Arachidi, noccioline americane, spagnolette, bagigi, scachetti, caccaetti. Sono tanti i nomi usati per chiamare i frutti di queste piante leguminose. Che ora si coltivano anche in Italia.
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È partito tutto dalla Toscana, ma ora si sta diffondendo a macchia d’olio. Sempre più aziende agricole si stanno infatti avvicinando alla coltivazione di queste leguminose particolari, eppure non è una totale novità: c’è stato un tempo infatti in cui le arachidi si coltivavano anche qui da noi, soprattutto in Nord Italia.

Marco Razzolini arachidi italiane
Marco Razzolini

La coltivazione delle arachidi in Italia

In Italia la coltivazione delle arachidi ha origini in realtà abbastanza antiche”, ci racconta Marco Razzolini, pioniere moderno di quelle made in Toscana, precisamente made in Venturina. Parliamo della seconda metà dell’Ottocento, “ebbe uno sviluppo modesto in seguito alla politica autarchica, ma si diffuse soprattutto nel secondo dopoguerra, raggiungendo più di 5mila ettari distribuiti in diverse regioni, dal Piemonte alla Sicilia, con un grande sviluppo in Veneto e in Emilia”.

arachidi italiane

Successivamente la coltivazione di arachidi subì un arresto, diventando più che altro un prodotto da coltivare per il consumo personale. “All’inizio degli Anni ’90 la coltura era praticamente scomparsa dall’Italia, vuoi per l’elevato fabbisogno di manodopera per la raccolta, vuoi per un problema di meccanizzazione: le macchine necessarie per la trebbiatura e lo sterramento sono tutte di provenienza americana, dunque adatte ad appezzamenti di terreno enormi, non certo idonei alla realtà italiana”. Un problema non da poco che Marco ha affrontato con caparbietà. Ma facciamo un passettino indietro.

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Da venditore di noccioline tostate a produttore

Come è nata l’idea di coltivare le arachidi? “La nostra azienda è specializzata nella tostatura durante le fiere o le sagre, da sempre ci portiamo dietro un grande tostatore a legna costruito interamente in ghisa risalente al secolo scorso – pesa 12 quintali! – con il quale rendiamo felici grandi e piccini. A un certo punto della nostra attività, però, ci siamo resi conto che sempre più persone erano interessate alla provenienza delle arachidi. Di dove sono?, chiedevano, e le risposte erano sempre le stesse: Israele, Brasile, Cina, Stati Uniti. L’Italia non pervenuta. Così abbiamo pensato di iniziare un nuovo business”.

arachidi italiane

Era il 2007. “Provenendo da un altro settore, ci siamo avvalsi di collaborazioni con agronomi e con i senegalesi che hanno un know-how importante – il Senegal è uno dei paesi dove si producono più arachidi – gli agronomi sapevano la teoria, ma la pratica ce l’hanno svelata i senegalesi”. Come per esempio l’epoca di semina migliore, che va da fine aprile a inizio ottobre, o come fare la rincalzatura, ovvero riportare la terra dall’interfila alla base delle piante: “La pianta delle arachidi è un po’ strana, una volta che il fiore viene fecondato, crea un ginoforo, una sorta di protuberanza che cerca il terreno e solo quando lo trova, comincia a fruttificare. Dunque, se riesci a poggiare una piccola quantità di terra nel momento giusto, si ha più produzione. È questione di manualità e sensibilità appresa lavorando, non c’è teoria che tenga”.

