Abbiamo chiesto ad alcuni operatori del comparto agrituristico e al Presidente di Agriturist che cosa dovrebbe fare il Governo, per la categoria. Sono emersi molti temi caldi e molta voglia di ripartire.
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Saltato l’appuntamento che dà il via alla stagione vacanziera, quello di Pasqua e Pasquetta, le strutture ricettive fanno i conti con un futuro a tinte fosche. L’ultimo decreto (almeno fino a ora), quello del 10 aprile, segna al 3 maggio la fine dell’isolamento, inglobando nel lockdown altre due date fondamentali per il turismo: 25 aprile e 1 maggio. Tradizionalmente giornate trascorse tra gite fuoriporta e anticipi di vacanza nella natura. Sono gli agriturismi infatti le mete privilegiate in queste occasioni. Un comparto da 23.600 strutture, 100 mila addetti, 13,4 milioni di presenze e un fatturato di circa 1,4 miliardi di euro l’anno (dati Istat 2018). Il coronavirus ha azzerato tutto. E dire che tra maggio e giugno – normalmente – si lavora già a pieno regime, raggiungendo il sold out con gli ospiti stranieri. Che non rivedremo presto nel nostro paese.

Le previsioni sono cupe: al letargo di gennaio e febbraio è seguito il blocco totale, ora il rischio è di perdere quasi completamente l’anno. Le mancate prenotazioni e quelle annullate lambiscono infatti l’autunno.

agriturismo in campagna

Le stime delle perdite

L’Agriturist – associazione nata 55 anni fa che ha, letteralmente, dato il nome a questa tipologia di offerta e oggi riunisce oltre 1000 strutture – stima una perdita di oltre 800 milioni di euro, solo per attività di ristoro e ospitalità. Poi ci sono i mancati incassi di fattorie didattiche, degustazioni, vendite dirette (cruciali per queste che sono, in prima battuta, aziende agricole): circa 40 milioni di euro. “Una situazione che non esito a definire tragica” dichiara senza giri di parole Augusto Congionti, imprenditore e presidente di Agriturist “sono cifre enormi. Nessuno sa quale sarà l’evoluzione e le possibili date di riapertura, ma si prevede molta lentezza nella ripresa. Prima però bisognerà adeguarsi alle nuove misure di sicurezza”. Parla di distanziamento dei tavoli, gestione degli spazi per i cuochi e i camerieri, di sanificazione e certificazione dei locali “cose su cui cominciamo già a ragionare: ma non sarà facile”.

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Un lavoro che va avanti da febbraio

Ma in questo momento sono altre le questioni in ballo, di cui si parla sin dalla fine di febbraio, quando Agriturist ha preso parte al tavolo di crisi voluto dal Ministero dei beni culturali e del turismo: “abbiamo chiesto al ministro Franceschini un pacchetto di interventi mirati a sostegno delle attività turistiche e agrituristiche. Ma anche un piano di comunicazione per ricreare l’immagine turistica italiana. È un passaggio cruciale”.

Liquidità e sospensione di tasse

A marzo, a seguito del decreto Cura Italia, sono partite le prime richieste condivise con Confagricoltura, di cui Agriturist rappresenta un’estensione, confermate e ribadite anche oggi: “non vediamo una reale accessibilità ai fondi da parte delle nostre aziende: sono finanziamenti per grandi realtà e non per piccole strutture agricole. Per ripartire serve liquidità, una linea di finanziamento di facile accesso destinata alle aziende come le nostre”.

A questo si aggiungono il rinvio di tributi e mutui “per almeno due anni, il periodo minimo necessario per ricostruire l’immagine turistica italiana”, la sospensione delle tasse locali o almeno il rimborso del credito d’imposta: “quella sui rifiuti, per esempio, che non ha senso sia calcolata per questi mesi di inattività. O l’Imu: tra l’altro” aggiunge “spesso le nostre aziende sono in casali storici di grandi dimensioni con camere molto ampie: le tasse comunali pesano tantissimo”. E poi sospensione dell’Iva “e quando il settore si rimetterà in moto, raiteizzazioni che diano fiato alle attività per andare avanti”.

