Pericolo ambientale

Emergenza noce di mare. Cosa sappiamo della specie che minaccia la laguna di Venezia e il mare Adriatico

Dopo il granchio blu, una piccola "medusa" molto invasiva sta popolando in modo preoccupante i nostri mari. Ecco cosa dicono gli esperti

  • 28 Gennaio, 2026
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Era l’estate del 2023 e tutti parlavamo dell’“emergenza granchio blu”. “L’astice che non ce l’ha fatta”, come lo abbiamo definito dopo un deludente assaggio in un ristorante di Anzio. Ecco che quasi tre anni dopo si profila una nuova hit all’orizzonte (lontano) della bella stagione.

Come riportato dall’Ansa il 26 gennaio 2026, infatti, uno studio dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) ha evidenziato come la noce di mare (Mnemiopsis leidyi), una specie marina invasiva, stia diventando una minaccia crescente per laguna di Venezia e il mare Adriatico. Secondo i ricercatori, la sua presenza è ormai da quasi un decennio nelle acque adriatiche e potrebbe avere un impatto ecologico ancora più grave di quello del noto granchio blu.

foto Corriere del Veneto

Che cos’è la noce di mare

La noce di mare non è esattamente una medusa, ma uno “ctenoforo” – un invertebrato gelatinoso appartenente al phylum Ctenophora. Il suo nome scientifico è Mnemiopsis leidyi, comunemente detto sea walnut per la forma a noce traslucida. Questa specie è considerata una delle 100 più invasive al mondo. Può raggiungere circa 10 cm di lunghezza, ha un corpo quasi trasparente dotato di file di ciglia iridescenti che usa per muoversi e catturare le sue prede a base di zooplancton e larve di pesci.

Originaria delle coste atlantiche del Nord e Sud America, Mnemiopsis leidyi è stata trasportata involontariamente in nuovi mari tramite le acque di zavorra delle navi. Dal Mar Nero negli anni ’80 si è diffusa in Mar Caspio, nel Mar Mediterraneo e nel Mare Adriatico, inclusa la Laguna di Venezia, dove è stata osservata in grandi aggregazioni stagionali. La specie tollera un’ampia gamma di temperature e salinità, il che ne facilita l’insediamento in ambienti diversi.

Perché la noce di mare è un rischio per i nostri mari

La noce di mare rappresenta un rischio ecologico rilevante perché si nutre di zooplancton, uova e larve di pesci. Questo può alterare la base della catena alimentare, riducendo la disponibilità di cibo per specie autoctone e incidendo sulla biodiversità marina. La sua elevata capacità riproduttiva e adattabilità ambientale la rendono difficile da controllare, e la sua proliferazione può avere impatti economici negativi, soprattutto per le comunità di pescatori locali.

«Il nostro studio costituisce la prima indagine integrata sul campo e in laboratorio della nicchia ecologica di Mnemiopsis leidyi nella Laguna di Venezia — spiega Filippo Piccardi, primo autore dello studio e ricercatore dell’ateneo patavino —. I risultati mostrano che Mnemiopsis leidyi segue un andamento stagionale con eventi di riproduzione massiva, in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno, probabilmente legati a temperature più elevate e a condizioni di salinità ottimali».

La noce di mare è il nuovo granchio blu?

Il succitato “mostro” dei nostri mari che ha fatto parecchio parlare di sé, il granchio blu (Callinectes sapidus), è un’altra specie invasiva nel Nord Adriatico. Arrivato anch’esso tramite trasporto umano, ha già causato impatti negativi sulle popolazioni di molluschi e sulle attività di pesca, competendo con le specie autoctone e alterando gli ecosistemi. Secondo i ricercatori, la noce di mare potrebbe rappresentare una minaccia ancora più insidiosa del granchio blu, proprio per il suo ruolo fondamentale nella rete trofica marina. Speriamo di capire in tempo come difendere il nostro ecosistema marino, e soprattutto di diventare sempre più consapevoli dell’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari quotidiane. E che, magari, la noce di mare sia più appetibile dell’insapore granchio blu.

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