In Africa orientale si rischia sempre più una vera carestia, causata dagli sciami di cavallette che stanno divorando i raccolti. Intanto, l'Italia conta i danni dei cambiamenti climatici in agricoltura.
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Cambiamenti climatici e agricoltura: le fioriture anticipate e la mancanza d’acqua

Si sono già svegliate dal letargo le chiocciole in Veneto, così come in fase di risveglio sono gli alberi di susine in Abruzzo. E le fioriture di mimose in Liguria, i mandorli in Sicilia e Sardegna, gli albicocchi in Emilia e Puglia. Passeggiando fra i banchi dei mercati in questi giorni è impossibile non notare la presenza anticipata di tante primizie primaverili, fave e agretti in primis, e anche fragole già pronte al consumo. Nel frattempo, nel Basso Molise è partito l’allarme siccità, in Puglia la disponibilità idrica è dimezzata, così come in Umbria e in Basilicata.

Ape

Cambiamento climatico: il febbraio primaverile che risveglia le api

È il ritratto dell’Italia al tempo dei cambiamenti climatici, con temperature ben sopra la norma in questo febbraio di sole che ha anticipato di più di un mese la primavera. Stiamo parlando di 1,65 gradi in più rispetto alla media storica (3,3 in più rispetto alle minime nei mesi di dicembre e gennaio), secondi i dati forniti da Isac Cnr. Temperature che hanno portato le api a uscire dal milione e mezzo di alveari presenti in Italia, insetti “che hanno subito ricominciato il loro prezioso lavoro di bottinatura e impollinazione”, ha dichiarato Coldiretti, ma con il rischio che tutti questi fiori possano presto gelare con il ritorno del freddo, che potrebbe “far morire parte delle api dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele in Italia”.

Terreno arido

L’agricoltura al tempo del cambiamento climatico: emergenza siccità

E non sono solo le api a svegliarsi. Il clima insolitamente mite ha ridato vita anche ai parassiti alieni come la cimice asiatica, un insetto killer dei raccolti che ha già devastato campi e frutteti di 48mila aziende della Penisola, con un danno che nell’ultimo anno ha superato i 740 milioni di euro a livello nazionale. Quando la natura si ribella, ogni elemento subisce ripercussioni: gli animali, ma anche i terreni, sempre più impoveriti, aridi. Una natura messa sempre più a dura prova, che sembra lanciare un ulteriore monito all’uomo, un ultimatum di fronte agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Nel Basso Molise, i terreni secchi seminati a cereali “rischiano di non far germogliare e irrobustire a dovere le piantine, che verranno gelate dal repentino abbassamento delle temperature”. O peggio, spazzate via, in caso di piogge violente.

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terreno arido

Cambiamento climatici e agricoltura: la conta dei danni

In Sardegna, il Consorzio di Bonifica di Oristano ha predisposto l’attivazione degli impianti per l’irrigazione per garantire acqua alle zone colpite da siccità, salvando le colture in sofferenza, mentre in Sicilia gli abitanti fanno appello ai rituali popolari più ancestrali, ricorrendo a messe con preghiere propiziatorie e processioni. Faticano ovunque, da Nord a Sud, i semi, che non riescono a germinare, così come l’erba dei pascoli, troppo secca, condizione che potrebbe portare a speculazioni sul prezzo del fieno per alimentare gli animali, con conseguenti ripercussioni sugli allevamenti. L’agricoltura è infatti “l’attività economica che più di tutte le altre vive gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi”, episodi che hanno causato in Italia una perdita di oltre 14 miliardi di euro nel corso dell’ultimo decennio, tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali.

Invasione locuste

Allarme Fao: l’invasione delle locuste in Africa

A lanciare un allarme, l’ennesimo, è anche la Fao, che fa luce su un problema tanto urgente quanto trascurato, in questo periodo di panico generato dal Coronavirus, un tema così ampiamente dibattuto da offuscare una crisi che merita invece la massima attenzione. L’invasione di locuste in Africa orientale sta distruggendo colture e pascoli in territori già carenti di cibo. Etiopia, Somalia, Kenya, Tanzania e Uganda sono i Paesi in cui gli enormi sciami di cavallette stanno divorando i campi, e per questo la Fao ha chiesto maggiori fondi per l’irrorazione aerea di insetticidi, per cercare di contenere al massimo il problema entro le prossime settimane. Se non si prendono in fretta provvedimenti, le locuste, capaci di percorrere fino a 150 chilometri al giorno, si moltiplicheranno ancora: una marcia inesorabile per questi insetti pronti a mangiare qualsiasi tipo di vegetale lungo il cammino.

Bambina etiope con cesto

Invasione delle locuste: aumenta la fame

Il motivo di questo aumento repentino degli insetti è ancora una volta da rintracciare nell’emergenza climatica: la siccità straordinaria tra marzo e maggio dello scorso anno, seguita da piogge intense e inondazioni, ha creato le condizioni ideali per far aumentare gli esemplari. Ma questa volta non saranno “solo” l’economia e l’ambiente a rimetterci. In un territorio dove 20 milioni di persone affrontano quotidianamente la carenza di risorse alimentari, un’invasione simile – le cavallette sono in grado di consumare una quantità di cibo pari a quella di 90 milioni di persone in un solo giorno – porterà almeno altri 10 milioni di persone a patire la fame. Se non si riesce a intervenire in fretta, la portata della crisi continuerà ad aumentare senza sosta, facendo così scattare la richiesta di massicci aiuti umanitari.

a cura di Michela Becchi

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