Le altre richieste

“Agriturist vuole essere propositivo, ha richieste e proposte specifiche”: bonus affitti, indennità per lavoratori stagionali, sospensione delle spese delle utenze, bonus fiscale e altri sostegni “calcolati sul calo di reddito rispetto al 2019 e i carichi di mano d’opera”. Ma c’è fretta: “le aziende hanno dipendenti, e in un attimo hanno visto annullarsi ogni cosa: prenotazioni, fattorie didattiche, degustazioni, e sarà così almeno fino all’estate. È indispensabile che il credito sia disponibile subito”.

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verdure biologiche

Vendita di prodotti e non solo

Gli agriturismi hanno svolto un ruolo fondamentale nel salvare dall’abbandono e dall’incuria tanti territori, conservando la loro identità agricola e culturale, tutelando l’ambiente, valorizzando risorse, prodotti tipici e storia. Posti che sopravvivono anche grazie alla trasformazione di aree agricole in mete turistiche, dove la ristorazione è lo sbocco naturale di cibi prodotti in loco o a pochissima distanza. Sono strutture che non possono fermarsi completamente neanche ora, perché inserite in un contesto agricolo, e l’agricoltura non si ferma. Qualcuno inventa nuove formule, iniziative grandi o piccole per tenere i motori accesi, anche se al minimo. Qualcuno è aperto per dare ospitalità “spesso gratuitamente” a persone impegnate in prima linea nella lotta al coronavirus, medici e infermieri, o a chi è in convalescenza; ma anche a operatori di altri settori bloccati dal lockdown. Qualcuno vende i propri prodotti, organizzando consegna a domicilio e puntando sull’e-commerce, altri si dedicano al delivery di cibi cucinati. Ma è consentito? “Nelle leggi regionali sull’agriturismo c’è sempre stato l’obbligo di consumare in azienda pasti e bevande. Alcuni operatori possono – in questo momento – fare consegna a domicilio dei pasti, a breve distanza, garantendo la catena del freddo e del caldo. C’è un’interpretazione dei codici, sono le regioni a dare indicazioni”. Un disallineamento che non aiuta. “È necessario che il Governo si interessi di questo comparto, serve un decreto specifico per il settore turistico che tenga conto delle caratteristiche delle aziende e che sia accessibile anche per le nostre aziende agrituristiche”. Per questo, però, serve una reale conoscenza delle strutture che operano nel settore, fatto di grandi catene alberghiere e realtà a gestione familiare, con una doppia anima: agricola e turistica.

Pecore e agnelli
Pecore e agnelli

Il futuro

“Ci aspettiamo qualche timido movimento turistico da parte degli italiani” continua. “La situazione oggi è difficile dal punto di vista sociale. Abbiamo bisogno e avremmo ancora più bisogno, dopo, di ricreare il nostro equilibrio. Le nostre strutture, da sempre, sanno rispondere alle esigenze di benessere psico fisico delle persone, è parte del nostro successo, e ci adopereremo sempre più per soddisfarle”. E qui lo studio di iniziative ad hoc, percorsi a cavallo, itinerari che possano esaltare la bellezza dei luoghi, garantendo il contatto con la natura. “La nostra proposta? Linee di finanziamento al turismo con l’emissione di voucher da parte dello Stato per incentivare e agevolare le vacanze degli italiani. Potrebbe essere un’azione per far ripartire la voglia di uscire e fare vacanze, anche se brevi”.

L’auspicio di una legge nazionale

Uguale previsione per Francesco Lorenzani Ceo di Agrituismo.it, market place che riunisce oltre 6 mila strutture in Italia: “penso che gli agriturismi rappresenteranno una formula valida, una volta finito l’isolamento: permettono di uscire dalle città e stare in campagna, lontani dagli assembramenti e con minor possibilità di contatto tra sconosciuti, rispetto per esempio alle case vacanze nei centri storici delle città. Poi” continua “sono strutture piccole, più semplici da gestire, pulire e sanificare in confronto a grandi alberghi”. Ma la stagione non sarà facile: “quest’anno mancheranno 25 milioni di stranieri” calcola “i luoghi meta del turismo internazionale soffriranno di più, mentre mi auguro che a breve possa ripartire almeno il turismo locale, siamo arrivati al limite, non credo che l’Italia possa reggere molti altri giorni in lockdown”. Spera dunque in una veloce riapertura “compito della politica è prestare ascolto a tutte le varie forze in campo” le esigenze sanitarie e quelle economiche, “spero in una legge per tutto il territorio italiano e non che ogni regione si muova in modo autonomo”. Tra le ipotesi in ballo i buoni vacanza: “si parla di 325 euro di credito fiscale, offerto come voucher da spendere per le vacanze in Italia. Credo possa essere un aiuto interessante”. 

