The Best in Lazio Experience 2022 - Il tour del gusto per scoprire il Lazio

28 Set 2022, 14:58 | a cura di Gambero Rosso
Un tour in 6 tappe (e altrettante cene) in alcuni dei migliori ristoranti del Lazio alla scoperta delle eccellenze della regione con i vini di Casale del Giglio in abbinamento. Un viaggio gastronomico che nasce dalla collaborazione di Gambero Rosso e la Regione Lazio. Ecco i protagonisti e il programma.
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The Best in Lazio Experience 2022

The Best in Lazio Experience è un Tour di cene realizzato da Gambero Rosso insieme alla Regione Lazio e la collaborazione dell’azienda vinicola Casale del Giglio, nel quale sarà possibile scoprire quanto di meglio ha da offrire il territorio in termini di prodotti e ricette: il Maialino nero dei Monti Lepini, lo zafferano di Cori, l’olio della Sabina, ma anche amatriciana, saltimbocca, coda e molto altro.

Il primo appuntamento avrà luogo giovedì 6 ottobre a cui seguirà ogni settimana una tappa in un ristorante selezionato e premiato dalla guida Roma del Gambero Rosso. Vere e proprie cene-degustazione che hanno l’obiettivo di evidenziare le potenzialità e l’eccellenza dei prodotti del territorio laziale grazie all’interpretazione culinaria di alcuni dei migliori locali della regione, che verranno accompagnati da vini della storica azienda vinicola.

The Best in Lazio Experience. Il calendario delle cene

La prima tappa del tour, il 6 ottobre, è nella Capitale, e vede l’Osteria Palmira come meta per la prima cena, qui creatività e tradizione definiranno il menu e la serata. Da Roma si passa, il 13 ottobre, in provincia di Frosinone, a L’Osteria del Tempo Perso, moderno e accogliente locale di Casalvieri. Il 20 ottobre si torna di nuovo a Roma al ristorante Livello 1, dove ci accoglie l’ottima cucina dello chef Mirko di Mattia fatat di sapori netti e sorprendenti. Si prosegue verso Viterbo il 27 ottobre da Il Calice e la Stella, un'osteria moderna nata dal recupero di uno storico ristorante di Canepina. Segue l’appuntamento da Chinappi, il 3 novembre a Latina, con un menu dove protagonisti sono la stagionalità e i prodotti tipici locali. Chiude in bellezza il tour, sabato 5 novembre, la cena nell’agriturismo immerso nella natura Terra Sabina, a Rieti.

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The Best in Lazio Experience. La cantina: Casale del Giglio

La storia di Casale del Giglio, l’azienda della famiglia Santarelli, comincia nei primi anni del ‘900, quando da Amatrice si spostano a Roma. Qui Emidio, Isidoro e Antonio, figli del fondatore Berardino, svolgono con successo l’attività di commercianti di vino, riuscendo ad aprire una dozzina di rivendite di “Vini e Oli” sparsi nella capitale.

Il 1955 segna un anno di svolta: Dino, figlio di Emidio, oltre alla vendita affianca l’attività di imbottigliamento dei vini laziali e apre uno sbocco sui mercati esteri, in particolare verso il Canada. L’azienda Casale del Giglio vedrà la luce circa un decennio dopo, nel 1967, a seguito dell’acquisto di una tenuta dell’Agro Pontino, a Le Ferriere, da parte di Dino. L’attuale proprietario Antonio Santarelli, figlio di Dino, trascorrerà qui la sua infanzia. Crescendo e vivendo quel territorio avrà un’intuizione: quei terreni bonificati rappresentano l’opportunità di iniziare un progetto ambizioso e innovativo.

In quest'area vergine, chiama a raccolta ampelografi e ricercatori universitari, dando vita nel 1985 a una sperimentazione sui suoi terreni con quasi 60 diversi vitigni. La lungimiranza e l’audacia vengono ripagati con importanti risultati tanto che oggi l’azienda è tra le più importanti realtà vinicole regionali e nazionali, potendosi fregiare di importanti riconoscimenti. Oltre 160 oggi gli ettari di proprietà che spaziano in diverse zone del Lazio. Oltre a quelli della tenuta a Le Ferriere, i vigneti sono localizzati ad Anzio, dove viene coltivato il bellone, all’Isola di Ponza con la biancolella, fino ad arrivare a Olevano Romano con il cesanese e un vigneto di pecorino nei pressi di Amatrice a Accumoli.

The best in Lazio Experience. I vini



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Satrico

Satricum è il nome dell’antico villaggio risalente al IX secolo non distante da Le Ferriere, dove ha sede dell’azienda. Questo blend di chardonnay e sauvignon con un piccolo saldo di trebbiano giallo sfoggia al naso seducenti e dolci note di fiori bianchi, scorza di agrumi e tenui nuances di salvia. Il sorso è fresco e scorrevole in cui ritornano le sensazioni percepite al naso.

Anthium

Dalla vinificazione di un vitigno antichissimo, il bellone, nasce questo vino che porta il nome del luogo da dove provengono le uve: Anzio. Citato da Plinio, è coltivato nell’area che va dai Castelli Romani ai Monti Lepini fino ad arrivare al mare. Nel bicchiere abbiamo un vino che offre una straordinaria intensità olfattiva e al palato un sorso strutturato da sapidità e persistenza. Caratteristiche che preludono alla possibilità di una interessante evoluzione in bottiglia.

Matidia

Il nome del vino si riferisce a una nobildonna romana, nipote di Traiano, che fu divinizzata da Adriano nel 119 d.C., la sua fama fu tale che fu eretto un tempio in suo onore che a oggi, con molta probabilità, corrisponde alla chiesa di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica a Roma. Solo uve cesanese provenienti da un vigneto di Olevano romano che vedono un affinamento in acciaio e in tonneaux. Dal bicchiere si levano note di ciliegie selvatiche e spezie dolci, mentre il sorso rivela una vivace freschezza e una decisa trama tannica che dona profondità e carattere.

Mater Matuta

Divinità italica legata alla luce del mattino, il culto di Mater Matuta era diffuso in nella zona dell’Italia Centrale e che dona il nome a questo rosso creato da un blend di uve syrah e petit verdot. Le prime conferiscono carattere insieme a note speziate e complesse, mentre le seconde donano al vino con freschezza e struttura. L’affinamento in legno regala sensazioni tostate che arricchiscono le note di viola e ciliegia nera percepibili al naso. La fitta trama tannica caratterizza il sorso, caldo e avvolgente dal finale fresco e piacevole.

Aphrodisium

Come per molti altri, nche nel nome di questo vino c’è un rifermento all’antichità. In questo caso Aphrodisium era un villaggio dell’Agro Pontino nel quale sorgeva un tempio dedicato ad Afrodite Marina. Di colore dorato intenso, questo assemblaggio di petit manseng, viognier, fiano e greco dà vita a una Vendemmia Tardiva che sprigiona note di miele, albicocca, cedro candito e fiori d’arancio. Al palato una viva freschezza bilancia l’apporto zuccherino delle uve. Nel finale emergono note minerali che donano consistenza e bevibilità.

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