C'è anche Equalitas tra i protocolli che il Mipaaf ha preso come modello per arrivare a una certificazione unica nazionale. Che potrebbe fare da apripista a livello mondiale. Il capo dipartimento per le Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale Giuseppe Blasi: “Presto il confronto con la filiera”
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L’Italia potrebbe diventare il primo Paese a dotarsi di una regolamentazione unica in materia di sostenibilità vitivinicola. Il Ministero per le politiche agricole è al lavoro per uniformare i diversi protocolli proliferati in questi anni sul nostro territorio e sta per avviare il confronto con la filiera sugli aspetti più tecnici delle normative. Un confronto molto atteso e fondamentale, che potrebbe dare al nostro Paese regole certe e portare a quella necessaria sintesi degli attuali protocolli pubblici, come Viva e Sqnpi, e privati, come Equalitas.

Giuseppe Blasi

A parlare è Giuseppe Blasi, capo dipartimento per le Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale.

Partiamo dal termine sostenibilità che, negli ultimi anni, è tra i più utilizzati dalle aziende e dai consorzi del vino. Esiste, a oggi, una definizione univoca a livello nazionale?

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Una recente indagine Eurobarometro ha confermato una cosa apparentemente banale, ma in realtà molto importante, vale a dire che i consumatori europei si aspettano sempre maggiore trasparenza nella fase di scelta dei prodotti agroalimentari e vogliono essere sicuri di acquistare “cibo sano da un pianeta sano”. Lo stesso discorso vale ovviamente per la filiera vitivinicola.

Questo bisogno, in assenza di una chiara definizione del concetto di sostenibilità a livello Ue e nazionale, ha determinato una forte proliferazione di schemi di certificazione che prendono a riferimento il minor impatto ambientale dei vari processi produttivi, proposti da numerosi soggetti, in gran parte privati, ma anche pubblici.

L’Italia annovera diversi tipi di protocollo, pubblici e privati, tra cui a volte, come imprenditore, è difficile districarsi perché ognuno basato su parametri peculiari. Come mai siamo in questa situazione caratterizzata da un eccesso di traffico e di offerta?

Il sistema agroalimentare europeo ha iniziato il suo lungo cammino verso la transizione a un modello caratterizzato da maggiore sostenibilità con la riforma della Politica agricola comune del 1992, a seguito della quale sono stati abbandonati gli aiuti di mercato e, soprattutto, sono stati introdotti i primi incentivi alle imprese agricole che desideravano migliorare la sostenibilità ambientale dei rispettivi sistemi produttivi, aderendo su base volontaria ai primi disciplinari di produzione a basso impatto ambientale o agli impegni previsti dall’agricoltura biologica.

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A chi facevano capo, fino a ora?

In Italia, queste nuove forme di incentivo sono state sempre gestite dalle Regioni, che hanno dato vita a modalità attuative, pur accomunate da una serie di impegni comuni, sostanzialmente diverse da una Regione all’altra. Da questo punto di vista, quindi, in Italia la proliferazione degli schemi di certificazione è stata stimolata anche dalla pubblica amministrazione, che ha sostenuto attraverso i Programmi di sviluppo rurale ventuno tipologie di impegni agroambientali.

pianta

Anche a livello statale sono nati, e vengono attualmente applicati, protocolli diversi come quello Sqnpi (Ministero delle politiche agricole) e Viva (Ministero dell’ambiente). Per quale motivo?

Come dicevo, le diverse modalità attuative delle misure agroambientali previste dai Programmi regionali di sviluppo rurale hanno portato a un discreto disallineamento nel tempo delle varie regole produttive, che il Ministero delle politiche agricole, con grande fatica, è riuscito a ricondurre a un unico sistema di certificazione, a seguito dell’approvazione della legge n. 4 del 2011, che ha gettato le basi per la nascita del Sistema di qualità nazionale di produzione integrata.

Il Sqnpi ha, quindi, (che certifica esclusivamente la fase agricola) il merito di aver portato a sintesi le diverse regole produttive che consentivano alle imprese agricole di percepire i contributi delle misure agroambientali dei Programmi di sviluppo rurale. Il sistema Viva, messo a punto dal Ministero dell’ambiente, è nato invece con l’obiettivo di misurare le performance ambientali dei vari soggetti della filiera vitivinicola che si impegnavano ad adottare pratiche eco compatibili (si basa sugli schemi dell’Organization internationale de la vigne et du vin. Prende in considerazione la fase agricola e quella di trasformazione dell’uva in vino).

Una sintesi è stata raggiunta?

Il punto d’incontro tra i due sistemi non è stato ancora definito con precisione, ma i vantaggi derivanti dalla loro integrazione sono apparsi subito evidenti.

Si attende la nascita di un protocollo nazionale unico. A che punto siamo coi lavori? Quali i tempi stimati per la chiusura?

I lavori sono a un punto molto avanzato e contiamo di chiudere a livello tecnico nelle prossime settimane, quando sottoporremmo all’attenzione della filiera le regole tecniche su cui si sta cercando di raggiungere l’accordo.

Il vino è uno dei settori più attenti a questi aspetti. Equalitas, uno dei più noti sistemi di certificazione della sostenibilità, è anche tra i più stringenti nel metodo. Potrebbe essere un punto di riferimento per uno standard unico nazionale? Oppure è meglio partire con maglie più larghe?

Equalitas rappresenta lo schema di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola certamente più avanzato, tra quelli privati presenti sul mercato. È un soggetto privato che mette insieme gli enti di certificazione Federdoc, CSQA e Valoritalia, il gruppo editoriale Gambero Rosso e la società specializzata nella finanza vitivinicola 3AVino. Prende in considerazione tre diversi aspetti: ambientale, economico e sociale e può essere applicato al prodotto, all’azienda o al territorio.

Non dobbiamo poi dimenticare il contributo del gruppo di lavoro Tergeo, a cura dell’Unione italiana vini. Per questo, il tavolo di lavoro Mipaaf – Minambiente è stato allargato a rappresentanti della filiera, proprio per trovare il punto di sintesi dei più importanti sistemi di certificazione della sostenibilità nel settore, di cui due pubblici (Sqnpi e Viva) e uno privato (Equalitas).

Se l’approccio sostenibile fa bene all’ambiente e alle persone, il Legislatore come può sostenere e premiare chi, in quanto azienda, sceglie di fare un tale percorso?

Il fatto di poter disporre di una regola produttiva su cui tutti si riconoscono e a cui far riferimento rende tutto più semplice. Le risorse che attraverso la Politica agricola comune saranno messe a disposizione del settore nei prossimi anni potranno essere canalizzate in maniera da promuovere il nuovo sistema di certificazione unitario, sia a livello di singola impresa, premiando i comportamenti più virtuosi, sia a livello di sistema, attraverso adeguate campagne promozionali.

Un bollino unico a marchio Mipaaf basterà per comunicare al consumatore l’approccio sostenibile in agricoltura e vitivinicoltura? A che punto sono gli altri Paesi produttori di vino e competitor dell’Italia?

Se il progetto della certificazione unitaria della filiera dovesse andare in porto, costituirebbe il primo esempio del genere a livello europeo e, una volta tanto, dopo essere diventati campioni mondiali di biodiversità, potremmo dire di essere stati i primi ad attuare un approccio strategico integrato, in grado di coniugare alla perfezione sostenibilità ambientale ed economica.

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Equalitas: la tavola rotonda, i riconoscimenti internazionali, il lavoro con il Mipaaf

Vino, sostenibilità, internazionalizzazione è il titolo della tavola rotonda che si è tenuta alla Città del gusto di Roma, tra i vertici del Gambero Rosso, Equalitas (l’ente di normazione controllato da Federdoc con Gambero Rosso, Valoritalia, Csqa e 3A Vino) e un gruppo di dieci giornalisti del settore vitivinicolo provenienti da tutto il mondo. A confermare quanto quello della sostenibilità sia ormai un requisito sempre più richiesto soprattutto dai mercati esteri, così come ha sottolineato il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia: “Abbiamo creduto sin dall’inizio nel progetto di Equalitas per la sostenibilità ambientale, etica ed economica. Senza contare l’impatto importante e le maggiori opportunità che si aprono sul fronte export ai produttori che ottengono la certificazione”.

Gli esordi di Equalitas

Nel 2013” ha esordito il curatore della guida Vini d’Italia Marco Sabellicoabbiamo deciso di fare il punto sulla sostenibilità, scoprendo come istituti di ricerca e università italiani fossero già molto avanti sul tema: dal riciclo delle acque al recupero dei rifiuti. E poi ci sono gli aspetti etici, che spesso vengono sottovalutati. Il tema è così vasto che siamo rimasti disorientati di come ogni azienda interpretasse la sostenibilità a modo proprio: mancava una visione di insieme. Abbiamo, così, trovato una sponda importante in Federdoc e dal primo forum che abbiamo organizzato, nel 2015, è nata Equalitas”.

Criteri di Equalitas

La cosa di cui andiamo molto fieri” ha sottolineato il direttore di Equalitas Stefano Stefanucciè che si tratta del primo standard davvero certificabile e oggettivo. Tutti, infatti, sono d’accordo con il rispetto ambientale, il problema vero è non restare sul generico e riuscire effettivamente a verificare tutti i criteri prestabiliti”. Nel caso di Equalitas i criteri sono di tipo ambientale, sociale ed economico, e l’approccio è graduale, con tre anni previsti per il pieno accesso allo standard. Inoltre, si può decidere di certificare il prodotto, l’azienda o il territorio. In quest’ultimo caso, stanno lavorando al riconoscimento sei territori vitivinicoli italiani: Franciacorta, Lugana, Prosecco, Lambrusco, Nobile di Montepulciano e Castel del Monte.

I riconoscimenti internazionale

A livello internazionale, dalla sua nascita ad oggi, sono stati tanti i riconoscimenti ottenuti, anche perché come ricorda il direttore Stefanucci: “Lo standard è stato creato sin dall’inizio per essere europeo”. Non è un caso, che il gruppo spagnolo FEV (Federación Española del Vino) abbia deciso di armonizzarsi allo standard italiano. Non solo. Da qualche mese è arrivato anche il riconoscimento della Finlandia che ha inserito la certificazione Equalitas tra i requisiti che danno diritto al posizionamento su scaffali dedicati dei punti vendita di Alko, così come aveva già fatto anche la Norvegia. E apprezzamenti sono arrivati anche da Oltreoceano con il Sustainability Consortium che ha riconosciuto Equalitas come lo standard più completo adottato in viticoltura.

In Italia, invece, si sta lavorando al tavolo del Mipaaf, come ha ricordato anche il ceo di Equalitas Luigino Disegna: “Gli incontri con il Ministero stanno andando avanti per arrivare ad una sintesi e creare un upgrade: un standard basic, insomma, frutto delle diverse esperienze già maturate fin qua”.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 7 novembre 2019

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