Voce agli imprenditori

Agriturismo Vultaggio

Giuseppe Vultaggio – Vultaggio

“C’è la guerra sanitaria che stanno combattendo medici, infermieri e inservienti. Poi c’è quella economica e la stanno combattendo solo alcune categorie” Peppe Vultaggio (agriturismo Vultaggio, Trapani) è chiaro: “Il costo di questa crisi ricade solo su qualcuno, così non va. Dovrebbe farsene carico l’Italia e non solo alcune attività”. Chiudere è la scelta giusta, non ha dubbi: “ma anche stare chiusi ha un costo, ci sono spese che non si cancellano”. Le misure messe in campo non lo convincono: “fare un mutuo per le spese correnti non ha senso, non farei altro che caricarmi di ulteriori spese: nella nostra piccola economia non funziona. Siamo agricoltori, su questi terreni viviamo da 4 generazioni, anche fosse, non avrei bisogno della garanzia dello Stato per 25mila euro”. Preferirebbe non pagare la Ta.Ri: “sono 7mila euro l’anno, ho chiesto al sindaco di sospendere il servizio dato che sono chiuso, e di non pagare”.

La sua struttura è impostata al 90% sull’attività agrituristica, con una proposta gastronomica basata in gran parte sulle materie prime autoprodotte. “Cose che non posso neanche vendere: con il tipo di coltivazione che facciamo abbiamo piccole quantità giornaliere, merce non standardizzata, che al mercato non va perché non è tutta uguale. Ci ho provato: 4,50 euro una cassetta di fragole, preferisco regalarla”. E anche le consegne stentano: “ho avuto paura io nella prima fase a fare consegne, poi tra mascherine che non si trovavano e altro, ho lasciato perdere, che quel che c’è lo diamo in beneficienza”. Così ha messo su un sito in cui chi vuole può regale prodotti e tempo a chi ne ha bisogno www.memofund.com.

Ora tutto è fermo, sia per legge sia per volontà: “Gli accessi al nostro sito, a marzo, sono stati il 75% in meno. Anche chi se lo può permettere, non ci pensa proprio ad andare in vacanza e non cambierà con il libera tutti”. Ma lui guarda in avanti, cominciando a ragionare su sanificazioni e procedure di sicurezza. E se per i tavoli del ristorante è semplice – lo spazio non manca – non lo sarà altrettanto nelle cucine. C’è da pensare anche al servizio: niente buffet per la colazione o antipasti da condividere al tavolo. E che dire dei menu? “non possiamo farli passare di mano in mano, magari lo esponiamo e poi lo diciamo a voce, ma con l’elenco degli allergeni come si fa?”. Ancor più complicata è la sanificazione delle stanze: “chi fa le pulizie potrebbe contaminarsi in una stanza e poi passare nelle altre”. Per questo sta immaginando un percorso in tre passaggi con una sanificazione intermedia con l’ozono prima di finire tutto. Con un aumento rilevante dei costi. “Un’ipotesi è che durante il soggiorno negli spazi degli ospiti non entri nessun altro, a meno di richiesta contraria. Ognuno provvede da solo così da evitare contatti”. Ma questione fondamentale, però, è un’altra: “dobbiamo creare un ambiente in cui possano rilassarsi e stare bene”.

www.agriturismovultaggio.it

Marco Ceccobelli – Il Casaletto

 

agriturismo Il Casaletto

Marco Ceccobelli (Il Casaletto, Tre Gamberi a Viterbo) sta dirottando la forza lavoro in campagna e nella manutenzione invece che in cucina, “spostando le pedine”. 10 dipendenti, nessuno in cassa integrazione. Quando chiuso, un giorno prima che fosse obbligatorio, ha fermato tutte le attività, ma adesso, vedendo la piega che ha preso questa emergenza, sta pensando alla vendita dei prodotti e il delivery. “In questo momento lo Stato dovrebbe livellare le richieste che fa ai cittadini: ci sono settori completamente fermi e altri che hanno anche incrementato il lavoro, forse bisognerebbe chiedere di più a chi sta facendo e togliere a chi non fa”. Dai 600 euro da dare solo a chi non può lavorare, agli interventi che possono avere un impatto anche nei rapporti tra privati: “molti avranno difficoltà a pagare l’affitto. Si può abbassare l’Ici ai proprietari che lo riducono. Ma serve un’indicazione perentoria da parte dello Stato, non un consiglio”.

