A Villa d’Este, dimora del 1500 divenuta hotel nel 1873, il lusso cammina in punta di piedi. I lampadari sussurrano, i camerieri planano, gli ospiti parlano a bassa voce come se non volessero disturbare la calma del lago di Como. È un posto magico, fiabesco, nel senso più bello del termine. Poi però si scende di un piano. E lì cambia la musica. Perché mentre sopra si brinda con grazia, sotto si lavora con precisione svizzera. Per gli amanti del vino, i veri appassionati, il cuore pulsante della villa non batte tra affreschi e giardini, ma sottoterra, in una cantina talmente “importante” che la parola suona timida. Qui il tempo non passa: si mette in bottiglia, si etichetta e si archivia.

I numeri fanno venire i brividi a chiunque, anche a persone abituate a frequentare i migliori Wine Club del mondo. Parliamo di 12mila etichette e di uno stock di 160mila bottiglie, divise in diverse sale climatizzate a dovere. Siamo d’accordo che sono dati che stupirebbero tutti? Forse sì, di sicuro non stupiscono chi quella cantina mastodontica l’ha creata in pochi anni, a partire dal 2022. Quattro anni fa le etichette erano 300, in prevalenza italiane e la selezione era quella ordinaria che ci si aspetta in luoghi ricettivi come questo.
Alex Bartoli, imolese, allora neanche trentenne, arriva e gli viene dato l’incarico di Wine Director del gruppo con l’obiettivo di costruire una grande cantina e, cosa molto più difficile, di far diventare questo luogo una Wine Destination, conosciuta in tutto il mondo. Alex ci riesce e lo fa in grande stile, forte della sua esperienza che inizia al il San Domenico di Imola, prosegue all’estero, per poi continuare, tra gli altri, da Cracco e all’Enoteca Pinchiorri.
Ma, per arrivare a numeri del genere, oltre alla ricerca, ci vuole una catalogazione degna del miglior archivista arrivato alla pensione. Ogni esemplare è codificato per azienda, annata, reperibilità. Rossi, bianchi, bollicine, dolci e tanti grandi formati. Le comande piovono in tempo reale, lo scarico è automatico, l’inventario si aggiorna da solo. In estate si superano le 120 al giorno, per circa 40mila movimentazioni l’anno. E se il cliente desidera lo Champagne alla temperatura “come dico io”, nessun problema: c’è un sistema che raffredda di un grado e mezzo al minuto.

Poi arrivano le star, quelle che trasformano la carta in un romanzo che vorremmo non finisse mai: più di 100 annate di Château d’Yquem, la prima è la 1893. Altrettante di Château Mouton Rothschild, un Lafite del 1878 e un Montrachet di Domaine de la Romanée-Conti 2000 da sei litri che vengono i brividi solo a guardarlo. Per l’Italia, invece, abbiamo un Masseto da 15 litri del 2016 e due bottiglie che definirle rare è un eufemismo: Sassicaia 1962 e 1967. Ricordate quale fu la prima annata in commercio? La 1968.
Ma la cosa più bella è che qui c’è spazio anche per etichette meno note, meno blasonate, quelle frutto di una ricerca che non guarda gli andamenti delle aste, ma osserva i cambiamenti del mondo del vino e trova tanti tanti vini di zone meno conosciute, di vitigni sconosciuti ai più che vengono sbicchierati con passione e fatti conoscere. Da bere al ristorante più importante della dimora o anche al bar vista lago, con pochi pensieri in testa e un grande bicchiere tra le mani.
Villa d’Este – Cernobbio (CO) – via Regina, 40 – +39 031 3481 https://www.villadeste.com/it
Niente da mostrare
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd