Barcellona e il gusto della metamorfosi tra tapas d’autore, cocktail d’avanguardia e cucina d’identità. Sembra un titolo ma è la realtà odierna della città. La capitale della Catalunya (anche gastronomica) non smette mai di reinventarsi e più di ogni altra in Spagna ha saputo fondere spirito mediterraneo, avanguardia e cosmopolitismo. Vive oggi una nuova stagione gastronomica fatta di contaminazioni felici, sostenibilità concreta e ritorno all’autenticità, tra mercati iconici e indirizzi che accontentano chi ha voglia di bistrot di quartiere, fine dining, tavole appaganti e cocktail bar (iconica paella compresa).

Da dove partire per chi è alla prima visita nel capoluogo catalano? La Boqueria: il cuore pulsante del gusto
Partiamo dal simbolo. Il Mercat la Boqueria resta il punto di riferimento per chi vuole capire davvero Barcellona. Non è solo una meta turistica, ma un teatro del quotidiano dove chef, residenti e curiosi si mescolano tra banchi di pesce freschissimo, jamón ibérico tagliato al coltello e frutta tropicale. Fermarsi da El Quim o al Bar Pinotxo per un piatto espresso di seppie con fave o croquetas è un rito d’iniziazione. Ora che ci si è scaldati bisogna scegliere dove andare tra le tantissime insegne pronte ad accogliere i viaggiatori enogastronomici.

Un indirizzo leggero, informale e tanto buono è Santa Gula. Un piccolo ristorante situato nel quartiere Gracia, dove Martín Marchese (con il socio Nacho Nuñez) seleziona accuratamente ingredienti di stagione per creare piatti di ispirazione mediterranea con tocchi che riflettono lo spirito avventuroso del team. Tutto cambia di stagione in stagione ma non quell’approccio piacevole e fresco di una cucina godibilissima. Condividete i piatti partendo dai gyoza di guancia di vitello con succo di vegetali e formaggio basco Idiazábal, passando per le carote arrosto con arancia e ricotta e arrivando al riso di calamari al nero con aioli al prezzemolo e zafferano.

I gaudenti avranno certamente sentito parlare di Ultramarinos, piatti e piattini (anche mezze porzioni per provare di tutto un pò), tapas e convivialità mediterranea guardando la Rambla. Un inno alla condivisione spagnola con il suo piacere intrinseco per il gusto. Il locale dal mix di azulejos, travi in ferro e legno, serve tapas classiche create con mano leggera: patatas bravas con aioli affumicato, polpo alla gallega e crocchette cremose. Una cucina sincera, vivace, perfetta per chi vuole assaporare Barcellona in versione più pop ma di grande qualità. Un ristorante insolito con due spazi distinti. In uno continua a vivere il vecchio bar degli anni ’70 in cui godersi risate e lavoro dei camerieri sul lungo bancone da dodici posti guardando la griglia; nell’altro l’anima del ristorante prende vita per una cena più rilassata, qui tutto è cucinato su braci di legna di leccio, quercia o ulivo. Bisogna viverlo per capirne l’anima: tutto fatto in casa, insaccati, salumi, carni salate, terrine, salsicce, sottaceti, carni affumicate.

Contracorrent Bistró è il posto in cui la creatività dello chef Nicola Drago viene servita quotidianamente tramite una proposta unica che unisce i sapori italiani ai migliori prodotti dei mercati di Barcellona: tapas e piccoli (o grandi) assaggi identitari accompagnati dai vini naturali scelti e serviti dalla sommelier Anna Pla. A disposizione un menu degustazione per il pranzo secondo stagione e disponibilità del mercato, in chiave parecchio slowfoodiana. Fagioli bianchi di Santa Pau e carpaccio di gamberi, insalata di tonno bonito confit, radicchio e jalapeño o ragù di cefalopodi e spuma di polenta. Una delle voci più autentiche della nuova scena gastronomica cittadina.

Andate poi da Melós ristorante. Nel quartiere dell’Eixample, il giovane chef Miquel Pardo propone la sua idea di grande cucina ancorata alle radici mediterranee attraverso due menu degustazione che creano un interessante equilibrio tra sapori consacrati e modernità. Un ristorante dagli spazi contenuti e tanto accogliente dove imperdibile è la quaglia servita in due tempi o il riso con anemone di mare e scampi. Servizio con il sorriso, un bar, una manciata di tavoli e tanta strada davanti per questa nuova insegna.

