (giù tra 55% e 65% sul 2019) e delle crociere di lusso (-65/-75%), fortemente condizionati dal crollo dei flussi turistici. Mostrano, invece, maggiore tenuta, oltre a macchine di lusso, yacht e jet privati, i segmenti quali vini e liquori (che vale 68 miliardi nel 2020), ristorazione e gourmet food, per la maggiore propensione al consumo da casa e a iniziative innovative messe in atto per mantenere il contatto coi clienti nonostante le chiusure. Nel vino, la fascia più alta viene definita resiliente rispetto a quella medio-alta (entry to luxury) essendo più legata al collezionismo e a momenti di gratificazione personale. Tra le categorie, risultano particolarmente colpiti gli sparkling, legati a momenti celebrativi. La raffinatezza resta uno dei cosiddetti key trend, dal momento che i consumatori preferiscono la qualità alla quantità sia tra i vini sia tra gli spirit.

Il 2021 anno della ripresa

La marginalità 2020 segnerà un -60% per i profitti ma il prossimo anno si prospetta roseo. “Il 2021 sarà l’inizio della ripresa, benché il ritorno graduale ai livelli pre-crisi sia previsto a partire dal 2022” commenta il presidente di Altagamma, Matteo Lunelli (Gruppo Lunelli). “Per il 2021, il Consensus Altagamma stima una crescita a doppia cifra in tutti i comparti mediamente del 14%, con il consolidamento del retail digitale (+22%) e del mercato cinese (+18%), vero campione uscente dalla crisi”. Vini pregiati, liquori e cibo gourmet sono tra le voci previste in ripresa più rapida.

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Dominio online entro il 2025

I cambiamenti dovuti al Covid-19 hanno incrementato la presenza dell’online in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Nel mercato del lusso, ha raggiunto i 49 miliardi di euro nel 2020, superando i 33 miliardi del 2019. La quota di acquisti via web è raddoppiata (dal 12% al 23%) e il canale è destinato a diventare il principale per gli acquisti di lusso entro il 2025, alimentando la trasformazione omnicanale del settore.

Cinesi primi consumatori

Sia nel 2020 sia per il 2021, i consumatori cinesi si confermano primi nel mondo del lusso. La Cina continentale è stata l’unica area a livello globale a chiudere in positivo: +45% a 44 miliardi di euro. In tutti i canali è esploso il consumo locale, che sarà uno dei trend del futuro. Europei e nord americani riprenderanno a consumare (+11% e +12%) dopo un calo 2020 tra 20% e 30%. Nel target del lusso entreranno nuovi consumatori: le giovani generazioni (Z e Y) contribuiranno per il 180% della crescita del mercato da qui al 2025, rappresentando circa i due terzi del volume d’affari. “Tutto il comparto cambierà radicalmente entro il 2030. Non si parlerà più di industria del lusso” ha dichiarato Federica Levato, partner di Bain & Company e co-autrice dello studio “ma di mercato dell’eccellenza culturale e creativa”. Le imprese sono avvertite.

a cura di Gianluca Atzeni

 

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