Rimedi alla crisi

E se il cioccolato del futuro non avesse cacao?

Con l’ingrediente vegetale ChoViva, ottenuto da semi di girasole e vinaccioli fermentati, Nestlé punta a sostituire il cacao tradizionale mentre la crisi climatica mette in difficoltà la filiera del cioccolato

  • 12 Marzo, 2026
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Nestlé ha annunciato il lancio di una nuova linea di merendine chiamata Snack Vibes realizzata con ChoViva, l’ingrediente a base vegetale sviluppato dalla startup tedesca Planet A Foods come alternativa diretta al cioccolato tradizionale. Una linea commercializzata sotto il brand Choco Crossies che prevede prodotti disponibili in tre varianti (classica, nocciola e popcorn salato al caramello) che arriveranno in Germania ad aprile al prezzo di 2,79 euro per una confezione da 100 grammi. Una mossa che non è solo commerciale, ma vuole essere una risposta alla crisi silenziosa che sta erodendo le fondamenta dell’industria dolciaria globale.

Come si fa il cioccolato senza cacao

ChoViva non è un surrogato nel senso tradizionale del termine. Planet A Foods sottopone semi di girasole e vinaccioli a processi di fermentazione e tostatura per sviluppare aromi, sapori e texture simili al cacao. Il risultato viene poi combinato con grassi vegetali e zucchero per creare una massa utilizzabile come sostituto totale del cioccolato. Una tecnica ancora più avanzata rispetto a quella di cui avevamo parlato l’estate scorsa che prevedeva la produzione di cacao partendo dagli scarti di lavorazione della pianta. Il prodotto è disponibile nei formati vegano, fondente, al latte e bianco ed è già presente in oltre 120 prodotti in 10 Paesi tra Europa e Asia, con partner come Lindt, Aeon, Lufthansa, Deutsche Bahn, Kaufland, Rewe, Aldi e Lidl. Ora si aggiunge anche Nestlé, la cui adesione è la certificazione che il cioccolato senza cacao ha superato l’esame del mercato di massa. A sostenere la scalabilità del progetto c’è anche Barry Callebaut, il più grande fornitore di cioccolato al mondo, lo stesso che rifornisce Unilever, Hershey’s, Mars e, ovviamente, Nestlé stessa.

La crisi senza ritorno del cioccolato

In questo contesto la protagonista non è tanto la tecnologia alimentare, ma la crisi climatica. Nel 2024 le scorte mondiali di cacao sono crollate ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni, con prezzi che hanno toccato record storici. I due principali produttori mondiali, Costa d’Avorio e Ghana, hanno perso oltre l’85% della loro copertura dal 1960, e gli scienziati avvertono che entro il 2050 un terzo degli alberi di cacao nel mondo potrebbe scomparire. Una crisi climatica di cui il cacao è vittima e carnefice allo stesso tempo. Sul piano ambientale, infatti, il cioccolato è tra gli alimenti con la più alta impronta di carbonio, seconda solo alla carne bovina, ed è legato alla deforestazione tropicale su larga scala. Se si pensa che la produzione di una singola tavoletta richiede in media 1.700 litri d’acqua, in questo contesto un prodotto come ChoViva riduce le emissioni dell’82-91% rispetto al cioccolato convenzionale, a seconda del formato. Un dato non trascurabile per un colosso come Nestlé che da solo controlla quasi il 10% del mercato globale degli snack dolci.

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