A Parigi si celebra la prima edizione dei World Restaurant Awards, 18 premi (più 1) all'eccellenza della ristorazione internazionale, sul modello degli Oscar. A inventarla sono Joe Warwick e Andrea Petrini. Ecco chi vince.
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The World Restaurant Awards. Un nuovo inizio

In principio fu (e sarà) Joe Warwick, food writer inglese di successo e autore del best seller Where Chefs Eats, che non a caso, ormai 17 anni fa, metteva lo zampino nell’ideazione della World’s 50 Best Restaurants, la classifica di ristorazione più mediatica dell’ultima decade (quest’anno alle prese con un rinnovamento necessario, sarà la strada giusta?). Da allora le cose sono molto cambiate, lo spirito “rivoluzionario” che all’epoca ispirò la lista è sfumato, almeno a detta di Warwick, che la prospettiva di incidere sulle sorti della ristorazione internazionale l’aveva immaginata un po’ diversa. Ecco, quindi, l’idea: The World Restaurant Awards, che oggi si svela per la prima volta a Parigi, con la cerimonia di Palais Brogniart (in passato, nella stessa sala, si è già riunito il gotha della cucina francese, per ricevere le stelle Michelin). Prima edizione di un progetto frutto della collaborazione tra Warwick e Andrea Petrini, che coinvolgendo oltre 100 esperti del settore – tra stampa e chef conosciuti in tutto il mondo – si prefigge di dispensare riconoscimenti alle eccellenze della ristorazione internazionale (e ci risiamo), seguendo uno schema che ricorda molto la notte degli Oscar, “perché questi premi vogliono celebrare la ristorazione nella sua accezione culturale, alla stessa stregua di cinema, arte e musica”, spiegano Warwick e Petrini (rispettivamente Direttore Creativo e Presidente della Giuria).

Gli Oscar della ristorazione

Quindi niente liste, né classifiche, ma 18 categorie tematiche, suddivise in due macro-sezioni: 12 Big Plates per chi promuove l’eccellenza e l’integrità e 6 Small Plates che premiano invece sfumature finanche curiose (pensiamo al riconoscimento per gli chef senza tatuaggi) per descrivere comunque aspetti peculiari del mondo gastronomico contemporaneo. Ma molte delle categorie cambieranno negli anni, per assecondare l’evoluzione del panorama gastronomico e le esigenze della ristorazione internazionale. Stabile, invece, sarà il premio dei premi, il più atteso, assegnato al Restaurant of the Year partendo dai vincitori di ciascuna categoria Big Plate. Dunque ricalcando il modello hollywoodiano, nelle settimane scorse sono state rese note le shortlist dei contendenti –  le cinquine dei candidati per ognuna delle 12 categorie maggiori, che diventano terzine per gli Small Plates –  giustificando una certa aspettativa per le sorti della ristorazione italiana, rappresentata a Parigi in ben 6 categorie: Retrobottega per No Reservation Required, DaGorini candidato tra le novità dell’anno, Lido84 nella categoria House Special, con la Cacio e Pepe cotta nella vescica di maiale di Riccardo Camanini. E poi Roscioli, storica insegna romana – conosciutissima all’estero – candidata per il premio Red-Wine Serving Restaurant; e Massimo Bottura, seppur indirettamente, con due candidature che fanno capo al suo impegno sociale (Food for Soul per la categoria Ethical Thinking) e alla sua creatività (Al Meni nella rosa da cui scegliere l’evento dell’anno).

Lara Gilmore ritira il premio Ethical Thinking sul palco dei World Restaurant Awards

I premiati

Ai blocchi di partenza, nel tardo pomeriggio parigino, si presentano in 73, provenienti da 22 Paesi del mondo: due terzi dei nominati sono europei. Alla fine della serata, i premi per l’Italia saranno due: porta a casa il piatto per la categoria House Special Riccardo Camanini, con la sua ormai celeberrima Cacio e pepe cotta in vescica di maiale; mentre è Food for Soul, sul palco con Lara Gilmore, a meritare il riconoscimento al progetto etico più meritevole, per l’impegno planetario con i refettori, partito nel 2015 a Milano e oggi replicato in molte città del mondo. Restaurant of the Year, invece, è il sudafricano Wolfgat. Di seguito i vincitori per ogni categoria:

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Ristorante dell’anno

Wolfgat, Paternoster (Sudafrica)

 

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BIG PLATES

Novità dell’anno

Inua, Tokyo (Giappone)

 

Atmosfera

Vespertine, Los Angeles (USA)

 

Collaborazione (tra chef e produttore) dell’anno

Paradiso X Gortnanain, Cork (Irlanda)

 

Enduring Classic (il ristorante sulla cresta dell’onda da almeno 50 anni)

La Mere Brazier, Lione (Francia)

 

Ethical Thinking

Refettorio, Food for Soul (Italia)

 

Evento dell’anno

Refugee Food Festival, Parigi (Francia)

 

House Special

Lido84, Gardone Riviera (Italia)

 

Forward Drinking

Mugaritz, San Sebastian (Spagna)

 

No Reservations Required

Mocotò, San Paolo (Brasile)

 

Off Map Destination

Wolfgat, Paternoster (Sudafrica)

 

Original Thinking

 Le Clarence, Parigi (Francia)

 

SMALL PLATES

 

Account Instagram dell’anno

Alain Passard, Parigi (Francia)

 

Red Wine Serving Restaurant

Noble Rot, Londra (UK)

 

Tatoo-free chef

Alain Ducasse, Parigi (Francia)

 

Trolley of the year

Ballymaloe House, Cork (Irlanda)

 

Tweezer-free kitchen

Bo.Lan, Bangkok (Thailandia)

 

Long-form Journalism

Lisa Abend, The Fool Circus (Fool Magazine, Svezia)

 

a cura di Livia Montagnoli