L’azienda agricola Paggetti Stefania a Venturina

Oggi nella sua azienda agricola in Val di Cornia, che ha chiamato come la moglie Paggetti Stefania, coltiva sei ettari di terreno per una quantità di arachidi prodotta che ammonta a circa 100 quintali di arachidi della cultivar Virginia. Numeri resi possibili grazie anche alla meccanizzazione. “Alla fine abbiamo optato per delle trebbiatrici cinesi – in Cina lo Stato affida ai contadini piccoli appezzamenti, quindi i macchinari sono adatti a queste grandezze – riadattandole per il mercato italiano, in parole semplici le abbiamo rese più sicure. Per lo sterramento, invece, usiamo delle macchine che si usano anche per la coltivazione di patate”.

crema di arachidi italiane

Marco le sue arachidi continua a venderle tostate alle sagre, fa spedizioni in tutta Italia e tra i suoi clienti compaiono anche ristoratori, come Fulvietto Pierangelini o Renato Trabalza del famoso ristorante romano Sora Lella, e gelatieri, da Simone De Feo di Cremeria Capolinea di Reggio Emilia a Stefano Guzzetti di Ciacco a Milano e Bergamo. Questi ultimi, a esser precisi comprano la pasta d’arachide (di arachidi precedentemente tostati da Marco) preparata nella torrefazione Lady Caffè con l’ausilio di un micronizzatore a sfere che consente di ottenere un prodotto liscio, perfetto per la gelateria ma anche da utilizzare nella preparazione di dolci.

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Il consumo di arachidi in Italia

Le arachidi a quanto pare hanno un bel giro di estimatori, che si va a sommare ai sempre più numerosi amanti delle noccioline americane, “il consumo è in costante incremento (complice anche l’aumento dei vegani?), siamo nell’ordine di 600mila tonnellate in Europa, di cui 30mila solo in Italia”. Sarà anche per questo che l’esempio di Marco lo hanno seguito in molti, da Giovanni Auriemma dell’azienda La Cenerentola Frutta Secca a Vito Bucillo di Agribio Eboli, dall’azienda casertese Montella Bio alla Cooperativa Maiscoltori Basso Ferrarese, che ha cominciato per una questione di sovescio: la pianta di arachide è un azotofissatore quindi rigenera i terreni.

arachidi italiane

Italiana Arachidi

Queste realtà si sono unite in unico cappello per volere di Giovanni Auriemma”, ci spiega Luca Ardito, l’agronomo che sta seguendo il progetto “Italiana Arachidi”; questo per differenziarsi dal marchio registrato da Razzolini “Arachide Italiana”. “Il progetto è partito nel 2016 con prove parcellari e oggi siamo arrivati a 100 ettari coltivati: siamo la realtà produttiva più ampia d’Italia, toccando Puglia, Campania, Veneto ed Emilia Romagna”. I loro prodotti li potete trovare in esclusiva tra gli scaffali di Coop Italia. Al nutrito gruppo di produttori di arachidi, si aggiungono tantissime altre realtà da Nord a Sud, pensiamo per esempio a Biofactor in Veneto, anche loro inizialmente specializzati nella coltivazione di mais “per portare in Italia la coltura del popcorn biologico”. Ma al puzzle delle arachidi manca ancora un piccolo tassello.

Il primo seme italiano

Le aziende di cui vi abbiamo parlato sopra, per iniziare la loro attività hanno comprato il seme dagli Usa, “trattandosi di piante semioleosi – spiega Razzolini – non hanno una grande germinabilità (siamo nell’ordine del 60/70%), e quelli americani in tal senso ci danno maggiori garanzie”. Per ora. La Società Italiana Sementi, infatti, si è attivata nella produzione di un seme interamente italiano. Il presidente della Sis Mauro Tonello si sta occupando della questione: “Fino al ’74 anch’io avevo un’azienda agricola a Codigoro di arachidi, poi però l’ho dovuta chiudere perché troppo poco remunerativa. Come me, moltissimi altri e così in pochi anni i semi autoctoni sono scomparsi”. Che poi proprio autoctoni non erano – come spesso accade nel mondo agricolo – “probabilmente erano originari del Nord Africa, mia nonna li chiamava Tripolini e servivano principalmente per fare l’olio”.

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Il recupero dei vecchi semi

Un patrimonio, questi semi Tripolini, che rischiava di andare perso. “Fortunatamente qualche vecchio agricoltore aveva tenuto un po’ di partite di queste sementi, così con la Sis in collaborazione col Crea abbiamo deciso di recuperarli”. Sono arachidi più scuri e più piccoli rispetto a quelli che solitamente si trovano al supermercato, “dal gusto più dolce e deciso”. Come si chiamano? “Una volta certificato il seme, abbiamo tre anni per decidere che nome dargli. Alcuni propendono per Tripolino altri per Ferrarese, vedremo…”.

Biolatina e Ortobio a Lucca

In parallelo ci sono altre due realtà che hanno recuperato dei vecchi semi. Nel Lazio c’è Biolatina Cooperativa Agricola Biodinamica che tra un pak choi e un ravanello coltiva pure degli ottimi arachidi biodinamici, ottenuti recuperando delle varietà portate in azienda da alcuni veneti, “inizialmente abbiamo piantato una decina di varietà, dando a ciascuna il nome delle persone che ce le avevano donate, poi abbiamo selezionato la più bella. Le nostre arachidi sono piccoline, con epidermide rossastra e dal sapore dolce”. Loro le tostano e confezionano direttamente in azienda, vi capiterà di trovarle in alcuni punti vendita NaturaSì.

Roberto Tommaso Dones di Ortobio
Roberto Tommaso Dones di Ortobio

A Lucca, invece, Roberto Tommaso Dones di Ortobio ha recuperato un vecchio seme della zona, probabilmente della cultivar Valencia: “L’idea di coltivare arachidi mi è venuta mentre seguivo un progetto in Senegal, e non appena ho avuto il certificato bio nel 2012 ho cominciato a coltivarli”. Si tratta di un ettaro e mezzo di quelli che un tempo nella zona venivano chiamati pistacchi di terra, anche lui se li fa tostare dal precursore Marco Razzolini. E il cerchio si chiude.

Curiosità a margine sull’arachide:

  • Dell’arachide noi mangiamo il seme, che poi si può chiamare anche frutto.
  • Il prezzo giusto da pagare non deve scendere sotto i 10 € al chilo per le arachidi con guscio, per quelle sgusciate il prezzo sale.
  • Attualmente in Italia chi coltiva le arachidi non può utilizzare fitofarmaci, non tanto per eticità (certo, c’è chi è attento comunque a questo aspetto) ma per il semplice fatto che non sono presenti nell’elenco di quelli consentiti: le grandi aziende produttrici di fitofarmaci non hanno alcun interesse a registrare un prodotto che poi non verrà utilizzato da nessuno (o da pochissimi), dato che qui da noi non ci sono coltivazioni intensive.
  • Il terreno adatto alla coltivazione è quello sabbioso, se poi è ricco di fosforo e potassio ancora meglio.
  • L’arachide fresco ha un sapore simile al pisello fresco.
  • La shelf life dell’arachide fresco è di circa un anno, si abbassa a 4-5 mesi per quelli tostati.
  • Il burro d’arachide in Italia non si può chiamare burro, chi lo produce solitamente lo chiama crema d’arachidi.

a cura di Annalisa Zordan

Azienda Agricola Paggetti Stefania – Venturina Terme (LI) – via delle Lotrine, 7 – 339 2830150 – anticatorrefazione.com

La Cenerentola Frutta Secca – Somma Vesuviana (NA) – via Marigliano, 7 – 081 8996269 – lacenerentolafruttasecca.it

Agribio Eboli – Eboli (SA) – Contrada Acquarita

Montella Bio – Teverola (CE) – Str. Consortile – 333 7737269 – montellabio.com

Cooperativa Maiscoltori Basso Ferrarese – Pontelangorino (FE) – via Fronte 2 Tronco, 109 – 0533 98200 – maiscoltori.com

Biofactor – Sorgà (VR) – via S.Pietro, 5 – 045 7370211 – biofactor.it

Biolatina Cooperativa Agricola Biodinamica – Sabaudia (LT) – via Litoranea, Km. 11.400 – 0773 534807 – biolatina.it

Ortobio – Massaciuccoli (LU) – via Pietra a Padule – 393 9892012 – ortobio.org