Salire fino in cima al nuovo Retrobottega, sul roof del palazzo delle arti della Fondazione Fendi, è un’occasione per vedere Roma dall’alto, da una terrazza per una volta non esclusiva, ma democratica e vitale, tutta sneakers e t-shirt, dj set ed energia: caffetteria aperta a tutte le ore, ristorante con proposte diverse, fine dining ed easy dining. Una cosa è certa: niente noia.

La terrazza dell’area ristorante Retrobottega. Foto: Glauco Canalis
Per una qualche ragione, Retrobottega divide. È un pregio, sia chiaro. Significa che ci sono delle idee e si sa che le idee non devono piacere per forza a tutti. Piacciono a molti, però, perché è capitato raramente, negli ultimi 6-7 anni, di non trovare un bel po’ di gente ai loro tavoli.

La sala di Retrobottega rhinoceros. Foto: Glauco Canalis
Quei tavoloni sociali che nel corso del tempo sono diventati un marchio di fabbrica del ristorante e che oggi occupano il quinto piano di rhinoceros, in cima all’edificio firmato Jean Nouvel – l’unico grande progetto capitolino dell’architetto francese – di casa Fendi: spazio espositivo e d’ospitalità, in cui vecchio e nuovo convivono con armonie taglienti.

Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice. Foto: Glauco Canalis
Che a inizio aprile è diventato la nuova casa di Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice, usciti quel locale ventricolare tra i vicoli della città antica, un posto che in 10 anni di vita ha vissuto mille cambiamenti, dando seguito a un certo spirito irrequieto e inafferrabile: ristorante, enoteca, caffetteria, e ancora panificio, pastificio, street food. Poi il cambio più radicale e il trasferimento. Via le pareti scure, via lo spazio senza finestre, i due si sono ritrovati a fare i conti con la luce, una luce che cambia con il passare delle ore, trasforma la scena e cattura l’attenzione senza chiedere il premesso.

Il Palatino sullo sfondo e i cortili nascosti
Che vista ragazzi: ti guardi in torno e vedi Roma tutta. Non solo i monumenti – l’Altare della Patria o la torre medievale San Martino ai Monti, l’Arco di Giano tutto impacchettato, San Giorgio al Velabro e uno scorcio di Circo Massimo – ma anche la città con la sua vita: il lungotevere, il suo viavai e il Tevere subito dopo, gli impensabili cortiletti cittadini da villetta di provincia bene, i lavori in corso (Dio mio quanti), i giardini nascosti e i tetti, il famoso traffico di roma e una luce che presa nel momento giusto non è mai abbastanza famosa. Il tramonto da qui vale il viaggio ma anche al mattino questa vista dice molto.

La vista verso Lungotevere
Qui si apre alle 8.30 e si chiude verso la mezzanotte, perché quella creatura mutante di Miocchi&LoIudice è di nuovo bifronte. Sali al quinto piano e decidi: a sinistra ristorante, a destra all day dining. In mezzo uno stretto passaggio che immaginiamo possa dare del filo da torcere quando il servizio è a pieno ritmo. Senza dimenticare che c’è anche un ulteriore spazio ancora sopra, dove si danno il cambio produttori di vino, dj, festeggiati o semplici avventori.

I coperti non sono pochi, ormai, se mettiamo insieme quelli del ristorante (con i lunghi tavoli, interni ed esterni) e del bar punteggiato da divani e tavolinetti alti e bassi, e l’immancabile tavolone in cui sin dal primo giorno c’è chi ne ha approfittato per smart working e caffè (gli specialty di Nudo) con lievitati; durante il giorno la proposta scivola via semplice ed efficace: toast e Caesar salads, pastrami sandwich, tramezzini e french fries, e poi ad andare fino all’ora dell’aperitivo, quando il cielo s’infiamma e ogni cosa pare più facile. C’è chi arriva solo per quello, e va bene così. Non è facile trovare un luogo così versatile e accessibile in un posto come il palazzo della Fondazione Alda Fendi.

Palazzo rhinoceros dal basso
Si viene per la vista, si beve qualcosa, si rimane per la cena. Di nuovo un passo doppio: c’è una carta con qualche piatto già rodato a via della Stelletta (come il risotto aglio orsino, semi di zucca e capperi o l’immancabile Katsu Sando, ora con carote bbq, cheddar, salsa romesco) e altri entrati adesso, e un menu degustazione al buio ed estemporaneo, nato dalle scorribande nel vicinissimo mercato di San Teodoro (basta affacciarsi per vederlo ai piedi dell’edificio).

Calamaro e cedro
Si chiama Sabotage ed è una sequenza di piatti fuori menu tutti da condividere, in cui a nostro avviso Alessandro Miocchi – è lui all pass, mentre Lo Iudice è saldamente alla regia della sala – sa esprimersi con grande agio, da improvvisatore provetto. Perché si diverte e si vede, azzarda e prende la misura, legge il prodotto, come nel caso del calamaro con cedro – con una cottura decisa che dà struttura e morso, e una salsa piena di tensione che ricorda da lontano gli spigoli di un kimchi nostrano – gioca con quanto trova tra i banchi del mercato, come nel caso della crema di verdure di stagione con aglioli e piselli crudi o l’insalata di agretti (in carta) con fagiolini, salsa alla paprika, stracchino e bottarga; e poi torna alle belle cotture come per il maiale (per noi con i friggitelli). Crediamo sia la formula più felice per vivere appieno l’esperienza di questo Retrobottega, perché restituisce l’atmosfera che si vive in cucina, accoglie il rischio che – finito il necessario rodaggio – saprà esprimersi con ancora più precisione e smaliziata irriverenza.
Retrobottega – Roma – via del Velabro, 9 – https://www.retro-bottega.com
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