Circolata per alcune ore la voce che il CTS avrebbe dato parere positivo sulla riapertura serale dei ristoranti in zona gialla, ora il comitato dei tecnici smentisce. Sarà necessario valutare l'evolversi della situazione da qui al 5 marzo.
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Riaprire i ristoranti a cena

Abbiamo già detto, all’indomani del passaggio in zona gialla di gran parte delle regioni d’Italia, dell’opportunità di rivedere le limitazioni orarie che ormai da mesi regolano l’attività di bar e ristoranti, imponendo una chiusura obbligata alle 18. Consentire la riapertura per cena a chi può prestare servizio al tavolo – eventualmente contando su spazi all’aperto e dehors – ci sembra una strada percorribile. E così la pensa anche il governatore Attilio Fontana, intervenuto di recente con una lettera indirizzata al governo, firmata insieme l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, per chiedere che i ristoranti possano tornare ad aprire al pubblico fino alle ore 22. Questo, spiega il testo della lettera, per dare risposta “alla situazione di estrema emergenza in cui versa un’intera categoria”. Ma un segnale di apertura è già arrivato, e potrebbe concretizzarsi dopo settimane di confronto tra le associazioni di categoria, il Ministro (uscente) allo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, la Sottosegretaria Alessia Morani e i vertici del Comitato Tecnico Scientifico.

Il via libera del CTS? Il comitato smentisce

Secondo quanto riportato da Fipe, il CTS si dice pronto a valutare in modo differente i diversi profili di rischio all’interno del variegato settore della ristorazione, privilegiando chi ha a disposizione spazi e sedute per la consumazione di cibi e bevande. Tale eventualità, in caso si concretizzasse, dovrebbe però essere accompagnata dal massimo rigore sull’applicazione delle misure di sicurezza sanitaria: distanziamento di un metro non solo tra i tavoli, ma anche nelle aree di passaggio, utilizzo sistematico dei dispositivi di protezione individuale per gli addetti al servizio, esposizione di una chiara informativa all’esterno dei locali con l’indicazione della capienza massima. In cosa si tradurrebbe questa apertura? Nella concreta possibilità che il prossimo Dpcm autorizzi, in fascia gialla, i ristoranti e le attività di ristorazione che possono prestare servizio al tavolo ad aprire per cena fino alle 22. Garantendo al contempo anche in fascia arancione l’apertura, solo diurna, per chi può far accomodare i clienti al tavolo (comunque sempre in numero massimo di 4 per commensali non conviventi). Un’idea accolta con soddisfazione dal presidente di Fipe Enrico Stoppani. Tanto più, sottolinea il vicepresidente Matteo Musacci, “che questa sarebbe la migliore risposta alla numerose associazioni che nelle ultime settimane hanno cercato di far leva sulla disperazione dei ristoratori, incitandoli ad agire contro la legge, e accusandoci di non saper far valere gli interessi della categoria. Si fa prima a seguire il populismo, ma alla lunga un lavoro ben concertato vince”. Ma il CTS frena: “Non c’è alcun via libera del Comitato Tecnico Scientifico alla riapertura della ristorazione nelle zone e negli orari che attualmente ne prevedono la chiusura. Una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio. Circa la previsione di rimodulazione delle misure previste nelle diverse fasce di rischio si rimanda alle valutazioni del decisore politico“, Anche se è vero, specifica il comitato, che “andrebbero considerate le diverse tipologie dei pubblici esercizi, distinguendo tra ristoranti e bar“. Al documento per un ripensamento delle restrizioni presentato dal Mise il 26 gennaio scorso, insomma, il CTS avrebbe risposto che il settore della ristorazione “presenta alcune criticità connesse all’ovvio mancato uso delle mascherine“. Specificando che  “una rimodulazione complessiva dei pacchetti di misure potrebbe modificare l’efficacia nella mitigazione del rischio“. E rimandando al decisore alle valutazioni del decisore politico.

Cosa succede il 5 marzo?

Chiariamo, a questo proposito, un punto fondamentale: di che orizzonte temporale si parlerebbe per l’eventuale riapertura serale? “La data di riferimento è quella del 5 marzo. Prima sembra impossibile pensare che il governo possa intervenire con un Dpcm, per ovvi motivi politici (la formazione del nuovo governo, anche se tutto andrà come deve, richiederà tempo, ndr), ma anche per questioni tecniche, dal momento che il CTS ha bisogno di valutare quale sarà l’andamento dei prossimi giorni, a seguito del passaggio in zona gialla di gran parte dell’Italia”, sottolinea Musacci. Sicuramente non aiutano a sciogliere la confusione le parole della sottosegretaria Morani, che invece sembravano suggellare il buon esito del confronto con il comitato: “Con Fipe Confcommercio e Fiepet Confesercenti abbiamo fatto un lavoro serio e costruttivo per aiutare i nostri ristoratori che stanno affrontando questa pandemia con coraggio e abnegazione. Le osservazioni del CTS sul protocollo presentato dalle associazioni costituiscono una importante indicazione per il prossimo governo che avrà l’onere di valutarne la possibile traduzione in un provvedimento. Sono certa che verrà prestata la giusta attenzione a questa categoria così importante per la nostra economia”. 

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La situazione, come appare ovvio, è in divenire. E il rincorrersi di indiscrezioni non fa bene alla causa. Perché allora, per riallacciarci all’inizio, non prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di ripartire, al momento, solo all’aperto?