L’Italia, si sa, ospita una pluralità di bellezze paesaggistiche uniche sotto il profilo storico e sociale. Proprio in questi giorni il ministro Bellanova annuncia l’ingresso nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di 9 aree geografiche nuove, da nord a sud. Ecco quali sorprese riserva l’elenco.
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Sarebbe riduttivo descrivere il patrimonio culturale italiano come una semplice somma di città d’arte e attività produttive: otto anni fa il Ministero delle Politiche Agricole ha istituito l’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale, un organo che si occupa di individuare e valorizzare le aree di territorio da sempre legate alle attività umane tradizionali. Parliamo di quegli ecosistemi che rappresentano una risorsa viva e una fonte di sostentamento per la popolazione, ma anche una testimonianza storica dell’evoluzione agricola e del sapere artigiano locale. L’Osservatorio è nato proprio con l’obiettivo di mappare le zone che rispondono a tali requisiti, compilando il Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali. Che oggi vede l’ingresso di 9 new entry.

Uliveto storico pugliese

Paesaggi rurali più belli d’Italia: tutte le novità del Registro nazionale

Quali sono, dunque, i criteri utilizzati per selezionare i paesaggi rurali da inserire nel registro? In prima battuta si valuta la rilevanza storica degli ambienti geografici, testimoniata dall’integrazione con lo stile di vita degli abitanti e dagli scambi reciproci fra uomo e natura. Le porzioni di territorio scelte, poi, si distinguono per le tecniche, gli strumenti e gli oggetti impiegati ancora oggi dalla popolazione (in quanto particolarmente antichi e radicati nella cultura locale) e per la presenza di specie, cultivar o razze tipiche della zona. “Un impegno che proseguirà con convinzione”, spiega il ministro Teresa Bellanova, “nell’intento di salvaguardare sempre di più quei paesaggi agricoli, forestali e pastorali, che maggiormente hanno conservato i caratteri storici legati alla permanenza di forme di produzione, usi del suolo agricolo, tecniche di allevamento, sistemazioni del terreno, mosaici paesaggistici e manufatti, collegati a produzioni alimentari di qualità”.

Val di Gresta, nuovo paesaggio rurale nel registro

I nuovi paesaggi rurali del nord Italia

Il Nord Italia, con il decreto appena firmato dal ministro, ottiene l’iscrizione all’elenco di 4 nuovi ambienti naturali. In Trentino-Alto Adige troviamo i vigneti terrazzati della Valle di Cembra, una zona caratterizzata da ripidissimi terreni coltivati a filari. I basamenti di pietra, dal colore inconfondibile, sono realizzati in porfido rosso, una delle materie prime più diffuse a uso della popolazione locale; la valle è circondata da imponenti rilievi montuosi e intervallata da borghi caratteristici, che ne fanno una destinazione turistica decisamente suggestiva. Nella stessa regione c’è anche il sistema agricolo terrazzato della Val di Gresta, che ospita coltivazioni biologiche di ortaggi situate dai 250 fino ai 2000 metri di altitudine: qui le aziende produttrici puntano sulla cooperazione per valorizzare al meglio le specie autoctone, che crescono in condizioni geologiche e climatiche molto particolari.

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Altra new entry è quella dell’Alta Lessinia, con pascoli a cavallo tra i monti veronesi, trentini e vicentini. Sin dal Neolitico quest’area geografica ha costituito un punto d’incontro fra allevatori, pastori e boscaioli locali, che ancora oggi si avvalgono di metodi tradizionali per produrre specialità come il Monte Veronese (formaggio con presidio Slow Food) e gli gnocchi di malga. Si trova all’estremo nord della regione Lombardia, invece, la zona vinicola della Valtellina, che – con oltre 2500 chilometri di muretti a secco e 800 ettari complessivi di vigneti in provincia di Sondrio – detiene il record della coltivazione di vite più estesa fra quelle terrazzate di tutta la Penisola.

Vigneto in Trentino-Alto Adige

I nuovi paesaggi rurali del centro-sud Italia

Uno dei paesaggi che testimoniano in modo più evidente la portata dello sviluppo rurale nel centro Italia è quello della bonifica leopoldina in Val di Chiana, reticolo di ingegneria idraulica attraversato da massicce fattorie granducali e fabbricati della riforma. Tra fossi e canali, l’area comprende 11 Comuni della Valdichiana aretina e senese che hanno conosciuto uno sviluppo agricolo notevole negli ultimi due secoli. Sempre in Toscana, poi, c’è il paesaggio policolturale di Fibbianello in provincia di Semproniano, ambiente votato alla coltivazione dell’ulivo, i cui frutti scandiscono i ritmi di vita degli abitanti e caratterizzano con una forte impronta la cucina tipica locale (a proposito: qui trovate un approfondimento su tutti i paesaggi olivicoli italiani presenti nell’elenco).

Scendiamo ora nel Lazio, che ha ottenuto l’iscrizione al registro del paesaggio agro-silvo-pastorale del territorio di Tolfa (definito dall’Osservatorio “un mosaico di matrice medievale di elevato valore ecologico e percettivo”); oltre a Tolfa, la regione è stata premiata anche per l’area della bonifica romana e dei campi allagati della Piana di Rieti, una conca intramontana ricca di laghi e terreni agricoli storici. Con l’ultima new entry facciamo tappa in Puglia, fra gli olivastri storici del Feudo di Belvedere, che coprono 5 chilometri di terreno in provincia di Foggia. La loro unicità sta nei sedimenti calcarei-sabbiosi-argillosi, che rendono il suolo fertile e ricchissimo di sostanze nutritive. E l’Italia agricola non smette mai di stupire.

Per leggere l’elenco completo di località nel Registro nazionale dei paesaggi rurali visitare il sito www.reterurale.it

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A cura di Lucia Facchini