Taglio alle bollette, rimborso degli affitti, rinvio a settembre degli adempimenti fiscali, sostegno all'agricoltura. E poi c’è il fondo perduto per le piccole aziende, ovvero quasi tutte quelle della ristorazione e della filiera. Tutte le misure per il mondo della ristorazione
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Più di 250 articoli, 55 miliardi messi in campo: “un lavoro incredibile”. Che si sostanzia in oltre 400 pagine arrivate con un mesetto di ritardo (doveva chiamarsi Decreto Aprile, poi Decreto Maggio, poi Decreto 55 miliardi – copyright Dario Franceschini – alla fine il battesimo definitivo: Decreto Rilancio). Un lavoro incredibile ma necessario perché si possa concretizzare una prospettiva di ripresa, per i tanti che sono rimasti senza un impiego e le moltissime aziende che rischiano di non poter riaprire. “Una fotografia dolorosa”, la definisce il Presidente del Consiglio che dichiara di essersi preso carico di quella sofferenza. Tra i settori maggiormente colpiti dagli effetti dell’emergenza sanitaria, si legge nel decreto, figurano “quelli relativi al turismo (ricettività, attività accessorie e agenzie di viaggi), alla ristorazione e ai servizi di prossimità e alla persona”. Per queste imprese, in gran parte piccole e piccolissime sono state studiate misure di sostegno. “Un mosaico che tiene dentro esigenze di lavoratori e imprese” lo definisce il ministro Stefano Patuanelli.

Decreto Rilancio per il settore della ristorazione

Da parte delle associazioni di categoria sembra arrivare, a caldo, una reazione positiva: “il decreto sembra contenere diverse risposte alle numerose richieste della Federazione per sostenere un settore così duramente provato” dichiara la Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi – che plaude, in particolare,i contributi a fondo perduto, il tema degli affitti con credito di imposta cedibile, l’occupazione di suolo pubblico non più a pagamento, l’estensione degli ammortizzatori sociali, la calmierazione delle bollette”. Insomma si poteva senz’altro fare meglio, ma pure molto molto peggio per tutto il mondo che ruota attorno alla ristorazione e all’hospitality.

 

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Arrivano i contributi a fondo perduto

“Dopo il Cura Italia e Liquidità è la fase del Ristoro”, dice il ministro Roberto Gualtieri. Si parla (finalmente) di contributi a fondo perduto per le piccole imprese, quelle fino a 5 milioni di euro che hanno avuto perdite; imprese che compongono gran parte del panorama dell’industria della ristorazione. Cui si aggiungono incentivi e agevolazioni per imprese medie e piccole e un impegno per favorire la ricapitalizzazione delle aziende più grandi, contributo per assorbire le perdite e dare sostegno e liquidità; azioni messe in campo “con misure innovative in linea con i nuovi indirizzi europei del temporary framework”. In campo “misure a sostegno anche degli investimenti e uno stanziamento di 12 miliardi, anticipo dei pagamenti per saldare i debiti delle pubbliche amministrazioni”. Per quanto riguarda gli interventi sulla riqualificazione energetica – che potrebbero interessare alberghi e agriturismi – ci sarà un credito d’imposta del 110% in 5 anni. Significa che se si investono 50mila euro per fare i lavori, ne verranno rimborsati 11mila l’anno per i 5 anni successivi. Un provvedimento sul quale il Governo punta enormemente per far muovere l’economia prevista in crollo fino – e oltre – al 10% del Pil. Azioni in generale volte a dimostrare “la fiducia che il Governo deve avere nelle imprese”, conclude Patuanelli.

Un momento della presentazione del Decreto Rilancio
Un momento della presentazione del Decreto Rilancio

Decreto Rilancio. Le misure nel dettaglio

Circa 16 miliardi erogati in varie forme, sostegno agli affitti e alle bollette, riduzione di tasse (con un taglio di 4 miliardi alle imprese fino a 250 milioni di fatturato) e sconti fiscali. Sono 6 poi i miliardi destinati indennizzi per le imprese fino a 5 milioni che hanno subito una perdita di fatturato di un terzo: in pratica la quasi totalità delle attività. Un intervento che ha un range tra i 2mila e i 40mila euro.  Rientrano in questo articolo, “i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA”

L’entità del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra il fatturato e i corrispettivi del mese di aprile 2020 e quelli dell’anno precedente. Un valore inversamente proporzionale al fatturato: 20% entro i 400mila euro; 15% tra 400mila e 1milione; 10% tra 1 e 5 milioni di euro. Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e per ottenerlo bisogna presentare, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica stessa. Il controllo dei dati dichiarati del reale diritto a godere dei contributi, sarà successivo all’erogazione.

Abrogazione del saldo e acconto Irap

Le imprese e i lavoratori autonomi con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni non sono tenuti al versamento del saldo dell’IRAP dovuta per il 2019 né della prima rata, pari al 40 per cento, dell’acconto dell’IRAP dovuta per il 2020. Rimane fermo l’obbligo di versamento degli acconti per il periodo di imposta 2019.

