Misure anti-crisi come la riduzione volontaria delle rese e la distillazione dei vini generici non hanno allettato la platea degli imprenditori. E la filiera è chiamata a decidere come usare le risorse per evitare che si perdano. Le scelte possibili.
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C’è un tesoretto oltre 60 milioni di euro nelle casse italiane del vino, che non va sprecato. Un’ingente somma di denaro che il Governo Conte, attraverso il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf), aveva messo a disposizione delle imprese nei mesi scorsi per rimediare alle conseguenze della crisi scatenata dalla pandemia da Covid-19. Somma che è rimasta in gran parte inutilizzata rispetto agli scopi per cui era stata finanziata. Deriva dai 100 milioni di euro che sarebbero dovuti andare a coprire la misura della riduzione volontaria delle rese di Dop e Igp, la cui adesione da parte degli imprenditori è stata bassa.

Riduzione rese

Con la riduzione volontaria delle rese, il Mipaaf aveva puntato a un contenimento delle produzioni in vista della nuova annata: un taglio dei volumi di almeno il 15% per azienda, calcolato in base alla media delle denunce di produzione dell’ultimo quinquennio. Il bando, però, non ha ottenuto il successo sperato. L’operazione, realizzata al limite dell’avvio della nuova campagna vendemmiale 2020, avrebbe dovuto contenere i quantitativi sul mercato e rappresentare una boccata di ossigeno per i bilanci aziendali, considerato che il decreto applicativo del Dl Rilancio stabiliva un tetto massimo di 500 euro/ettaro per le uve destinate ai vini Igt, 800 euro per le uve destinate ai vini Doc e ben 1.100 euro per quelle a Docg. Ad oggi, di questi 100 milioni di euro ne sono stati richiesti appena 39 milioni, come ha spiegato la stessa Ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova.

Il quadro regionale

Sono 51 mila gli ettari di vigneto interessati dalla misura della riduzione volontaria delle rese, di cui 34,7 mila ettari a Dop e 16,3 mila ettari a Igp. Secondo dati provvisori Mipaaf, le domande presentate in tutta Italia sono oltre 5.500 e sono giunte soprattutto da Sicilia (1.969), Toscana (650), Veneto (597) e Campania (430). Richiesti premi per 38,7 milioni di euro, di cui 9,92 dalla Sicilia, seguita da Toscana (8,26 mln), Veneto (4,24 mln), Emilia Romagna (1,87 mln) e poi Lombardia, Umbria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Piemonte con richieste di circa 1,5 milioni di euro ciascuna.

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Considerando le sole superfici a Dop, le maggiori incidenze percentuali rispetto alla superficie totale sono per Umbria (39,6%), Calabria (39,5%), Sicilia (30,1%), Campania (26,2%), Basilicata (25,2%), Toscana (21%), Lazio (14,9%), Marche (14%) e Abruzzo (12,2%). Valori bassi (entro il 5%) per Trento, Bolzano, Valle d’Aosta, Liguria e Piemonte.

Tra Dop e Igp è interessato alla misura il 12,8% dei 400 mila ettari vitati. Se si guarda alle regioni con più alta incidenza percentuale, il quadro che emerge è indicativo di una situazione di sofferenza, come ha fatto notare lo stesso Giuseppe Blasi, capo dipartimento Mipaaf per le Politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale. Ma non così grave, evidentemente, da determinare un boom di adesioni. Forse i margini temporali risicati, forse i ristori economici considerati bassi dalle imprese, l’esclusione di parte di una platea di under 40, ma anche il fatto che per Dop e Igp molti distretti vitivinicoli hanno preferito aspettare tempi migliori. “Una misura nuova che probabilmente non ha incontrato il giusto grado di comprensione tra i vari distretti italiani”, è il commento di Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc,

Distillazione flop

Anche la misura della distillazione di crisi dei vini comuni non ha avuto successo. La filiera (in primis l’Alleanza delle Cooperative) aveva espresso forti dubbi sulla sua possibile riuscita, come riportato dal settimanale Tre Bicchieri a giugno. Il decreto Mipaaf fissava il ristoro per i produttori a 2,75 euro per percentuale in volume di alcole a ettolitro (equivalente a circa 30 euro/ettolitro). Un limite ritenuto basso e poco appetibile, in uno scenario in cui la domanda di vini generici, nel periodo del lockdown per il Covid-19, si era mantenuta alta grazie alla Gdo, rispetto al crollo di vendite in Horeca e all’impennata degli stock di Dop e Igp. In molte, tra le associazioni di categoria, ma anche tra i consorzi di tutela, avevano ribadito che il problema non erano i vini generici.

