Dall’Italia all’Europa l’evoluzione della Dop Economy

28 Nov 2022, 14:58 | a cura di Loredana Sottile
Nel 2023 nuove regole Ue, mentre l’Italia si interroga su come valorizzare al meglio un sistema da 19,1 miliardi di euro. Per il vino aumentano le richieste di modifica ai disciplinari in senso territoriale. Ecco cosa dice il Rapporto Ismea-Qualivita 2022.
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In che direzione va la riforma delle Ig europee e verso dove deve andare una nuova strategia nazionale, a 30 anni dall’introduzione del sistema Dop-Igp comunitario? Potrebbe riassumersi con questo parallelismo la presentazione del Rapporto Ismea-Qualivita sulla Dop Economy, giunto alla sua ventesima edizione. Se, infatti, si è appena concluso a Bruxelles il periodo di raccolta degli emendamenti (entro la seconda parte del 2023 la Riforma potrebbe essere approvata), in Italia è in corso il confronto su come rendere ancora più performante un sistema che, in questi 30 anni, ha dimostrato la sua capacità di reggere a crisi economiche, climatiche e geopolitiche.

Dop e Igp valgono 19,1 miliardi di euro

Oggi i numeri ci dicono che Dop e Ig, nel 2021, hanno raggiunto insieme 19,1 miliardi di euro, crescendo del 16,1% rispetto all’anno della pandemia e contribuendo del 21% all’economia agroalimentare nazionale. Nella bilancia è il vino a pesare di più: 11 miliardi di euro (+21,2%) per il settore vitivinicolo, 8 miliardi (+9,7%) per il food. Se il fatturato complessivo si avvicina ai 20 miliardi di euro, l’export ha appena superato i 10 miliardi (10,7 mld), con il food a 4,41 miliardi (+12,5%) e il vino a 6,29 miliardi (+13%). L’altra buona notizia è che l’impatto della Dop Economy non lascia indietro nessuna area italiana, con 18 regioni su 20 col segno più e, oltre la metà dei casi, con percentuali a doppia cifra.

Possiamo parlare di numeri della reazione, dopo anni caratterizzata dal blocco del turismo e dell’Horeca” ha osservato Fabio Del Bravo di Ismea nel presentare i dati “Una reazione che nel 2021 si è mostrata con tutta la sua efficacia. Quattro nuovi riconoscimenti Dop per il food solo nel 2022 (arrivati così a 319 tra Dop, Igp e Stg) dimostrano la capacità di attrazione di un modello che continua a funzionare”.

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Disciplinari: ecco le modifiche più richieste

Tuttavia, per capire verso dove si sta andando, 30 anni dopo l’approvazione del Regolamento Ue su Dop e Igp, è importante capire anche quali sono le principali modifiche ai disciplinari richieste in quest’arco di tempo: in Italia solo nel 2022 sono state 34 in totale, di cui 20 riguardano il comparto vino. Ad analizzarle ci ha pensato il direttore della Fondazione Qualivita Mauro Rosati: “Se per il food, riguardano principalmente il packaging più sostenibile e la ricerca di benessere nutrizionale e animale, per il vino le richieste si muovono verso l’inserimento della Uga, ovvero le cosiddette sottozone o cru, per dirla alla francese. Sempre in tema territoriale, c’è, l’inserimento dei nomi geografici, dell’imbottigliamento in zona, della specifica del vitigno e dell’adozione del logo consortile in etichetta. In materia di tipologie aumentano le richieste di inserire le versioni spumante e rosati”.

Da una parte, quindi, un tentativo di rispondere a delle precise richieste di mercato – bollicine e rosati sono, infatti, in grande ascesa nei gusti dei consumatori – dall’altra l’esigenza di dare un’indicazione territoriale precisa. E qua si inseriscono alcune operazioni – vedi per esempio il caso dell’Abruzzo – volte ad una riorganizzazione delle Dop con il duplice scopo di mettere in risalto il legame territoriale stabilendo una piramide qualitativa, e di razionalizzare un numero di denominazioni che rischiano di diventare eccessivamente complicate nella comunicazione verso il consumatore. In tema di razionalizzazione, Rosati ha anche fatto riferimento ai troppi marchi pubblici di qualità, ovvero Pat, Deco, Qualità regionali certificate, distretti del cibo, etc. “Il proliferare di questi contrassegni sta creando notevoli problematiche” ha detto “Non si può dare un marcio pubblico ad ogni prodotto: una riorganizzazione è necessaria, altrimenti si genera confusione nei consumatori”.

Campo di patate, ripreso dal suolo

Riforma Ig europea: tempi più brevi per la modifica dei disciplinari

Buone notizie arrivano, intanto, da Bruxelles relative proprio alle modifiche dei disciplinari e, in generale, alla prossima riforma comunitaria delle Ig. “Quante volte ci siamo lamentati dei tempi lunghi necessari per le modifiche ai disciplinari?”, ha esordito l’europarlamentare Paolo De Castro, relatore della Riforma “la nostra proposta è proprio quella di accorciare quei tempi, con al massimo cinque mesi per ottenere una risposta. Inoltre, in alcuni casi specifici, può anche essere lo stesso Stato membro a provvedere”.

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Ma non è l’unica novità contemplata da questo “testo unico”. “Con questa Riforma abbiamo voluto rafforzare il ruolo dei Consorzi, intervenire nei casi di evocazione dei marchi, chiarire il ruolo dell’agenzia Uipo, che” ha chiarito De Castro “non dovrà essere quello della gestione dei disciplinari. Infine, in ambito sostenibile, abbiamo previsto un rapporto che il Consorzio può comunicare, senza però dover intervenire sui disciplinari, affinché questa diventi un’opportunità e non un ulteriore obbligo burocratico”. Concluso il periodo di presentazione degli emendamenti, adesso inizierà la lettura e la valutazione degli stessi, per arrivare entro febbraio agli emendamenti di compromesso. “Da lì” ha proseguito De Castro “speriamo si possa partire con i Triloghi per arrivare a conclusione entro settembre ottobre del prossimo anno”.

a cura di Loredana Sottile

L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 24 novembre

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