L'unico obbligo è la somministrazione all'aperto. La regione presieduta da Jole Santelli è così uno dei pochissimi luoghi dell'occidente dove ci si può sedere per un caffè o un piatto. Ma il provvedimento verrà impugnato dal Governo? E i cuochi come la pensano?
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La decisione di cui parleremo crea un precedente significativo in tutta la vicenda del contagio in Italia. Per la prima volta la partita passa su un piano prettamente politico e partitico, con i cittadini e gli operatori economici utilizzati come pedine su di una scacchiera. E con le regioni di diverso colore politico rispetto al Governo che usano provvedimenti autonomi e fughe in avanti per fare pressioni sull’esecutivo cercando di evidenziarne i ritardi o le eventuali lentezze ed eccessive prudenze.

Ristoranti e bar riaperti in Calabria

Cosa è successo? E’ successo, in maniera piuttosto mirabolante, che la presidente della Regione Calabria Jole Santelli se n’è uscita all’improvviso, per di più alla vigilia del Ponte del Primo Maggio, riaprendo i ristoranti con apposita ordinanza. Avete letto bene. La Calabria dal giorno 30 aprile riapre tutti i ristoranti, i bar, le pasticcerie, le gelaterie, le pizzerie, gli agriturismi non solo per l’asporto (senza attendere il 4 maggio) ma anche per la somministrazione sul posto ai clienti accomodati ai tavolini. A che condizioni: che si stia seduti all’esterno, che ci sia distanza tra tavoli e persone, che ai clienti venga misurata la temperatura, che i bagni vengano sanificati dopo ogni utilizzo, che vi sia disponibilità di prodotti igienizzanti, che si privilegino i pagamenti elettronici e che si lavori solo su prenotazione evitando accuratamente ogni forma di self service. Prescrizioni non facili da osservare da un giorno all’altro che sottolineano ancora di più quanto precipitoso e inaspettato sia stato il provvedimento. E se il provvedimento è precipitoso, ricordiamolo, per gli imprenditori rischiano di esserci più minacce che benefici come abbiamo spiegato in un articolo qualche giorno fa.

Stiamo parlando di un provvedimento che anticipa di oltre un mese le più ottimistiche previsioni del Governo (che ha fissato la riapertura dei ristoranti per il 1 giugno) e che mette la Calabria in una sorta di avanguardia su scala europea e oltre: ricordiamo infatti che salvo qualche rarissima eccezione, bar e ristoranti sono chiusi per la somministrazione al pubblico in tutto l’occidente da New York a Londra, da Madrid a Parigi senza alcuna eccezione. La Calabria, insomma, sarà uno dei pochi posti al mondo ed uno dei pochissimi in occidente in cui ci si potrà sedere ad un ristorante per ordinare un piatto o ad un bar per inzuppare un cornetto nel cappuccino. Resta da capire se tutto il resto del mondo è troppo lento o se la Calabria per qualche motivo è troppo veloce.

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Jole Santelli

Ristoranti in Calabria. Scelta politica?

Delle due l’una. O la Santelli, vedendo il tasso di infezioni molto ridotto negli ultimi giorni nella sua Regione, ha deciso che non aveva senso stare ad aspettare norme che equiparano aree del paese ancora in pieno contagio con aree invece piuttosto tranquille; oppure la presidente ha deciso di usare i suoi poteri non tanto al servizio dei calabresi quanto al servizio di una battaglia politica nazionale che proprio in queste ore sta vivendo un’escalation senza precedenti nel quadro dell’emergenza iniziata a fine febbraio.

 

Provvedimenti differenziati per regioni

La verità – e su questo può aver ragione la Santelli e gli altri governatori di regione che si stanno ribellando ai provvedimenti del Governo – è che provvedimenti diversi su base territoriale sarebbero quanto mai opportuni. Anche per testare le reazioni dell’infezione a riaperture più decise in aree dove il virus circola poco o per nulla. Tuttavia il Governo ha fissato questa articolazione territoriale di aperture più o meno marcate a far data dal 18 maggio e quello oggettivamente appare il momento idoneo per scelte simili magari sì, in quella circostanza, concedendo l’apertura dei ristoranti (avvisati per tempo dell’anticipo di data rispetto al 1 Giugno) in regioni – non solo la Calabria – poco colpite dalla malattia.

