Per ora ancora pochi ristoratori hanno pensato a usufruire della possibilità, stringendo un sodalizio con i tassisti per recapitare il cibo ai propri clienti. Ma la formula ha diversi vantaggi: offre un servizio capillare e sicuro, e sostiene una categoria altrettanto penalizzata dalla pandemia. Ecco chi ci sta provando.
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Il food delivery. Come consegnare il cibo nel modo migliore?

Se ormai, per gran parte dei ristoranti italiani, è ineluttabile adattarsi a proporre un servizio di food delivery, l’ostacolo principale alla buona volontà dei ristoratori resta proprio la gestione del passaggio essenziale del servizio di consegna a domicilio: il trasporto. Oltre a fare i conti con la necessità di ripensare l’offerta per adattare le pietanze ai limiti di un consumo differito nel tempo – calibrando peraltro il food cost per proporsi con prezzi adeguati al mercato del food delivery – proprio l’efficienza del servizio di consegna determina il successo dell’impresa. Questo significa anche scontrarsi con le commissioni esose trattenute dalle piattaforme leader di mercato, a meno di non volersi affidare ai sistemi alternativi – e più sostenibili per tutte le forze in campo, da chi offre a chi consegna, a chi riceve il prodotto – che si stanno moltiplicando fiutando le potenzialità di quella che è diventata un’abitudine di consumo ampiamente diffusa. I ristoranti che propongono un menu a domicilio, quindi, oggi possono contare su un numero crescente di piattaforme etiche e attente a preservare la qualità del cibo; o affidarsi solo alle proprie forze, scegliendo di operare il servizio di consegna personalmente, contando sul proprio organico.

Fetta di pizza di Retropizza

Il cibo arriva a casa in taxi

Tra le possibilità in gioco, però, se ne profila un’altra ancora poco sfruttata: l’utilizzo dei taxi. Il sodalizio con i tassisti – categoria non meno penalizzata di altre che, specie nelle grandi città, ha sempre lavorato principalmente con il turismo – è un’idea potenzialmente proficua, in primis per la capillarità del servizio (il taxi può arrivare anche dove tante piattaforme di delivery non si spingono). È quello che devono aver pensato a Roma i ragazzi di Retrobottega, da qualche giorno di nuovo in pista con il pop up RetroPizza, solo in versione asporto e delivery: “Siamo operativi tutti i giorni, cercando di non utilizzare le consuete piattaforme. Ecco perché per le consegne ci stiamo affidando ai tassisti, che come noi ristoratori, cuochi, camerieri, sono stati particolarmente colpiti da questa pandemia”. In questo modo, a bordo delle vetture di Prontotaxi 066645, le pizze di Retrobottega arrivano ovunque in città, purché entro il raccordo: gli ordini devono essere effettuati entro le 19, il menu propone 4 pizze e 3 fritti, a rotazione settimanale.

Vitello tonnato di Locanda Perbellini

Ma anche a Milano c’è qualcuno che ha avuto la stessa pensata. Giancarlo Perbellini è operativo in città con la proposta di asporto e delivery di Locanda Perbellini, mentre a Verona restano attivi per la consegna solo la Dolce Locanda e il ristorante di pesce al Capitan della Cittadella (si attendono tempi migliori per ripartire con Casa Perbellini). Al bistrot di Milano, lo chef veronese ha attivato una convenzione con i conducenti di Radiotaxi Milano 026969, per onorare il numero crescente di richieste e offrire al contempo un’opportunità di lavoro alla categoria dei tassisti: “Siamo ancora in pochi a farlo, ma ci è sembrato un bel gesto, un aiuto reciproco in un momento di difficoltà”. La corsa costa 15 euro per consegne entro i 5 chilometri, ma se il cliente effettua un ordine che supera i 100 euro, il costo del delivery lo copre il ristorante (che continua a effettuare anche consegne in proprio nelle vie limitrofe alla Locanda, e si affida pure a Deliveroo). Il menu è quello approntato da Antonio Cacciapaglia, resident chef a Milano, ed è disponibile tutti i giorni a pranzo e cena, fatta eccezione per il pranzo del lunedì, con classici della Locanda (dalla milanese cotta e cruda al riso al salto), proposte vegetariane e fuori menu della settimana.

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Prenderà piede l’abitudine di coinvolgere i tassisti che da mesi contano le corse giornaliere sulle dita di una mano?