Dopo svariate iniziative promosse dalle associazioni di settore, Resto in campo è la prima piattaforma digitale di intermediazione per il mondo del lavoro agricolo sviluppata in ambito istituzionale. Ecco come funziona.
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Manodopera agricola. Le difficoltà degli ultimi mesi

Resto in campo è una nuova piattaforma digitale per far incontrare domanda e offerta di lavoro agricolo. Questione più che dibattuta negli ultimi mesi, con l’emergenza manodopera a incalzare le parti sociali e le istituzioni italiane sulla necessità di trovare una soluzione per garantire il regolare svolgimento della stagione nei campi, in uno dei periodi dell’anno più indaffarati per il comparto. Con la riapertura delle frontiere nazionali e le ripresa della circolazione di quei lavoratori stranieri che in gran parte sostengono la produzione agroalimentare italiana, l’emergenza è solo parzialmente risolta. E pure la sanatoria del lavoro irregolare sancita all’art. 101bis del Decreto Rilancio procede a rilento: 13mila sono le domande di regolarizzazione già pervenute (non solo braccianti, ma anche colf e badanti), ma le stime del Governo – forse destinate a essere disattese, per la mancata convenienza dei datori di lavoro e per le difficoltà riscontrate dai richiedenti asilo – prevedono il superamento delle 220mila richieste entro il termine stabilito del 15 luglio. Ma la piattaforma online sviluppata ad hoc dal Ministero dell’Interno per sostenere l’operazione fa le bizze, bloccando lo smistamento delle informazioni a livello territoriale (tra Questura, Prefettura e Ispettorato del Lavoro), e dunque rallentando l’effettiva applicazione della sanatoria. E la sua efficacia nel regolamentare il lavoro dei braccianti.

Resto in campo. L’app

In questo contesto interviene Resto in campo, che di fatto è la prima piattaforma digitale di intermediazione per il mondo del lavoro agricolo sviluppata in ambito istituzionale (da Anpal), per conto del Ministero del Lavoro. Già disponibile per dispositivi Android e iOS, l’app gratuita è stata tradotta in cinque lingue (italiano, inglese, francese, rumeno e punjabi), e come le piattaforme che la precedono si rivolge tanto alle aziende in cerca di manodopera che ai lavoratori agricoli in cerca di occupazione. Permettendo ai primi di inserire offerte di lavoro dettagliate e visionare in app le candidature ricevute, contattando direttamente il lavoratore; ai secondi di condividere le proprie competenze e le proprie disponibilità sul territorio, oltre a navigare tra le posizioni aperte per inviare la propria candidatura.

La razionalizzazione del sistema

Lodevole è lo sforzo di sincronizzare lo sforzo di reperimento dei dati con il lavoro già svolto sui territori dai Centri per l’Impiego, finora bypassati dalle piattaforme analoghe sorte negli ultimi mesi. Nello specifico, gli operatori dei centri per l’impiego e tutti i soggetti accreditati all’intermediazione del mercato del lavoro possono accedere alla piattaforma per favorire l’incontro tra offerta e domanda, sottoponendo richieste e candidature già pervenute tramite canali convenzionali. E infatti, calcando la mano sull’enfasi, parla di “risultato storico” il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate, perché meritevole di risolvere una delle “ataviche problematiche del comparto primario”: la difficoltà di far incrociare domanda e offerta.

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Chi è interessato

Invito le imprese a cogliere sin da subito le potenzialità di questa app agile, intuitiva e semplificata e a inviarci segnalazioni per il suo eventuale miglioramento – spiega L’Abbate – Ringrazio le associazioni datoriali che hanno sopperito con strumenti informatici propri nell’attesa di una piattaforma istituzionale che oggi finalmente c’è e che nasce proprio per l’agricoltura, pronta ad essere adattata ed estesa a ogni altro settore”. L’invito, però, è esteso anche a chi vuole candidarsi per prestare lavoro nei campi a carattere stagionale. Compresi quei percettori di reddito di cittadinanza più volte chiamati in ballo nelle scorse settimane, come possibile “soluzione” alla mancanza di manodopera. L’articolo 94 del Decreto Rilancio, infatti, prevede per i percettori di ammortizzatori sociali la possibilità di stipulare contratti a termine non superiori a 30 giorni (eventualmente rinnovabili) per lavorare nel settore agricolo, senza perdere i benefici economici previsti, ma solo fino a uno salario massimo di 2mila euro per l’anno 2020. L’obiettivo dell’app, però, è anche quella di stimolare il mercato del lavoro specializzato, perché l’emergenza perdura principalmente in quei settori che richiedono manodopera con competenze specifiche, come viticoltura e coltivazione di ortaggi particolari.

a cura di Livia Montagnoli