La Camera ha approvato all’unanimità la mozione Muroni/Severini per limitare l’uso dei pesticidi. Ma nel frattempo le analisi sulle farine non dicono nulla di buono sulla qualità dei prodotti in distribuzione al supermercato.
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Con 453 voti a favore e nessun contrario la Camera ha approvato all’unanimità la mozione unitaria di tutti i gruppi – promossa da Rossella Muroni (Liberi e uguali) e Serse Soverini (Gruppo Misto) – dando di fatto il via libera a “iniziative volte a vietare l’utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti nelle produzioni agricole, favorendone lo sviluppo con metodo biologico”.

La mozione unitaria, un primo passo

Sono tre i punti centrali della mozione: la richiesta di maggiori controlli sui prodotti importati dai Paesi terzi per i quali è possibile dimostrare che siano stati trattati con il glifosato oltre la soglia permessa in ambito europeo, un monitoraggio della contaminazione delle acque che sia omogeneo su tutto il territorio italiano, il sostegno a pratiche agricole sostenibili e all’agricoltura biologica e integrata. È un primo passo che colma l’attuale vuoto legislativo, ma non ancora sufficiente. La mozione, infatti, non contiene la richiesta di introdurre un divieto assoluto di utilizzo dei pesticidi, ma spinge solo a “potenziare il sistema dei controlli sull’uso corretto dei pesticidi in agricoltura” e a “prevedere iniziative volte ad un utilizzo più responsabile dei fitofarmaci”. Alla Camera, dunque, si è votato non tanto per approvare una legge ma per spronare il Governo a presentare una legge o almeno un regolamento che organizzi meglio questo settore centrale per la salute dei cittadini.

L’indagine de Il Salvagente

Rimane comunque una notizia positiva, che ci fa ben sperare anche alla luce degli ultimi test svolti sulle farine italiane. Il mensile dedicato ai diritti dei consumatori, il Salvagente, ha infatti analizzato 13 prodotti, selezionati tra i più acquistati e facilmente reperibili negli scaffali dei supermercati, scegliendo sette farine di grano tenero, due semole di grano duro e quattro preparati per pizza, alla ricerca della loro qualità e di sostanze potenzialmente pericolose per l’organismo e la salute umana. Gli aspetti valutati sono stati: la presenza di residui di fitosanitari e micotossine sotto il profilo della sicurezza alimentare, misurazione di ceneri e proteine per tracciare il profilo merceologico, e ancora farinogramma e l’alveogramma per capire le più adatte alla pizza e filth-test per rilevare l’eventuale presenza di corpi estranei. In base a questi dati, le farine sono state valutate con un punteggio da 0 a 10 (la peggiore ha ricevuto un 3 e le migliori 9).

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La presenza di pesticidi

I pesticidi hanno giocato un ruolo determinante ai fini del voto finale, in particolare la rilevazione del glifosato che, nonostante sia classificato come probabile cancerogeno dalla Iarc, l’International Agency for Research on Cancer, continua ad essere legale in Europa (L’Unione Europea il 27 novembre 2017 ha votato il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per 5 anni).

Nell’articolo di Enrico Cinotti si legge: “Se dalle prove merceologiche passiamo all’analisi dei contaminanti il quadro è molto meno rassicurante. Su 13 campioni solo due (La Molisana ed Esselunga) sono risultati completamente liberi da qualsiasi residuo mentre ben 11 sono i prodotti nei quali i trattamenti fitosanitari hanno lasciato la loro traccia”. Anche la tipologia dei composti rilevati non è un aspetto secondario. “Partiamo dal glifosato, l’erbicida più usato al mondo, probabile cancerogeno per l’uomo secondo la Iarc, interferente endocrino e considerato dal Ramazzini di Bologna capace di provocare effetti avversi anche a dosi considerate “sicure”: lo abbiamo trovato, seppur a basse dosi, in 4 prodotti (Garofalo, Lo Conte Farine Magiche, Molino Spadoni Farina D’America e Carrefour). In un test sulle farine di tre anni fa, su 16 campioni, lo avevamo rintracciato solo in due prodotti”. Altro dato allarmante è la compresenza multiresiduale di fitosanitari riscontrata in 10 campioni su 13, indice di quel vuoto legislativo di cui vi abbiamo accennato sopra.

La risposta delle aziende coinvolte? “Nessun rischio: i livelli di pesticidi riscontrati sono ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Pertanto le nostre farine sono conformi alla vendita”.

Effettivamente non hanno torto, ma bene che ci siano dei test così. E a dirla tutta questi test dovrebbero essere eseguiti anche dai (o coinvolgendo) i piccoli, ovvero quelli che chiamiamo artigiani, che lavorano in maniera naturale, ma che a volte presentano carenze igieniche. Non dimentichiamo, infatti, che la farina è il prodotto della macinazione dei cereali ed è innanzitutto il prodotto finale di svariati processi – mietitura, trebbiatura, bagnatura, molitura, abburattamento – che dovrebbero essere controllati anche con l’ausilio di macchinari all’avanguardia e, perché no, di test che ne certifichino l’assenza non solo di pesticidi ma anche di residui estranei (pensiamo per esempio ad eventuali cavallette o ai simpatici topolini di campagna: è la natura baby!). Dunque, quale potrebbe essere l’optimum? Ci auspichiamo un mondo di artigiani che lavorino con processi industriali e tecnologicamente avanzati.

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Dal canto nostro stiamo lavorando ormai da mesi per intercettare i migliori panifici d’Italia, attenti in primo luogo alle farine utilizzate. Il risultato di questa ricerca sarà tangibile, sfogliabile, consultabile: sarà la nostra guida ai Panifici d’Italia.

a cura di Annalisa Zordan