Settore vino in netta ripresa nel 2021 e il 2022 potrebbe chiudere a +5%. Il nuovo report Mediobanca

3 Giu 2022, 14:58 | a cura di Gianluca Atzeni
L’indagine annuale sul comparto conferma la ripartenza e prevede una crescita per l’anno in corso. Sostenibilità e premiumizzazione i trend da seguire.
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Export e spumanti spingeranno la crescita dei fatturati dei maggiori produttori di vino italiano in questo 2022 fino a quasi il 5%. La stima è contenuta nell’ultima indagine sul settore vinicolo nazionale realizzata dall’Area studi Mediobanca, da cui emerge un quadro generalmente positivo, a conferma della capacità dimostrata dal settore di saper reagire alla congiuntura economica negativa provocata dalla pandemia da Covid-19. Nonostante l’aumento dei prezzi sia destinato a pesare sulla fiducia globale e sui costi per le imprese, il nuovo scenario internazionale, come scrivono gli analisti di Piazzetta Cuccia, sembra non compromettere i fatturati del vitivinicolo, dal momento che le attese per l’anno in corso lasciano intravedere un aumento di vendite complessive del 4,8%, con un +5,6% per le sole esportazioni. Le bollicine saranno l’elemento trainante, con ricavi attesi per questo specifico segmento a +5,7% ed esportazioni a +7,5 per cento.

Attese ottimistiche

C’è ottimismo per il futuro. Più di 9 imprese su 10 prevedono di incrementare i ricavi, con un 23,3% che si attende una crescita in doppia cifra. Le aspettative sono influenzate dall’incertezza sugli aumenti dei prezzi dei vini nella grande distribuzione. Nei gruppi che prevedono un calo di fatturato, il 76,9% delle vendite deriva dal canale off trade (Gdo e dettaglio), la cui quota scende al 45,5% per quelli con attese di rialzo dei fatturati. C’è maggiore fiducia in chi fa più ricorso alla vendita diretta, soprattutto sull’online, e in chi concentra il proprio business estero sul mercato europeo. Le spa e le srl (+7,2%) sono più ottimiste delle cooperative (+2,9%) per il 2022.

Vino: ripresa già nel 2021

Per i maggiori produttori di vino italiani, il 2021 ha registrato un incremento dei ricavi del 14,2% (+14,8% mercato interno, +13,6% estero). Il 95,8% hanno dichiarato un incremento del fatturato complessivo, di cui oltre metà in doppia cifra. Ripresa evidente anche nell’andamento degli indicatori di redditività: il margine Ebit ha riportato un lieve aumento al 6% rispetto al 5,4% del 2020 (+0,6 punti percentuali) e il risultato netto è passato tra 2020 e 2021 dal 4,2% al 4,3% del fatturato. In particolare, i vini frizzanti (+21%) hanno accelerato più dei vini fermi (+12,4%). Considerando la forma societaria, le cooperative hanno contenuto la crescita al +9,2% (+19,6% le non cooperative). Quanto alla destinazione dei vini, prevalgono i mercati di prossimità (Paesi dell’Unione europea) col 41,2% dell’export, seconda area di destinazione il Nord America (34,1%) e crescita importante (+22,8%) per l’America centro-meridionale. Il 2021, da un lato, ha preservato il canale Gdo che, stabile con il 35,6% delle quote di mercato, è cresciuto a valore del 13,5% e, dall’altro, ha decretato la ripresa dell’Horeca (+28,1%), la cui quota passa dal 15,6% al 15,9%.

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Vino: ripresa e nuovi trend

Le tendenze del 2021 si chiamano premiumizzazione e sostenibilità. Innanzitutto, la ripartenza del fuori casa ha spinto le vendite dei vini di fascia alta rispetto a quella più bassa. I vini Icon fanno +33,2% e la loro quota passa dall’1,8% del 2020 al 2,1% del 2021. In doppia cifra, sottolinea Mediobanca, anche tutti gli altri segmenti di fascia premium (premium +14,5%, super premium +24,5%, ultra premium +32,7%). I vini basic crescono meno (+8,7%) e vedono la loro quota di mercato scendere al 52%, dal 53,7% del 2020). Le società con maggiore specializzazione su vini più economici sono state svantaggiate: i gruppi in calo vendono vini basic per l’82,2% del fatturato.

Per quanto riguarda l’altro trend, il 2021 ha confermato la maggiore attenzione a sostenibilità, salubrità e rispetto per l’ambiente. Lo scenario ribadisce l’interesse per i vini biologici che, pur ancora una nicchia (3,3% delle vendite totali 2021), sono cresciuti dell’11%. Guadagnano terreno anche i vini vegani (+24,8%), che valgono il 2,2% del fatturato, ma anche i vini cosiddetti naturali (+6,9%) e i biodinamici (+2,4%) ma con un peso marginale sul mercato.

Top player: nuovo podio

Al primo posto si conferma il brand Cantine Riunite-GIV, che passa da 579,1 milioni di euro del 2020 a 635,2 del 2021 (+9,7%). Cambiano, a seguito di importanti operazioni di acquisizione, gli altri due gradini del podio: seconda è Italian wine brands che dopo l’acquisizione di Enoitalia e della statunitense Enovation Brands Inc., ha creato un gruppo da 423,6 mln di euro (cinque posizioni in più); terzo posto per il polo Botter-Mondodelvino (fondo Clessidra), con ricavi a 415 mln di euro (+19,3%). A seguire, cinque società sopra i 200 milioni: Caviro (389,9 mln di euro, +7,7%), Cavit (271 mln di euro, +29,2%), la toscana Antinori (265 mln di euro, +24,6%), Santa Margherita Gruppo Vinicolo (220,6 mln di euro, +28,3%) e la piemontese Fratelli Martini (219,4 mln di euro, +5,4%).

Top Sellers 2021

  • Cantine Riunite & Civ 635 mln/euro
  • Iwb 424 mln/euro
  • Botter-Mondodelvino 415 mln/euro
  • Caviro 390 mln/euro
  • Cavit 271 mln/euro
  • Antinori 265 mln/euro
  • Santa Margherita 221 mln/euro
  • Fratelli Martini 220 mln/euro
  • Zonin1821 199 mln/euro
  • Mezzacorona 197 mln/euro

Fonte: Mediobanca

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a cura di Gianluca Atzeni

L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 26 maggio 2022

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