Report Valoritalia

Giù i consumi di vino, giù gli imbottigliamenti. I dati tracciano la rotta per superare la crisi

Dalla presentazione del report Valoritalia emergono il calo degli imbottigliati (-2,1% nel 2025) e il bisogno di aggregazione. Liantonio: "Serve meno dispersione e misure per affrontare la sovracapacità produttiva"

  • 17 Giugno, 2026
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Non poteva essere diversamente: in un anno che ha chiuso l’export a -3,7% a valore, anche gli imbottigliamenti sono andati inevitabilmente giù, come mostra la fotografia scattata dall’ente di certificazione Valoritalia nel suo annuale Report, presentato a Roma il 16 giugno. Dopo gli anni della crescita post pandemica, gli imbottigliamenti del 2025 hanno subito una contrazione complessiva del 2,1% sul 2024, a cui è seguito un ulteriore calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026.

Spumanti, bianchi e rosati compensano i cali dei rossi

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, nel 2025 i vini a maggiore valore aggiunto, Doc e Docg, hanno registrato una crescita media attorno all’1%; viceversa, gli Igt hanno subito una flessione dell’11%, in un rapporto inverso rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2025 è proseguito il trend positivo di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e vini bianchi fermi (+6,3%), mentre i vini rossi – come era prevedibile – sono quelli che registrano le perdite maggiori, ben il 13%.

Il bisogno di aggregazione per resistere alla crisi

Interessante vedere come alcuni dati strutturali, più di altri, incidano sulle performance della filiera vitivinicola nazionale. Nello specifico, le denominazioni di dimensioni medio-grandi mostrano una maggiore capacità di resistere alle fasi di mercato più complesse, registrando variazioni meno marcate rispetto alla media generale. Al contrario, le micro-denominazioni risultano più esposte alle oscillazioni della domanda. Una dinamica che trova conferma anche osservando la dimensione dei Consorzi di Tutela: all’aumentare dei volumi commercializzati e della rappresentatività della filiera, migliorano infatti la capacità di risposta e le performance complessive delle organizzazioni consortili.

Come sottolinea il presidente Francesco Liantonio: «Le prime 15 denominazioni rappresentano l’81% dei volumi certificati, mentre i primi 14 Consorzi di Tutela ne coprono l’83%. Una dinamica che si riflette anche sul fronte delle imprese imbottigliatrici, dove le prime cinque aziende concentrano quasi il 19% dei volumi complessivi e le prime quaranta superano il 55%. A questa concentrazione si affianca però una marcata frammentazione produttiva: oltre il 75% delle aziende imbottiglia meno di 500 ettolitri all’anno».

Parte da qui una riflessione più ampia per il futuro del vino italiano: il bisogno di aggregazioni per rispondere ad una fase critica di mercato, dove non si può pensare di non cambiare nulla.

Servono misure per riequilibrare il mercato e i margini

«In un momento di grandi sfide e di forte instabilità dobbiamo fermarci, analizzare i cambiamenti e imparare dagli errori – è l’invito di Liantonio – Dovremmo, quindi, agire su un doppio binario: da un lato è necessario rendere più competitiva la filiera con politiche meglio attrezzate per cogliere le innegabili diversità che attraversano la nostra filiera, che sappiano cioè interpretare i differenti bisogni di imprese e territori; dall’altro, dobbiamo trovare le giuste modalità per riequilibrare la ripartizione dei margini economici, soprattutto lungo la catena distributiva, e affrontare con coraggio il tema della sovracapacità produttiva, conseguenza di una contrazione dei consumi che si manifesta ormai da decenni a livello globale».

Nasce Tessa per fornire dati in tempo reale

Insiste sull’importanza di saper leggere i dati, il direttore Giuseppe Liberatore: «Le aziende avevano creduto in andamento positivo del mercato ma purtroppo così non è stato e oggi le aspettative sono negative per i prossimi mesi come dimostrano tutti gli indicatori che abbiamo preso in esame – dal numero di campioni inviati ai laboratori ai volumi imbottigliati – che non fanno pensare ad una rapida inversione di tendenza. Grazie alla tecnologia però, i Consorzi hanno oggi la possibilità di adottare misure tempestive per regolare l’offerta, senza dover scontare quei ritardi nella disponibilità di informazioni che fino a ieri ne limitavano l’efficacia».

Nasce con questo obiettivo TESSA, la nuova piattaforma messa a disposizione da Valoritalia e sviluppata in collaborazione con Microsoft ed EOS che integra avanzati strumenti di Business Intelligence in grado di elaborare in tempo reale milioni di informazioni provenienti dai processi di certificazione.

Dove si può ancora crescere

«Non ci stupiamo del calo degli imbottigliamenti», è il commento di Denis Pantini, responsabile dell’Osservatorio Wine Moniotr-Nomisma che spiega come ormai non si possa parlare di una «crisi transitoria, visto che i fattori sono diventati più strutturali che congiunturali, dopo anni di crescita elevata. In un momento in cui i consumi nel mondo calano più delle esportazioni – continua – l’acquisto si è spostato dai paesi Paesi produttori a quelli che prima non lo erano e di conseguenza le aziende spostano il prodotto all’estero». Dove si può ancora crescere, quindi? Non ha dubbi Pantini: «Nel turismo del vino che genera 3,1 miliardi di euro di fatturato e nella sostenibilità che diventa sempre più una leva di acquisto importante».

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