Dietro al progetto Combo c’è l’imprenditore torinese Michele Denegri, già patron del ristorante Del Cambio. A lui si deve l’idea di trasformare edifici storici abbandonati in luoghi da vivere per i turisti e la città. Con ospitalità e servizi per la comunità. Ristorazione compresa. A Torino, in sinergia con i contadini di Porta Palazzo.
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Combo. Ospitalità e social housing

Combo è un bar, un ristorante, una radio, una galleria d’arte, un palco, un ostello, un giardino, un punto di vista, una prospettiva. Combo è molte cose, che combinate insieme diventano ancora di più”. Questa è l’ospitalità secondo Combo, progetto ideato da Michele Denegri, che nel mondo della ristorazione è noto soprattutto per aver rilanciato il mito di un luogo storico come il Cambio di Torino, salvandolo dal declino. Anche quella di Combo, in effetti, è un’operazione ambiziosa, se non addirittura visionaria. Che prende spunto da modelli di riferimento internazionali (quanto sono cambiate la fisionomia e l’identità di un ostello negli ultimi vent’anni?) per impostare un discorso di qualità sull’ospitalità informale, che determina, a caduta, la rigenerazione di spazi urbani abbandonati e dunque il ripristino di luoghi che restituiscono valore alla comunità, offrendogli servizi e tempo da condividere (leggi social housing). Il percorso di Combo inizia circa tre anni fa, ma ora l’accelerazione è evidente, e il progetto entra nel vivo, colonizzando le principali città italiane.

Combo e il recupero degli spazi abbandonati

Il comun denominatore è la selezione di spazi significativi per la città, di cui esaltare la storia e la struttura architettonica. Che cambia, di volta in volta, ma è sempre molto suggestiva: a Venezia, nel primo nato del gruppo (maggio 2019), siamo all’interno dell’ex convento dei Crociferi, nel sestiere di Cannaregio; all’inizio dell’autunno 2019, invece, si è concretizzata l’apertura a Milano, con la ristrutturazione di un’ex casa di ringhiera affacciata sui Navigli, messa a bando dal Comune con l’intenzione di farne un ostello. Combo ha risposto all’appello, sbaragliato la concorrenza e portato a termine nel giro di un paio d’anni una riqualificazione impegnativa dal punto di vista edilizio e culturale.

Lo spazio coworking di Combo a Milano

Combo a Milano, sul Naviglio Grande

Così, accanto alle 42 camere (per un totale di 217 posti letto), l’edificio aggrega una serie di spazi e servizi aperti alla città, secondo la filosofia della casa, che associa alla convenienza per il turista (o lo studente in visita alla città), il desiderio di essere centro di aggregazione per chi la città la vive quotidianamente. Dunque spazio a servizi di utilità – come un centro di supporto alla genitorialità, o la società di microcredito PerMicro – ma pure a una web radio, alle residenze artistiche, al bar/ristorante ancora in cerca di una fisionomia gastronomica precisa, ma dotato di un bello spazio per colazioni di lavoro e relax (con wifi gratuito). A Torino, nella città del patron Denegri, l’approccio è stato analogo. I risultati si apprezzano da qualche giorno, nella prima sede cittadina di Combo, che già accetta prenotazione e ospiterà i primi clienti a partire dal 20 gennaio.

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La camerata con i letti a castello di Combo Torino

Combo a Torino. L’ex caserma di Porta Palazzo

Siamo a Porta Palazzo, in un’ex caserma dei Vigili del fuoco. E Denegri, intervistato da La Repubblica, sottolinea che Combo “non arriva con l’idea di riqualificare l’area di Porta Palazzo”, piuttosto per trarre stimoli “dall’energia che questo quartiere ha già”. Per i non torinesi, Porta Palazzo è principalmente la casa di uno dei più grandi mercati d’Europa. Quartiere multietnico e popolare, di recente ha visto cambiare il suo volto con l’arrivo del Mercato Centrale di Umberto Montano, proprio dirimpetto ai banchi storici, nell’ex PalaFuksas. E le cose cambieranno ancora. Resta intatta, però, l’anima autentica della zona, di cui Combo ha tutta l’intenzione di beneficiare: 45 camere per iniziare (saranno 60 in primavera, con prezzi a partire da 25 euro per notte), oltre 7mila metri quadri a disposizione in cui si articolano anche gli spazi comuni, con l’Atlas Room per proiezioni ed eventi, la Fire Hall destinata a ospitare mostre e residenze artistiche, una radio, un negozio, un ristorante e un bar (che presto diventeranno due). Per trasformare l’edificio di corso Regina Margherita – fondato nel 1883, in stato di abbandono da 20 anni – sono stati spesi 14 milioni di euro: il progetto è firmato dall’architetto Ola Sondresen, che si è servito di maestranze piemontesi per gli arredi. E ora Combo darà lavoro a 30 dipendenti.

Il ristorante di Combo a Torino

Il ristorante di Combo, con il bar per chi lavora al mercato

Significativa, per quel che riguarda l’offerta gastronomica, è l’idea di rifornirsi ai banchi contadini del mercato di Porta Palazzo, vicino di casa che sarà dunque fonte di ispirazione per una cucina a base di prodotti freschi e stagionali: “Nel nostro menu troverai sempre almeno due piatti creati a partire dai prodotti dei contadini locali”, specifica la presentazione del ristorante sul sito di Combo. Lo spazio lavorerà dall’ora della colazione (dolce e salata, a buffet), per proseguire con la pranzo e la cena alla carta. La domenica spazio al brunch. E poi aperitivi e cocktail, fino a tarda sera. Da marzo, invece, sarà operativo un secondo bar – affacciato direttamente sulla loggia del mercato dei contadini – aperto dalle primissime ore del giorno, “al servizio di chi inizia a lavorare al mercato alle 5 del mattino”. Ma non finisce qui, perché Combo aprirà anche in un ex dopolavoro di Bologna, a Verona (in un’ex scuola) e Roma, in un ex convento del rione Testaccio.

Combo – Torino – corso Regina Margherita, 128 – www.thisiscombo.com

 

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a cura di Livia Montagnoli