Sete? Fresco d’apertura è il Bar Stravinsky’s Parfumerie. Nel cuore del quartiere El Born, a pochi passi dal locale Dr. Stravinsky (sempre in mano a Cesar Montilla) che dal 2017 ha segnato un prima e un dopo nel panorama di Barcellona, ora esiste questo club privato che trasforma il modo di degustare i drink e di vivere il cocktail bar, portandolo ad un livello quasi museale. Qui tutto è fatto in casa: distillati, fermentati, infusioni. Il risultato sono drink che giocano con texture, profumi e botaniche in un ambiente che ricorda un laboratorio vintage. È una tappa imprescindibile per chi cerca esperienze multisensoriali.
Ovviamente non può mancare una visita da Paradiso, creatura dell’italiano visionario Giacomo Giannotti, diventato uno dei cocktail bar più famosi al mondo. Nascosto dietro una falsa porta frigo di una salumeria del Born, Paradiso è da anni nella lista dei migliori bar esistenti. La sua forza è nella ricerca, innovazione e teatralità: drink serviti in oggetti surreali, fumo, luci e ghiaccio scolpito. Ma dietro la scenografia c’è sostanza: la mixology del team di Giannotti è un laboratorio di fantasia e precisione. Ogni cocktail racconta una storia, spesso ispirata alla scienza o alla natura (vi aspetta anche la segreta Macallan Room).

Di più, anche nei bar d’hotel si beve egregiamente nonostante siamo di solito restii a varcare le porte di un hotel per godere di un banco bar. Proprio lo scorso settembre è andata in scena la prima edizione della Barcelona Hotel Bar Week.
Come si beve nei bar d’hotel di Barcellona? Qual è lo stato dell’arte? «C’è ancora un po’ di lavoro da fare, ci sono alcune insegne che lavorano già molto bene, altre che hanno un grande potenziale, hanno voglia di imparare, quindi c’è lavoro da fare, perché comunque finora alcuni non hanno nemmeno uno staff o un team completo, quindi a volte sei il bartender, a volte no. C’è la voglia di migliorare, ed è positivo, però devo dire che le location che lavorano bene, lavorano davvero bene, quindi è un buon segno e il livello è davvero buono», dice la creatrice dell’evento Bianca Grisolia.
Esempio sono il Cotton House, che con il suo Batuar Bar & Restaurant ha ricreato un raffinato salotto del bere in un ex palazzo tessile, tra marmo, velluti e una terrazza verde, proponendo una miscelazione classica ma all’avanguardia, o il Punch Room di Barcelona EDITION, uno speakeasy elegante ispirato ai club londinesi. Luci soffuse, cocktail serviti in punch bowl e atmosfera intima da members club. Lo spazio combina stile e carattere, una tappa obbligatoria sulla scena dei cocktail di Barcellona.

Appuntatevi anche il nuovo Hotel Borneta. Il suo cuore è Volta, un vivace ristorante con cucina a vista, un elegante cocktail bar e un’ampia terrazza riparata sotto gli iconici archi dei Porxos de Fontseré. Creato dallo chef Andrea De Benedictis, il menu del Volta è un viaggio gastronomico alla scoperta della costa mediterranea, ispirato ai sapori intensi di Spagna e Italia, Francia e Nord Africa. I piatti semplici e gustosi sono preparati con i migliori ingredienti locali provenienti da piccoli fornitori della zona e vogliono riflettere il famoso spirito di generosità mediterraneo. Prima di andar via godetevi un drink al 180°, l’esclusiva terrazza panoramica con piscina da cui ammirare tutta la bella città.

C’è anche un altro indirizzo che molti appassionati di certo conosceranno, è l’Hotel Monument dove più che per un drink, si arriva per provare l’arte edibile del mirifico chef Paolo Casagrande nel suo (e di Martín Barasategui) ristorante Lasarte. Che le tre stelle Michelin vi facciano o meno effetto, questo è un posto che vale il viaggio. Aperto nel gennaio 2006, l’insegna ha conquistato la sua prima stella già dopo un solo anno di attività, per poi raggiungere nel 2017 l’ambitissimo traguardo delle tre stelle, primo ristorante della città a ottenere il massimo riconoscimento della celebre guida rossa.

La proposta gastronomica del Lasarte conserva l’essenza della cucina di Berasategui, arricchita dall’impronta personale e creativa di Casagrande. Qui il prodotto è protagonista assoluto, ogni piatto è costruito con equilibrio e precisione, in un dialogo continuo tra mare, terra e territorio tutto. Rigore, precisione, bellezza, viaggio edibile e tanto lavoro svolto da un’ingente squadra di giovani appassionati.

Una buona pizza, però, non può mai mancare, ma solo se è davvero degna di chiamarsi tale. Garden Pizza serve dischi niente male, parola del sottoscritto.
Si tratta di una piccola catena di pizzerie nata a Sant Cugat del Vallès, ai piedi del Parco Naturale di Collserola (a 10 minuti da Barcellona), di proprietà degli stessi amici di Santa Gula. Una scelta non solo estetica, il luogo ameno è bellissimo, è un dialogo costante tra architettura e natura, tra il calore di casa e la tranquillità che la natura offre. Stile napoletano, lievitazione di 72 ore, ricerca di farine selezionate, massima digeribilità. Senza dimenticare l’inclusività: c’è la più ampia selezione di pizze vegane di qualsiasi catena, impasti realizzati con cereali senza glutine e grande accoglienza per gli amici cani. Oggi Garden Pizza si trova in vari punti della Catalunya, in altre cittadine della provincia barcellonese, tutte immerse nel verde che offre un’esperienza unica dove la natura diventa un elemento integrante dell’esperienza, e tutte accomunate da una selezione delle materie prime quasi maniacale.
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