www.ilcasaletto.it

Monica Negri – Agrinegri

“Si parla del 4 maggio per la fine dell’isolamento, ma non ci sono disposizioni concrete e reali su come affrontare le diverse situazioni che si verranno a creare. Senza indicazioni univoche siamo allo sbando” e in balia delle interpretazioni di chi effettua i controlli. Monica Negri (Agrinegri, vicino Salerno) riflette sul dopo lockdown e sulle misure da prendere per adeguarsi a un contesto completamente diverso da quello che abbiamo lasciato due mesi fa. Cosa che richiederà tempi e costi. “Abbiamo ampi spazi e sole 5 camere, gli ospiti potrebbero anche non incontrarsi durante il soggiorno. Ma come posso garantirlo?”. Nel ristorante è facile assicurarsi che venga rispettato il distanziamento sociale, “e anche in quel caso vorrei sapere se devo tenere a distanza anche chi arriva con la stessa auto e chi vive sotto lo stesso tetto”. Ma all’esterno? “Non posso certo controllare le persone ovunque: vengono per rilassarsi”. Per non parlare delle attività per i ragazzi: “il programma della fattoria didattica è saltato per quest’anno. Ma dopo come potrà riprendere? Come assicurare che i bambini stiano lontani? Lo stesso discorso vale anche per gli eventi o l’animazione per i più piccoli, come organizzarli rispettando tutte le norme?”. Il carico di responsabilità si fa gravoso, pur sapendo che – man mano – le persone impareranno “questi due mesi ci avranno allenato per affrontare nuove abitudini”. Nel mentre c’è la solidarietà dei clienti che hanno cominciato a chiedere i suoi prodotti (nocciole ma non solo), ci sono vacanze rimandate al 2021 con l’emissione di voucher per le disdette, e tanta voglia di fare: “punteremo sempre di più alla qualità: lavoreremo meno, di sicuro, quindi potremo seguire tutto con ancora maggior cura”.

www.agrinegri.it

 

Cosimo Melacca – Ca’ dell’Alpe

agroturismo ca dell'alpe

“Mantenere una azienda agricola e agrituristica ha costi alti, ci sono gli animali, ho 4 cavalli… che faccio, non gli do da mangiare? Per quanto mi impegni le spese ci sono, e non basta l’assistenza del governo. Il mio fatturato non può darmelo il governo”. Cosimo Melacca (Ca’ dell’Alpe – Rialto) ha speso oltre 25 anni in Liguria, investendo su un territorio bellissimo ma difficile, creando un indotto, recuperando una struttura abbandonata da oltre 60 anni, e oggi il suo agriturismo è un esempio di insediamento ecosostenible, in piena armonia con l’ambiente. Dove l’attività turistica è un sostegno fondamentale a quella agricola che da sola non reggerebbe: “la posizione è fondamentale: nell’alta via dei Monti Liguri è complicato vendere online e consegnare i prodotti. Si può fare se sei vicino alla città, qui siamo a 14 chilometri, e prima di noi ci sono tantissime altre realtà. Comunque” riflette “non basterebbe: la produzione in questi terreni a gradoni è bassa”. Un dipendente fisso e altri stagionali “sono collaboratori, una risorsa che mi tengo stretta: la formazione non è cosa da poco. Ora cerco un compromesso per non perderli”. Ma non è facilem anche perché la loro clientela proviene, nella maggior parte, dalla Germania.

“Non mi sento di colpevolizzare il governo: decidere di chiudere un intero paese non è facile. Ma oggi siamo in ginocchio: tutte le prenotazioni fino ad agosto sono annullate; non mi vergogno a dire che ho paura”. Già penalizzati da difficoltà di ogni genere: “a novembre sono crollate le strade, in quella circostanza ho spostato i mutui”. Ma il mercato è in crisi anche per l’avvento di strutture extra alberghiere, e per una burocrazia sempre più soffocante “per aprire un agricampeggio ho impiegato 7 anni. Abbiamo 22 organi di controllo di ogni genere. Si parla di sburocratizzare, ma non si fa mai, invece bisogna semplificare”. Oggi più che mai.

www.agriturismofinaleligure.it/

 

a cura di Antonella De Santis