Dopo la crema ai biscotti Pan di Stelle di Barilla, ecco un nuovo competitor per Nutella: la crema spalmabile al gusto di caramelle Rossana. È la trovata di Fida, l'azienda piemontese che ne detiene la proprietà, per consolidare la propria posizione sul mercato della confetteria italiana, che per altri è spietato.
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Rossana. Una caramella italiana

Nel panorama dell’industria confettiera italiana, specie alla luce dei fatti degli ultimi mesi, la parabola di Rossana rappresenta un’inversione di tendenza rispetto a quella che sembra essere diventata regola (spietata) comune. Nel 2016, dopo 30 anni passati sotto l’egida Nestlè-Perugina, il marchio delle celebri caramelle della nonna avvolte nell’involucro rosso tornava nelle mani di un’azienda italiana, la piemontese Fida, che dal colosso svizzero rilevava in quell’occasione un pacchetto di prodotti legati al mondo della confetteria, facendosi così polo privilegiato per il rilancio di una serie di marchi della tradizione dolciaria made in Italy. Dunque nella scuderia del gruppo astigiano di Castagnole delle Lanze – nato nel 1973 per volontà dell’imprenditore Franco Alesano – la memoria della terza caramella più venduta in Italia ha potuto perpetrarsi a uso e consumo della numerosa compagine di nostalgici del bon bon di rosso vestito, ripieno di una crema di latte, mandorle e nocciole. Ideata nel 1926 a Perugia, la Rossa – ribattezzata Rossana in omaggio all’amata di Cyrano de Bergerac, Roxanne – ha attraversato quasi un secolo diventando a suo modo un mito dell’italianità.

La crema spalmabile Rossana

E più in generale, sul fascino della linea “1926” – che comprende pure le caramelle fondenti e le dure ripiene, come gli altrettanto celebri Spicchi agli agrumi – Fida ha saputo scommettere per mantenere il bilancio in attivo (21 milioni di euro di fatturato nel 2017, con il 3,5% del mercato italiano delle caramelle, di cui recentemente Federico Geremei e Luciana Squadrilli hanno fornito un quadro completo, tra numeri e aneddoti, sul mensile del Gambero Rosso), a fronte di un periodo di grande crisi per i marchi storici dell’industria confettiera italiana, da Pernigotti all’ex Feletti – Cioccolato Valle d’Aosta, passando per la chiusura – che però apre scenari ancora diversi – della cioccolateria Peyrano di Torino, su cui torneremo più sotto. L’ultima idea di Fida per restare su piazza, batte il ferro finché è caldo. E così anche la mitica Rossana, sotto il cappello di Le Bonelle Gelees (divisione che raggruppa tutte le dolcezze di Fida, a partire dalle gelatine) diventa una crema spalmabile, “al gusto di latte e nocciole”, che affianca sugli scaffali veterani della competizione come Nutella e new entry che sono riuscite nell’intento di far parlare – e molto – di sé, come la Crema Pan di Stelle di Barilla, che qualche settimana fa abbiamo messo a confronto con le altre spalmabili alla nocciola presenti sul mercato. Al momento, il barattolo rosso e oro di crema Rossana (senza olio di palma aggiunto, e senza glutine) è disponibile presso i punti vendita Odstore, ma la distribuzione è appena agli inizi. Sull’uso di un prodotto decisamente meno versatile di una qualsiasi crema alla nocciola, ci sarà dunque margine per discutere, se l’invenzione dovesse rivelarsi un successo. Di sicuro, l’idea racconta di un’azienda motivata a investire.

La crisi del settore. I casi di Peyrano e Cioccolato Valle d’Aosta

Ben diversa la sorte dei lavoratori di Novi Ligure, dove per lo storico stabilimento di Pernigotti (l’unico rimasto in Italia, dopo l’acquisizione dell’azienda da parte del gruppo turco Toksov) il futuro si preannuncia incerto. Alla fine del 2018, la proprietà annunciava tra le polemiche la chiusura definitiva dell’impianto, a fronte di perdite per 13 milioni di euro; nelle settimane successive, i tavoli di confronto hanno portato i turchi su posizioni più morbide, configurando la possibilità che a Novi Ligure la produzione possa continuare conto terzi. Tre, finora, sono le manifestazioni d’interesse pervenute, mentre per i lavoratori è scattata la cassa integrazione. Brutte vicende turche, peraltro, pesano anche sulla Cioccolato Valle d’Aosta di Poin Saint Martin, dal 2016 di proprietà della società turca Captain Gida. I nuovi acquirenti erano subentrati al fallimento del 2015, quando lo storico stabilimento Feletti 1882 era stato costretto a chiudere. Allora, con l’impegno di rilanciare il prestigio del marchio, Captain Gida aveva beneficiato di 4 milioni di euro di finanziamento regionale, dimostrando però, sul lungo periodo, di non essere in grado di gestire la produzione e sviluppare una rete di vendita efficiente. Così ora l’azienda è di nuovo ferma, e i dipendenti senza stipendio.

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Che futuro per Peyrano?

Di fallimento si parla negli ultimi giorni anche per Peyrano, tra i più celebrati ambasciatori del cioccolato torinese in Italia e nel mondo. Il caso, però, per quanto coinvolga un altro storico marchio del made in Italy dolciario, è ancora diverso. Della difficoltà di adeguarsi al mercato odierno è frutto la crisi di Peyrano, finora gestita da Bruna Peyrano e suo marito con passione, ma nell’ambito di un’artigianalità che denuncia tutti i suoi limiti manageriali di fronte all’evoluzione di un mercato competitivo. E infatti lo stillicidio si è protratto per un paio d’anni: all’inizio del 2017 la chiusura del negozio laboratorio di Corso Vittorio Emanuele, l’estate scorsa i sigilli per mancato pagamento dell’affitto del laboratorio di Corso Moncalieri, e da molti più anni dissesti finanziari che hanno fatto irrimediabilmente salire i debiti. L’ultimo atto fa registrare 5 milioni di debiti, che condannano la società al fallimento in via definitiva, aspettando però che qualcuno si faccia avanti per rilevare un marchio che avrebbe ben donde di continuare a esistere.

 

a cura di Livia Montagnoli