Il risultato è stato che sui 50 milioni messi a disposizione dal Governo ne sono stati chiesti appena 14 milioni, concentrati soprattutto in quelle regioni (Lazio, Marche e Puglia) che hanno innalzato, con fondi propri, il tetto di aiuti da 2,75 a 4 euro per ettolitro. Nel complesso, la distillazione di crisi ha consentito all’Italia vinicola di togliere dal mercato appena 500 mila ettolitri di vini comuni: molto meno dei 1,65 milioni di ettolitri stimati inizialmente. I fondi non spesi per distillare (36 milioni di euro) resteranno quantomeno al settore vino (poiché ricavati da una rimodulazione del Piano nazionale di sostegno – Pns) e saranno ripartiti in altre misure del Pns, come la ristrutturazione dei vigneti. Questo consentirà all’Italia di raggiungere il 100% del target di spesa annuale di 330 milioni di euro assegnati dall’Ue attraverso l’Ocm.

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Vertice al Mipaaf

Diversamente dai fondi della distillazione, il tesoretto da 61 milioni di euro della riduzione delle rese non può andare alle Regioni, in quanto si tratta di risorse straordinarie extra budget, assegnate dallo Stato con apposito decreto (il Dl rilancio): “Resteranno sicuramente al vitivinicolo ma dovremo spenderle entro fine anno”, ha ribadito la ministra Bellanova. Trovare il modo più adatto per utilizzarle è stato l’argomento della riunione tenutasi a Roma, presso il Mipaaf, che ha incontrato mercoledì le principali sigle della filiera nazionale. Una riunione serrata nella quale le associazioni hanno portato il proprio differente contributo, in vista di una modifica del testo del decreto, che il Mipaaf presenterà in poche settimane, dopo il confronto in Conferenza Stato-Regioni e dopo un nuovo faccia a faccia coi sindacati del vino. È possibile che si arrivi a un mix di interventi oppure si scelga per un’unica nuova misura.

Tutela dei giovani

Tra i filoni di azione, c’è la tutela dei giovani imprenditori dai dettami di un decreto sulla riduzione delle rese che li ha visti per ora esclusi, in quanto non titolari di azienda da oltre 5 anni. Per loro è stato chiesto che possano maturare il diritto al ristoro anche con soli 2 anni di attività ma anche in caso di successioni proprietarie (ad esempio la scomparsa recente del genitore titolare), di subentri o di cambi di denominazione. “Ingiusto penalizzare i giovani. Il premio va assegnato sul vigneto e non sull’imprenditore”, ha commentato il presidente della Federazione Vino di Confagricoltura, Federico Castellucci.

Distillazione di Dop-Igp

Prende corpo, in modo concreto, la possibilità che i 61 milioni di euro (o parte di essi) vadano alla distillazione di Dop e Igp, sul modello di quanto fatto in Francia e, in particolare, nelle aree più in difficoltà come Bordeaux e Languedoc. In questo caso, Uiv, Federdoc, Assoenologi e Coldiretti hanno ribadito l’importanza di prevedere un premio adeguato per le imprese che, danneggiate dal blocco dell’Horeca, non hanno potuto trovare uno sfogo nella Gdo. Si è parlato, in particolare, di una forbice compresa tra 0,50 e 0,80 euro al litro per percentuale in volume di alcole a ettolitro. “Occorre prestare attenzione a individuare un aiuto tale da mantenere alto il valore dei nostri prodotti”, aveva detto una settimana fa Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi. “Non vediamo all’orizzonte misure diverse dalla distillazione, ma non bisogna rischiare di andare oltre il prezzo di mercato, per non alterarlo”, è la posizione di Uiv, attraverso il segretario generale, Paolo Castelletti, che stima un impatto sul mercato da un milione di ettolitri.

Contributo una tantum

Di altro tenore, invece, la proposta messa sul tavolo da Cia attraverso il responsabile vino, Domenico Mastrogiovanni: un ristoro immediato una tantum erogato da Agea (l’ente per le erogazioni in agricoltura) a quelle imprese che hanno subito un danno di fatturato, dimostrato attraverso il confronto tra stoccaggio, registri di cantina e mancate fatturazioni. Idea condivisa anche dall’Alleanza delle Cooperative, che si è detta contraria alla distruzione del prodotto attraverso la distillazione di Dop e Igp, mostrandosi più favorevole a una campagna promozionale in grado si supportare il consumo di vino italiano negli altri Paesi Ue, dal momento che non è possibile con fondi dell’Ocm vino (riservato solo ai mercati extra-Ue): “Il rilancio dei consumi è al momento il punto focale”.

Stoccaggio e promozione

In generale, appare meno probabile che il Mipaaf intervenga con misure come stoccaggio e promozione. Tempi troppo stretti. Lo stoccaggio, per molte associazioni, sarebbe solo uno spostamento in avanti del problema: meglio affidarlo ai fondi delle Regioni che sceglieranno di finanziarlo. Mentre, per quanto riguarda la promozione, si punta ai fondi del Patto per l’export su cui è al lavoro il Ministero degli esteri. E proprio in materia di promozione, la Federvini ha invitato a non perdere di vista una visione che “deve essere necessariamente più ampia” come ha fatto notare il presidente del Gruppo vini, Piero Mastroberardino, che guarda a una “concreta programmazione, a livello istituzionale, di azioni che promuovano il posizionamento strategico del settore e che abbiano, in prospettiva, una ricaduta socioeconomica anche sulle filiere affini al vino: horeca e settore turistico”.

a cura di Gianluca Atzeni