Una nuova forma di ristorazione di bordo, con prodotti locali coltivati in aeroponica: il progetto della Singapore Airlines, per migliorare il menu e compensare le emissioni di CO2.
Pubblicità

Singapore Airlines: dal farm-to-table al farm-to-plane

Quello del farm-to-table, “dal campo alla tavola”, è un concetto ormai ampiamente diffuso nel mondo del cibo. Una filosofia basata sulla filiera corta, ma soprattutto certa, trasparente, sicura, che valorizza il lavoro dei produttori locali, favorendo la piccola economia e sostenendo la aziende di nicchia. Un sistema ripreso e sviluppato dalla compagnia aerea Singapore Airlines, che ha dato da poco vita alla cucina “farm-to-plane”, dal campo all’aereo.

Coltivazioni in aeroponica

Singapore Airlines e AeroFarms

Un progetto nato in collaborazione con AeroFarms, realtà impegnata nella coltivazione di frutta e verdura indoor (al chiuso) non lontano dal Newark-Liberty International Airport, facendo affidamento sull’aeroponica. Così, dall’inizio di ottobre, la Singapore Airlines ha iniziato a servire piatti di livello preparati con ingredienti freschi e di qualità, coltivati a pochi chilometri di distanza.

La ristorazione di bordo

Certo, non è la prima volta che una compagnia aerea decide di scommettere sulla gastronomia: tante le idee per migliorare la ristorazione di bordo che si sono susseguite negli ultimi anni, dall’esclusivo servizio per i clienti della business class di Lufthansa agli esperimenti con grandi chef impegnati per soddisfare le esigenze dei viaggiatori. Ma quello della Singapore Airlines è un format innovativo, che ha come obiettivo principale non solo la soddisfazione dei passeggeri, ma pure la sostenibilità: “Volevamo ridurre il nostro impatto ambientale, la nostra impronta ecologica”, ha dichiarato Antony McNeil, direttore food and beverage della compagnia.

Pubblicità

Compensare le emissioni di CO2

E le emissioni di CO2 di un volo sono davvero notevoli: “Cerchiamo di essere più sostenibili usando prodotti locali, che sono anche più buoni e per questo rendono il servizio in aereo più accattivante. Una visione condivisa anche con il co-fondatore di AeroFarms, Marc Oshima, “in comune abbiamo il rispetto per l’ambiente e il senso di responsabilità delle nostre azioni”. Niente pesticidi, erbicidi o altre sostanze nelle coltivazioni aeroponiche, “solo luci a led nelle stanze, e panni ricavati da bottiglie di plastica riciclate”. La produzione si aggira attorno alle 700 varietà di ortaggi, che possono essere raccolti in massimo due settimane, “un tempo davvero ridotto, se paragonato ai 45 giorni delle coltivazioni tradizionali”.

I prodotti locali

Punto di forza, poi, la vicinanza: “Normalmente, le verdure per i nostri voli da Newark arrivavano dalla California, dal Messico o dalla Florida, dovevano viaggiare per chilometri e chilometri “, con conseguenti ulteriori emissioni. Ora, invece, gli ortaggi devono percorrere solo pochi 8 chilometri per arrivare a destinazione. Attualmente, i menu preparati con le specialità di AeroFarms sono disponibili solo per la business class, anche se la compagnia aerea ha dichiarato di voler presto ampliare le opzioni anche per tutti gli altri passeggeri.

a cura di Michela Becchi