La cantina si racconta

Heritage cambia pelle. Val d’Oca punta sul design per raccontare il Prosecco Superiore

Nero e oro. Così la realtà di Valdobbiadene ridisegna la sua linea premium. Un restyling che parla al mercato globale senza dimenticare le proprie radici

  • 27 Novembre, 2025
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in collaborazione con Val d’Oca

Quando un’etichetta cambia pelle non è mai solo una questione estetica. È un manifesto di identità, un dialogo rinnovato con il mercato, talvolta persino una dichiarazione d’intenti. Val d’Oca lo sa bene e con il restyling della sua linea Heritage mette sul tavolo qualcosa di più di un semplice rinnovamento: la volontà di raccontarsi in modo diverso, mantenendo salda la tradizione e la nobiltà del Prosecco Superiore.

Nero e oro come statement

L’azienda ha scelto di ridisegnare l’immagine dei suoi prodotti di punta con una veste che parla il linguaggio della contemporaneità. Il giallo paglierino del Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Dry e i riflessi verdognoli dell’Uvaggio Storico Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Dry si vestono ora di nero, colore che evoca esclusività, raffinatezza e lusso. Una scelta audace per un prodotto che nasce tra i vigneti baciati dal sole del Veneto, ma tutt’altro che casuale. 

La bottiglia personalizzata porta impresso con la tecnica dell’embossing il logo aziendale, un grappolo stilizzato nella fase di allegagione, quando i fiori si trasformano in acini. Le capsule scure con dettagli dorati completano poi un’estetica che dialoga con altre eccellenze firmate Val d’Oca, come la collezione Rive Signature. È però nell’etichetta dell’Uvaggio Storico che il design rivela la sua anima più profonda, con un’immagine in bianco e nero e scritta in lamina d’oro che richiama il quaderno in cui, oltre cinquant’anni fa, venivano annotati a mano i conferimenti delle uve dai soci.

Val d'Oca

«Con il nuovo stile della linea Heritage abbiamo voluto trasformare la nostra gamma di eccellenza, rafforzando la nostra identità e la qualità che ci contraddistingue in un tributo al territorio di Valdobbiadene», racconta Stefano Gava, direttore generale di Val d’Oca. Parole in cui si coglie la sfida di una realtà cooperativa chiamata a conciliare esigenze commerciali con il radicamento territoriale e il rapporto con i soci viticoltori.

Una cooperativa come memoria liquida

Del resto Val d’Oca non rappresenta solo un marchio, ma è anche il nome di un luogo tutelato dal 2019 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Si tratta di una collina coltivata a Glera plasmata da generazioni di viticoltori, dove poche case si alternano a una strada che si inerpica a zig zag tra le Prealpi Trevigiane. Da questa località prende nome il brand della Cantina Produttori di Valdobbiadene, dagli anni Novanta indicazione dei vini destinati al canale horeca.

Vendemmia Val d'Oca

Oggi, con il rinnovamento di Heritage, Val d’Oca lancia un messaggio chiaro. Anche una realtà cooperativa, radicata nel territorio e nella tradizione, può dialogare con il design contemporaneo senza perdere la propria anima. Perché il vero lusso, tra le colline di Valdobbiadene, continua a nascere dall’incontro tra la terra, il lavoro dell’uomo e il tempo che sa aspettare.

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