chef Nino Rossi

Riapertura ristoranti in Calabria: parlano gli chef

Perché è importante avvisare con anticipo gli imprenditori, i ristoratori, gli operatori? Semplice: per far sì che possano organizzarsi e non avere ulteriori danni da decisioni prese all’ultimo istante magari più per logiche politiche che operativo-amministrative. “Da qualche settimana stiamo facendo delivery con una formula solo di menu degustazione” ci racconta Nino Rossi chef di Qafiz e inventore del cocktail bar Aspro a Santa Cristina d’Aspromonte e punta di diamante nella nuova onda di bravi giovani cuochi calabresie ora che abbiamo approntato tutto e le cose iniziavano ad andare e a sostenerci un po’, magari subiremo uno stop perché perché la gente preferirà uscire e accomodarsi al ristorante. E di certo non possiamo aprire noi a nostra volta perché siamo in un paese di poche anime, mentre il delivery riuscivamo a portarlo a Reggio o a Lamezia. Il punto è che qui ci sentiamo un po’ come cavie da laboratorio, a livello epidemiologico ma soprattutto politico“.

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chef Antonio Biafora

Non troppo diverso, passando dall’Aspromonte alla Sila, il parere di Antonio Biafora che sembra pensarla come Rossi: “Perché tutta questa fretta? Oltretutto qui i contagi sono anche pochi ma la gente ha paura e al ristorante non ci vuole ancora andare. Sapete cosa mi fanno pensare? Che stanno facendo in Calabria un esperimento prendendoci come regione test. Ad aprire noi non ci pensiamo ancora: stiamo concentrandoci piuttosto sul nostro e-commerce per diffondere le nostre tante produzioni, e partiamo con un nuovo birrificio in attesa che si possa aprire con una vera pianificazione, non dalla sera alla mattina”.

La sala del Ristorante Abbruzzino

Dirigendoci più nei pressi del capoluogo non potevamo non sentire il parere di chef Luca Abbruzzino: “sono disgustato, anzi sono proprio incazzato” dice lo chef dell’omonimo ristorante nell’hinterland di Catanzaro “ma che senso ha una cosa del genere senza un’idea, senza una programmazione, senza una visione? Queste cose non si fanno all’improvviso, mi pare di stare su Scherzi a Parte. E l’autocertificazione? Non c’è più neppure quella in Calabria? Posso uscire di casa con la motivazione che mi vado a pigliare un caffè e mi siedo in piazza?”. 

chef Luca Abbruzzino

Magari qualche ristoratore di città potrà forse essere entusiasta, ma i cuochi e i professionisti dell’ospitalità che puntano con decisione alla qualità si sentono un po’ carne da macello nell’ambito di una battaglia politica più grande di loro e che di certo non può favorirli in alcun modo. “Ammesso che questi provvedimenti possano davvero andare in vigore” aggiunge ancora Nino Rossi “si tratta di cosa che possono al limite favorire chi fa una ristorazione basica, chi punta sulla qualità e sta davvero portando in alto la Calabria in questi ultimi anni non può che restare delusissimo: chi fa qualità può lavorare solo con serietà e pianificazione”.

Rossi, Ceraudo, Abbruzzino, Biafora: gli chef della nuova Onda Calabra

Ristoranti aperti in Calabria. Provvedimento impugnato?

I giovani cuochi che sono ormai da anni il nuovo lustro di Calabria potranno forse tranquillizzarsi a breve visto che la fuga in avanti della presidente Santelli potrebbe ben presto rientrare. Magari per scelta di alcuni sindaci, pronti a fare delle contro-ordinanze comunali per ribadire il divieto rispetto a ciò che la Regione concede anche se primi cittadini autorevolissimi come Mario Occhiuto si sono subito detti favorevoli alle decisioni della Santelli. Oppure direttamente per decisione del Governo, pronto ad impugnare provvedimenti locali contrari al Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri emanato sabato scorso da Giuseppe Conte, decreto che non consente agli enti locali di legiferare alleggerendo le norme nazionali ma solo eventualmente irrigidendole. Da una parte insomma una regione che sembra voler venire incontro alle esigenze economiche del settore della ristorazione coadiuvandolo seppur rocambolescamente a ripartire. Da un’altra parte la sensazione che si stiano usando i ristoratori calabresi come mero strumento per alzare il livello dello scontro politico, e a quanto pare i ristoratori calabresi – evidentemente neppure consultati prima di questa decisione – lo hanno capito alla perfezione.

In ogni caso ‘suggeriamo’ a tutti i cittadini calabresi che vogliano provare il brivido, dopo mesi, di un caffè al bar di affrettarsi: l’esperimento potrebbe durare pochissimo.

 

a cura di Massimiliano Tonelli