In vista delle prossime elezioni municipali, Anne Hidalgo, sindaco di Parigi in carica che punta a riconfermarsi, scommette sul cibo di qualità e sulla filiera a corto raggio. Con l'obiettivo di rinsaldare i legami tra campagne e città, favorire i giovani agricoltori, abbattere la spesa pubblica per la produzione di pasti. Ecco come.
Pubblicità

Parigi capitale agricola?

Possiamo fare di Parigi una capitale agricola”. È questo uno degli assunti che lancia la corsa alle prossime elezioni municipali (marzo 2020) del sindaco di Parigi in carica Anne Hidalgo. Proclami da campagna elettorale, si affretterà a dire qualcuno. Ma l’impegno per creare una cooperativa agricola municipale che possa garantire alla capitale francese l’approvvigionamento di prodotti freschi è qualcosa di molto concreto, e vede già al lavoro un team di esperti, riuniti nell’organizzazione Paris en commune, che dovranno sviluppare l’idea nei prossimi mesi. Du Champ a l’assiette (dal campo alla tavola), come si chiamerà la cooperativa agricola, nascerà sotto il controllo di Agri Paris, società che mette insieme pubblico e privato con l’obiettivo di razionalizzare il sistema rurale che rifornisce la città, e così i servizi che l’amministrazione garantisce ai cittadini nei luoghi pubblici.

Dal campo alla tavola. Il progetto del sindaco Hidalgo

Come? Ampliando la rete di terreni a disposizione della nascente cooperativa con l’acquisto di appezzamenti inutilizzati nell’Ile de France, mettendo a coltura le terre fertili dislocate nelle vicinanze dei bacini idrografici della città, razionalizzando la gestione di realtà già esistenti, come la fattoria municipale del bosco di Vincennes, o le serre di Rungis, prossime a conquistare altri 5 ettari di terra. Ma anche rilevando quote di aziende agricole private già in attività nell’Ile de France, che così potrebbero lavorare con il sostegno dell’amministrazione pubblica e in cambio contribuire alla causa della cooperativa municipale, e favorendo la nascita di giovani imprese agricole. Così facendo, secondo le stime degli agronomi al lavoro sul progetto, entro il 2020 Parigi potrebbe destinare all’attività agricola 250 ettari in più rispetto al presente; e nel 2021 le prime filiere di approvvigionamento a cortissimo raggio, completamente gestite entro i confini della municipalità parigina, avrebbero modo di essere davvero incisive sul consumo di prodotti freschi in città.

Coltivazione di pomodori sui tetti con Notre Dame sullo sfondo

Pasti sani, buoni, da filiera corta. E a basso costo

In che modo? Si calcola che il progetto Dal campo alla tavola potrebbe garantire al Comune la produzione in regime ecologico e a costo zero di quei 30 milioni di pasti all’anno (22 destinati alle scuole della città, ma ci sono anche le stazioni di polizia, gli ospedali, i centri anziani) che attualmente costano all’amministrazione 55 milioni di euro destinati agli acquisti alimentari. Pasti peraltro di qualità garantita perché realizzati a partire da prodotti coltivati in modo sostenibile, sul territorio locale e in collaborazione con giovani realtà contadine e sindacati agricoli, che l’amministrazione si impegna a sostenere. Un bel passo in avanti, a patto di riuscire a tener fede alla premesse, considerando quella che è la situazione attuale: in media, dicono i dati relativi a distribuzione e consumo di prodotti freschi in città, il cibo viaggia per 600 chilometri prima di arrivare sulle tavole dei parigini. E più in generale, nel mondo, l’agricoltura è responsabile del 25% delle emissioni totali di CO2 che determina l’effetto serra.

Pubblicità

Il sostegno ai giovani agricoltori

Dunque la proposta di Anne Hidalgo è un atto di politica alimentare che sa di impegno programmatico a vantaggio del bene (e del benessere) pubblico; “ma questo non vuol dire che il Comune di Parigi si porrà in competizione con i distributori già accreditati. Però ci piacerebbe farci garanti di una filiera più accessibile perché riduce il numero di intermediari tra il produttore e il consumatore. E insieme aiutare le giovani imprese agricole, offrendogli nuove opportunità di collaborazione e crescita”. Istituzionalizzando, di fatto, e superando, iniziative che già fanno capo ai gruppi di acquisto solidali e al sistema di orti urbani che sono nati in città negli ultimi anni. “Possiamo mangiare meglio senza andare a cercare lontano, facendo di Parigi una capitale agricola ed ecologica”. Se funzionasse, sarebbe un modello da imitare in special modo per le grandi città italiane – Roma e Milano in testa – che hanno un fitto rapporto con le loro campagne e aree agricole periurbane, ma che potrebbero assai migliorarlo e renderlo produttivo e proficuo.

 

a cura di Livia Montagnoli