Tre bicchieri

Sempre meno suolo agricolo in Italia: nel 2023 persi altri 4mila ettari. Colpa del fotovoltaico?

Quasi il 10% interessa terreni passati al solare, per un impatto economico di 9,7 milioni di euro, secondo uno studio Ismea: Veneto, Piemonte e Sicilia in testa

  • 04 Dicembre, 2024
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Cementificazioni, abbandoni, cambi di destinazione. Il 2023 ha registrato una perdita di suolo agricolo per altri 4mila ettari, secondo l’ultimo Rapporto Ispra 2024, presentato a Roma. Il fenomeno è dovuto anche all’installazione di impianti fotovoltaici a terra (i cui progetti preoccupano non pochi Consorzi del vino italiani, come avvenuto in Maremma dalla Val di Cornia al Montecucco e aveva infiammato il dibattito sul Dl Agricoltura in primavera) che, in base a una stima Ismea, ha interessato poco meno di 400 ettari, pari al 9,5 per cento del suolo agricolo consumato nell’anno, seppure con una diversa intensità territoriale. A livello regionale, infatti, la maggiore incidenza dei suoli agricoli convertiti a fotovoltaico è al Nord, col 46,5% dei circa 400 ettari, rispetto al 40% di Sud e Isole e al 13,5% del Centro Italia. Il Veneto (17% del totale) guida la classifica regionale, seguito da Piemonte e Sicilia, con circa 14% ciascuno, e da Lazio e Sardegna con quote rispettivamente dell’11,5 e dell’11 per cento.

Effetto “covering” e impatto economico

I terreni transitati al solare valgono 9,7 milioni di euro. Il cosiddetto effetto covering da fotovoltaico è marginale in Puglia (2% dei 400 ettari nazionali) e soprattutto in Umbria, Marche, Toscana e Campania (ciascuna con 1% circa di quota). Nessun contributo da Trentino-Alto Adige, Val d’Aosta, Liguria, Molise e Calabria. A differenza della cementificazione, va detto che il suolo agricolo non è consumato in modo irreversibile. Per il 51%, fa sapere l’Ismea, ha interessato nel 2023 le aree rurali con agricoltura di tipo intensivo, in prevalenza in pianura e collina, il cui impatto sul piano economico e produttivo è significativamente maggiore rispetto ad altri contesti. Per un 13% ricade in aree interne con problemi di sviluppo, soggette a spopolamento e solo l’8% in aree urbane e periurbane. Prevalgono i seminativi, per lo più in pianura. Al Centro-Nord, il 95% delle superfici agricole dirottate sul fotovoltaico riguarda questa tipologia, contro il 77% del Mezzogiorno. Al Sud e nelle Isole entrano in gioco anche colture permanenti (20%), con un quinto dei terreni disimpegnati per fare posto ai pannelli solari in zone montane o pedemontane, come denunciato dagli stessi agricoltori siciliani alle prese con la siccità. Ad oggi, i pannelli fotovoltaici a livello nazionale occupano 18mila ettari, tra suoli agricoli ed extra-agricoli. Secondo Ispra, in Italia (agricoltura compresa) ogni 24 ore si perdono 20 ettari di suolo. Nonostante nel 2023 il trend abbia rallentato, la media è troppo alta e solo in piccola parte le perdite sono compensate dal ripristino di aree naturali (circa 8 km2, in gran parte per il recupero di aree di cantiere).

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