Quando nel 2025 gli è stato assegnato il premio One to Watch, non avremmo immaginato che meno di un anno dopo lo avremmo visto svettare sulla lista dei 50 migliori ristoranti del Medio Oriente e Nord Africa. Così invece è stato: la cerimonia dei MENA’s 50 Best Restaurant, tenutasi il 3 febbraio ad Abu Dhabi, ha visto salire sul palco il team di Khufu’s, ristorante di cucina egiziana che in molti conoscono soprattutto per la posizione spettacolare, affacciata com’è su una delle sette meraviglie del mondo, la piramide di Cheope, detta anche Khufu (ecco spiegato il nome sull’insegna).

Himanshu Saini di Trèsind Studio
Non era scontato: in tanti scommettevano su locali ben più famosi nel panorama internazionale, come Trèsind Studio al terzo posto con la magnifica cucina pan indiana di Himanshu Saini e Orfali Bros, neo-rinnovata insegna dei tre fratelli di origine siriana Mohammad, Wassim e Omar Orfali che hanno conquistato la medaglia di legno.

Mohammad Orfali di Orfali Bros
Entrambi protagonisti di primo piano di una Dubai sempre più rilevante nel panorama della ristorazione internazionale, stavolta hanno dovuto cedere il passo anche alla regina del ramen di Dubai, chef Neha Misra, e alla sua izakaya Kinoya (una filiale è anche al magazzino Harrods di Londra) che ha conquistato il secondo posto; ma non sono comunque rimasti a bocca asciutta: a Himanshu Saini è stato il più votato dai colleghi, conquistando il Chefs’ Choice Award, mentre Omar e Wassim Orfali si sono aggiudicati il Best Pastry Chef Award.

chef Mostafa Seif
La cucina di Khufu’s è – appunto – quella locale, firmata dallo chef Mostafa Seif, mentre la proprietà è di Pier88, gruppo che porta dritto dritto alla Calabria, terra di origine di Giovanni Bolandrini, patron insieme al socio egiziano Naguib Sawiris (uno degli uomini più ricchi dell’Africa). Bolandrini, classe 1962, lunghi trascorsi a Londra, nel settore della moda, apre il gruppo Pier88 nel 2008 cominciando la sua scalata da imprenditore nel settore dell’ospitalità. Quando apre Khufu’s, nel 2022, ha già un portafoglio di ristoranti (oggi sono una ventina) e conosce bene il panorama locale.

Giovanni Bolandrini
È lui – vuole la vulgata – a spingere per una cucina egiziana contemporanea, che recupera certe tonalità espressive e le interpreta con mano leggera, lasciando emergere con eleganza materie prime di valore e preparazioni eseguite con perizia. In cucina c’è Mostafa Seif, un volto noto anche al grande pubblico (ha vinto Top Chef Arabia nel 2017) che sa rinnovare dall’interno la tradizione della cucina egiziana senza mai tradirne le istanze, a partire dalla grande attenzione per il mondo vegetale, dalla rilettura dei classici locali, senza dimenticare la cucina rurale e quella della memoria, con i piatti identitari (incluso il Koshari patrimonio dell’umanità Unesco) e quelli che raccontano l’anima e la storia del Paese in modo molto attuale. Aperto dal mattino per le colazioni a dopo pranzo, è un posto molto popolare, anche grazie ai prezzi accessibili, alla vista mozzafiato sul parco archeologico di Giza, all’ambiente spettacolare e a una frequentazione ad alto tasso di mondanità: tutto il bel mondo passa da qui.

Salam Daqqaq
Con 16 new entry, 14 città, la classifica quest’anno si fa ancora più animata del solito. Al quinto posto, Highest New Entry dell’anno, Beihouse di Beirut. Tra i premi speciali: Best Female Chef assegnato a Sara Aqel ad Amman, Icon Award andato a Salam Daqqaq – intensa nello spirito come nella cucina di Sufret Maryam e Bait Maryam di Dubai- per il suo impegno culturale a favore della gastronomia palestinese, Sustainable Restaurant Award andato a Farmers di Marrakech; l’Art of Hospitality Award conquistato da La Grande Table Marocaine al Royal Mansour Marrakech e consegnato da Mauro Uliassi; non l’unico italiano sul palco: alla postazione numero 24 c’è Sesamo nell’hotel Royal Mansour Marrakech, ristorante di casa Alajmo dove opera chef Riccardo Barni.
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