Arrivano le prime stime ufficiali a livello globale dopo un 2018 da record. Il clima sfavorevole per Italia, Francia e Spagna trascina in basso i volumi, che dovrebbero aggirarsi sui 263 milioni di ettolitri. In Europa, si salva solo il Portogallo, ma il Belpaese resta in testa.
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Produzione mondiale in calo del 10%. L’Oiv: “Si torna nelle medie”

Dopo l’elevatissimo ed eccezionale raccolto del 2018, la produzione mondiale di vino torna nella media degli anni precedenti. Le attese proiezioni dell’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) collocano i livelli del 2019 intorno ai 263 milioni di ettolitri (esclusi succhi e mosti).

La conferenza stampa del direttore generale dell’Oiv, Pau Roca, tenuta nella sede parigina dell’organizzazione in Rue de Monceau, ha fatto un primo punto sulla vendemmia, quando nell’emisfero Nord il raccolto è nella sua fase finale (in Italia, ad esempio, si raccoglie ancora in Valtellina e nelle zone del Vulture) e coi dati dell’emisfero Sud che sono decisamente più precisi, dal momento che le uve sono in cantina già da inizio anno.

L’andamento Paese per Paese

In generale, il clima sfavorevole ha condizionato in modo determinante le campagne di Italia, Francia e Spagna, primi tre produttori mondiali di vino, che hanno registrato quantitativi inferiori alle medie storiche. Nel continente europeo, solo il Portogallo segna una produzione superiore all’anno precedente. Nelle Americhe, un lieve calo è atteso negli Stati Uniti, alle prese coi violenti incendi in California dove il raccolto è, tuttavia, già stato effettuato, come hanno specificato i viticoltori dell’area di Sonoma; e diminuzioni sensibili risultano certificate per Argentina e Cile in questa annata. Il Sud Africa, per il secondo anno consecutivo, perde terreno con quantità sotto le medie. Infine, Australia e Nuova Zelanda si posizionano leggermente al di sotto dei livelli del 2018.

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Il vino in cifre

Entrando nel dettaglio, come spiega l’Oiv sulla base delle informazioni raccolte nei 28 Paesi che costituiscono l’85% del prodotto mondiale del 2018, il mercato del vino dovrebbe poter contare su quantitativi compresi tra 258,3 e 267,3 milioni di ettolitri, vale a dire una media di 262,8 mln/hl. Il calo percentuale complessivo è del 10%. E, nonostante manchino all’appello ben 30 mln/hl, ha sottolineato il direttore Roca, quello in corso è un anno in cui “i livelli produttivi sono in linea con quelli registrati tra il 2007 e il 2016, ad l’eccezione del 2013”. Un’annata, quindi, che si riassesta dopo che 2017 e 2018 si sono rivelati estremamente volatili, con le conseguenze sui prezzi che hanno provocato una pericolosa, e spesso incontrollabile, altalena nelle quotazioni alla produzione.

L’Italia resta leader mondiale davanti a Francia e Spagna

Con 46,6 milioni di ettolitri, l’Italia mantiene il primato europeo della produzione di vino e, pertanto, anche quello mondiale, davanti a francesi e spagnoli. In un’Europa che ha sofferto il gelo primaverile e la siccità estiva, i volumi stimati dall’Oiv si attestano a 156 mln/hl, ovvero il 60% del prodotto mondiale.

Per il Vecchio continente il calo previsto è del 15%, che tradotto in numeri è di 26,7 mln/hl rispetto a un 2018 che regalò alle cantine europee ben 182,7 mln/hl. È chiaro che, di fronte alle cifre record registrate un anno fa, i primi tre produttori registrano cali molto evidenti, a due cifre. L’Italia, infatti, lascia sul terreno il 15% (46,6 mln/hl), la Francia un altro 15% (41,9 mln/hl) e la Spagna addirittura il 24% (34,3 mln/hl). “Gli effetti della primavera molto fredda e piovosa” ha ribadito Pau Roca “si sono combinati con un’estate estremamente calda e secca”.

Produzione mondiale vino: il resto d’Europa

Se per Italia, Francia e Spagna (che da sole valgono l’80% dei volumi in Ue) si scende non solo rispetto al 2018 ma addirittura sotto le medie quinquennali, la diminuzione del raccolto è un fattore comune anche per gli altri Stati europei. La Germania perde il 12% (9 mln/hl), l’Austria il 4% (2,6 mln/hl), la Romania un altro 4% (4,9 mln/hl), l’Ungheria il 6% (3,2 mln/hl). “Quantità che sono in linea o anche superiori” afferma l’Oiv “alle medie del quinquennio”. Unico Paese produttore a registrare un incremento dei volumi di vino è il Portogallo che, con 6,7 mln/hl stimati dall’Oiv sale del 10% e si porta al di sopra della media dei cinque anni (+4%).

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Dall’Emisfero Nord a quello Sud: chi sale e chi scende

Se si esclude l’Europa, per il resto dei Paesi dell’emisfero Nord si registra, secondo i dati dell’Oiv, una produzione in aumento. È il caso della Russia (6 mln/hl e +7%) e della Georgia (1,8 mln/hl e +1%). Ma anche la Svizzera, che segna 1,1 mln/hl (-6%) si colloca del 10 per cento sopra la media del periodo. Attraversando l’Atlantico, le stime preliminari che arrivano dagli Stati Uniti (da dove arriva il 12% del vino mondiale) collocano la produzione di vino a 23,6 mln/hl, vale a dire un 1% in meno sul 2018, ma su quantitativi che l’Oiv definisce “elevati” per il quarto anno consecutivo.

La vendemmia si è già conclusa da mesi nell’emisfero Sud. Per questo gruppo di produttori, l’Oiv dispone di dati più certi e verificati. In generale, la tendenza è simile a quella registrata a latitudini più alte, con meno quantitativi di vino rispetto a un anno fa ma “complessivamente in linea con la media quinquennale”, ha spiegato Pau Roca, per una macro area che vale circa il 20% della produzione globale di vino.

Il Sud America

Entrando nei particolari, il Sud America fa registrare i cali più importanti, considerando che l’Argentina lascia sul terreno il 10% dei volumi, che si attestano a 13 mln/hl. Anche il Cile perde il 7% sul 2018, ma con 11,9 mln/hl incrementa dell’8% rispetto alla media del precedente quinquennio. La situazione in Brasile resta buona: meno vino (-1%) ma con 2,9 mln/hl si resta ampiamente sopra il 10% rispetto alle medie quinquennali.

Il Sud Africa

La siccità ha fortemente condizionato il raccolto in Sud Africa con l’Oiv che indica quantitativi pari a 9,7 mln/hl, al di sotto di quasi dieci punti percentuali sul quinquennio, per il secondo anno consecutivo.

L’Oceania

In Oceania, infine, l’Australia perde il 3% sul 2018 ma resta nelle medie storiche, con 12,5 mln/hl. E la Nuova Zelanda, per la quarta volta di seguito, si avvicina ai 3 milioni di ettolitri di vino, con volumi sostanzialmente stabili allo scorso anno.

 

a cura di Gianluca Atzeni