Nel mondo vengono prodotti miliardi di chili all’anno di plastica, dei quali una gran percentuale finisce in mare. Ora i pescatori del Mediterraneo possono fare qualcosa grazie al Manifesto Humans of Mediterranean che coinvolge anche Ministero dell’Agricoltura e Federpesca.
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Presentato a Seeds&Chips 2019 lo Humans of Mediterranean, il manifesto (annunciato ad aprile) per difendere il mare dalla minaccia della plastica, ideato e promosso dagli organizzatori del summit e Federpesca. Un’alleanza tra i pescatori di 22 Paesi del bacino mediterraneo per liberare il mare dalle plastiche, con l’obiettivo di promuovere iniziative che portino a una legislazione comune nel Mediterraneo.

Gli obiettivi del Manifesto Humans of Mediterranean

Il lancio si è tenuto alla presenza, tra gli altri, del Ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio e del presidente di Federpesca, Luigi Giannini. Un importante segnale che testimonia l’attenzione verso la difesa dell’intero ecosistema marino, coinvolgendo pescatori, enti e associazioni di settore. “Vogliamo diffondere la centralità del ruolo del pescatore prevista nel ddl Salvamare contro l’inquinamento da plastica a tutti i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo”, ha dichiarato Giannini. Sarà, infatti, permesso ai pescatori di portare a terra la plastica accidentalmente finita nelle loro reti, senza doversi sobbarcare costi di smaltimento. “La plastica in mare è uno dei più grandi scempi ambientali, naviga in superficie e nei fondali e non si ferma certo al confine di un Paese. Per questo occorre unirsi per vincere questa battaglia di civiltà”.

Gli articoli del Manifesto

Articolo 1: Mari e oceani coprono più del 70% della superficie terrestre e oggi sono minacciati dai troppi rifiuti accumulati negli anni, in particolare la plastica. È nostro dovere invertire la tendenza e agire per curare e tutelare gli ecosistemi marini e oceanici. Abbiamo quindi la possibilità di essere la generazione che ha curato il mare.

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Articolo 2: Il Mediterraneo, culla della civiltà moderna, è oggi la “casa in comune” per oltre 500 milioni di esseri umani che vivono nei Paesi del bacino. Si tratta di un mare sostanzialmente chiuso, il luogo ideale per implementare un progetto innovativo di salvaguardia, che riguarda tutta l’umanità.

Articolo 3: I pescatori, uomini e donne del Mediterraneo, sono la più grande risorsa per la cura e salvaguardia del mare. È proprio il mare che alimenta sogni e speranze, le loro famiglie e la collettività. I pescatori devono diventare protagonisti attivi e custodi del mare, simbolo di un futuro sostenibile.

Articolo 4: Si chiede alla politica e ai governi di appoggiare questa sfida, offrendo ai pescatori strumenti legislativi e risorse per curare il mare, liberarlo dai rifiuti e tutelarlo attraverso un modello di sviluppo circolare in grado di creare valore condiviso.

Articolo 5: È compito di tutta la società civile, non solo della politica, adoperarsi per rendere questa cura sostenibile. L’appello è rivolto a cittadini, imprenditori, lavoratori, inventori, ricercatori, membri della comunità, tutti possono dare il proprio contributo. Per essere parte della soluzione e non del problema.

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a cura di Annalisa Zordan