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Bollette elettriche

Stanziati 600 milioni di euro per il (dovuto) abbassamento delle bollette elettriche. Una proposta che ha lo scopo di “alleviare il peso delle quote fisse delle bollette elettriche in particolare in capo alle piccole attività produttive e commerciali”, gravemente colpite dall’emergenza epidemiologica. La norma riguarda un periodo di tre mesi a partire da maggio 2020. Un intervento mira ad azzerare le attuali quote fisse indipendenti dalla potenza relative alle tariffe di rete e agli oneri generali per tutti i clienti non domestici alimentati in bassa tensione. Tantissime aziende chiuse, infatti, stavano ricevendo bollette cospicue in attività chiuse per mesi: tutto dovuto ai costi fissi e alle tasse.

Adempimenti fiscali

Rinvio a settembre di tutti gli adempimenti, le ritenute Iva, contributi previdenziali Inail, accertamenti cartelle esattoriali.

Affitti

Recupero dell’affitto: fino al 60% di questi tre mesi di lockdown. Agli esercenti con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro spetta un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili destinati allo svolgimento dell’attività. Il credito di imposta che spetta anche alle strutture alberghiere indipendentemente dal volume di affari registrato nel periodo d’imposta precedente.

Adeguamento ai requisiti sanitari

Quantifica in 2 miliardi, il ministro Gualtieri, lo stanziamento per l’adeguamento ai nuovi requisiti sanitari e prudenziali delle attività recettive. Quei provvedimenti di cui ancora si sa poco, ma che sappiamo essere vincolanti per la riapertura delle attività: si tratti di sanificatori, barriere, plexiglas o altre strutture e ci saranno dei fondi per coprire oltre metà delle spese sostenute. I possibili beneficiari? Gli operatori con attività aperte al pubblico, “tipicamente bar, ristoranti, alberghi, teatri e cinema”. È previsto un credito di imposta del 60% delle spese sostenute nell’anno 2020 cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti, ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione ed è cedibile ad altri soggetti (compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari).

Occupazione Suolo pubblico

Ristoranti e bar (per i quali poi le normative sulla riapertura saranno regionali, come ci insegna la Regione Emilia Romagna che si è mossa per prima e piuttosto bene con un protocollo che probabilmente sarà copiato da altri enti locali) potranno occupare suolo pubblico non pagando la Tosap e Cosap. Titolari di concessioni o di autorizzazioni concernenti l’utilizzazione del suolo pubblico sono esonerati fino al 31 ottobre 2020 dal pagamento della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche. A conferma di quanto già stavano facendo molte amministrazioni comunali,  come Milano ad esempio. Non solo: fino al 31 ottobre 2020, le domande di nuove concessioni o di ampliamento delle superfici già concesse sono presentate mediante istanza all’ufficio competente dell’Ente locale, con allegata la sola planimetria per via telematica (deroga alla normativa in materia di imposta di bollo). Significa che forse, una buona volta, il nodo dell’occupazione del suolo pubblico potrà trovare procedure snelle: la posa temporanea di dehors e strutture funzionali all’attività di ristorazione, non è subordinata alle autorizzazioni che tanto fanno penare gli esercenti: Polizia Locale, Soprintendenze, Municipi e altri spauracchi.

Ammortizzatori sociali

25,6 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali – “ed economici” aggiunge Conte – ovvero cassa integrazione e bonus autonomi (che per alcune categorie più colpite passerà a 1000 euro e che verrà erogato anche alle società) per i quali viene promessa maggiore rapidità nell’erogazione perché “abbiamo snellito le procedure”; mentre gli autonomi che hanno già beneficiato potranno già nelle prossime ore godere di questi soldi.

Teresa Bellanova

Regolarizzazione e filiera agricola

Da oggi gli invisibili sono meno invisibili”. Le lacrime in diretta della ministra della Teresa Bellanova, segnano l’annuncio dell’approvazione della regolarizzazione dei lavoratori migranti. L’articolo 110 bis consente l’emersione dei rapporti di lavoro e permette “a chi è stato brutalmente sfruttato di riconquistare identità e dignità”. Un atto che sta particolarmente a cuore alla ministra e che sancisce un passo importante verso la legalità e una lotta di civiltà: “Lo stato è più forte della criminalità e più forte del caporalato”.

Sostegno all’agricoltura

1 miliardo e 150 milioni di euro per la filiera agricola, individuando, tra i settori più in sofferenza: il florivivaismo, gli agriturismi, il mondo del vino. Comparto fondamentale per l’Italia che a cascata risente della chiusura dei ristoranti, dei wine bar e degli alberghi luoghi, come ha sottolineato in maniera lucida Bellanova, dove si consuma il vino di maggiore qualità. Un sostegno forte alle imprese che aiuterà a rilanciare l’agroalimentare italiano sui mercati esteri. Altri 250 milioni saranno gestiti dall’Ismea, per facilitare l’accesso al credito delle aziende.

No sprechi e cibo a chi non ne ha

Ulteriori 250 milioni di euro saranno destinati al fondo degli indigentimisura che mi sta molto a cuore” ha dichiarato ancora Teresa Bellanova. Un gruzzolo che sarà gestito con la collaborazione di associazioni di volontariato, e sarà destinato all’acquisto di cibo: latte, carne, formaggi Dop, frutta e verdura, prodotti prima veicolati attraverso la catena horeca e che andranno a sostegno di chi ha più bisogno. Eliminando lo scabroso paradosso di sprechi, prodotti in eccedenza, inutilizzati e spesso neanche raccolti, e un’emergenza alimentare che il coronavirus ha amplificato enormemente.

 

a cura di Antonella De Santis