Quali caratteristiche deve avere un buon gin? Quali sono i cocktail dove si esprime al meglio? E quali errori sono da evitare quando si beve questo distillato? Walter Gosso risponde a tutti i dubbi e ci svela qualche curiosità sul gin.
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Walter Gosso è brand ambassador italiano di Ramsbury Gin, prodotto nelle omonime tenute nel Wiltshire, tra Londra e Cardiff. “La particolarità di questo gin è che è praticamente a ciclo chiuso”, spiega il barman, “tutto avviene nella tenuta che si estende per quasi 20mila ettari e anche l’acqua, usata in distilleria e per irrigare le piante, arriva dal vicino fiume Kennet”. Il gin in questione è infatti prodotto con il grano della varietà Horatio coltivato nella tenuta, o meglio “con il grano producono la vodka che diventa la base per produrre il loro gin. Pure il ginepro viene coltivato nella fattoria, così come la liquirizia (di origine calabrese) e le mele cotogne che rappresentano la firma gustativa di questa realtà”.

Ramsbury Gin fatto con le mele cotogne

Una realtà che è di fatto no waste: “Inutile girarci attorno, anche le distillerie solitamente inquinano perché gli scarti stessi sono inquinanti. Nella tenuta di Ramsbury, invece, tutto quello che viene prodotto è parte di un ciclo naturale. La legna della foresta scalda gli alambicchi, il grano esaurito nutre gli animali della farm, gli scarti tornano ai campi e l’acqua avanzata è immessa nuovamente nella natura attraverso un filtraggio naturale con il gesso”, racconta Walter, al quale abbiamo chiesto, in occasione della giornata mondiale del gin, che cade il 12 giugno, qualche curiosità sul distillato e delle dritte per gustarlo al meglio.

Walter Gosso

Come riconoscere un gin di livello?

Secondo me un simbolo di garanzia è la dicitura “London Dry”, dove tutti i botanicals vengono messi in una cotta in cui avviene l’infusione o la macerazione – questo processo può avvenire sia a temperature alte che basse – ogni master distiller ha le sue tempistiche e da quel momento all’imbottigliamento, la distillazione non verrà mai interrotta e non si potrà mai aggiungere nulla, né aromi né profumi. L’unica aggiunta consentita per legge è quella dell’alcol puro per smorzare la parte aromatica o l’acqua per raggiungere la gradazione desiderata. Con questo stile il prodotto risulta secco, pulito, fresco, diretto, sincero: comprandolo so cosa andrò poi a bere.

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Quali sono gli altri gin sul mercato?

Sul mercato ci sono altre due categorie: Distilled Gin e Compound Gin. Il primo è sostanzialmente un London Dry Gin a cui si possono aggiungere altre sostanze aromatiche alla fine della distillazione. Faccio un esempio: invece di mettere la buccia di limone a macerare insieme alle altre botaniche, aggiungo alla fine un’essenza di limone o un distillato fatto con limone e altri botanicals. Nei Compound Gin, invece, gli aromi vengono messi durante la distillazione oppure dopo: se io voglio aggiungere il cetriolo che è praticamente acqua, devo creare l’aroma di cetriolo. Sono dei gin molto aromatici e derivano dai bathtub gin, come veniva chiamato ai tempi del proibizionismo, ovvero quei gin ottenuti con un semplice assemblaggio a freddo.

La ricetta del gin di Umberto Eco

Questa modalità di fare il gin viene descritta anche da Umberto Eco e Roberto Leydi nel volume “Shaker. Il libro dei cocktail”, pubblicato nel 1961 da Pizzi Editore. I due svelano infatti la ricetta per fare il gin nella vasca da bagno, mettendo in infusione nell’alcol per un paio di giorni le bacche di ginepro e altre botaniche. Altra curiosità: Eco era un “martiniano” convinto, tanto da firmare nel 2014 la prefazione di uno dei libri più puntuali sul Martini cocktail, “Ed è subito Martini” per la collana di Lettere della Archinto editore.

Il distillato preferito dalla Regina

Una leggenda molto accreditata vuole che Sua Maestà, pur alla veneranda età di 94 anni, non abbia mai rinunciato a sorseggiare, una volta al giorno un bicchiere di Dubonnet, cocktail a base di gin annoverato tra le sue abitudini predilette. È una sorta di gin Martini, che sostituisce al vermouth dry il Dubonnet rouge, vino fortificato al chinino: sembra che anche la regina madre ne fosse fan. E proprio il gin è oggetto dell’ultima produzione brandizzata dalla Famiglia Reale, che a luglio dello scorso anno ha lanciato sul mercato un distillato ottenuto con agrumi ed erbe raccolti nel giardino di Buckingham Palace. Il 26 dicembre alle 5 del pomeriggio si fa il gin day

Il Bee’s Knees inventato da una superstite del naufragio del Titanic

A proposito di donne amanti del gin, secondo lo scrittore e ricercatore Jared Brown il cocktail Bee’s Knees è stato inventato dalla signora Margaret Brown, una ricca ed eccentrica americana nonché una dei pochi superstiti del naufragio del Titanic. Il cocktail è stato uno dei drink ufficiali del proibizionismo, dove era normale rendere potabili i distillati di scarsa qualità aggiungendo miele e limone. La ricetta prevede 6 cl di gin (io consiglio il London Dry), 2,5 cl di succo di limone e 1,5 cl di miele o sciroppo di miele.

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Quali caratteristiche deve avere un buon gin?

Il ginepro al palato deve essere piacevole e mantenere aromaticità e freschezza, se ci sono dei sentori di profumeria e caramellosi vuol dire che il master distiller ha lavorato male. Il gin non deve mai essere dolce.

Quali sono i cocktail dove si esprime al meglio?

Gin Tonic e Cocktail Martini. In generale il gin si sposa bene con quello che è “sodato”, infatti si esprime bene anche nei fizz o nei collins.

Come non bere il gin?

Non bevetelo caldo! E quando ordinate un Gin Tonic non fatevelo servire nel ballon perché le bolle non scorrono bene nella curvatura del bicchiere ballon. Preferite un highball e magari senza troppe cose dentro, diffidate di cocktail pieni di cose, dal mazzetto di rosmarino alle bacche di ginepro: che senso ha se queste botaniche sono già dentro al nostro gin?

Come conservare il gin?

Se avete la possibilità, tenetelo in freezer così all’occorrenza è pronto da bere.

a cura di Annalisa Zordan