La Vucciria, Ballarò, il Capo: sono nomi e luoghi che a Palermo raccontano le vere anime della città, quella gastronomica, quella popolare, quella artistica, quella folcloristica e quella turistica.
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Di storia antichissima, sono stati tante cose: oggi ci si fa la spesa, ma soprattutto ci si mangia, in mille modi diversi. E la città punta a risistemarli e a organizzarli meglio. Noi siamo andati a scoprire storie, sapori e indirizzi all’interno di queste piccole strade dei sapori e ve le raccontiamo nel numero del mensile Gambero Rosso di luglio, in edicola in questi giorni.

Pedonalizzazione e fruizione

Il Comune di Palermo, da qualche anno, ha deciso di investire su mercati storici della città innanzitutto redigendo un regolamento predisposto dalla Giunta e oggi all’esame del Consiglio comunale che riguarda anche le botteghe storiche. Il primo passo compiuto è stata la pedonalizzazione per consentirne una più adeguata fruizione, quindi, sono stati collegati con il percorso arabo normanno che dal 2015 è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità e risulta di grande interesse turistico.

La rigenerazione urbana e Ballarò

C’è in atto un importante percorso di rigenerazione urbana”, racconta Giacomo Terranova, presidente dell’Associazione Mercato storico Ballarò – dove da qualche settimana, è stata completata la colorata struttura coperta che ospiterà i Mercatari di Piazza del Carmine – e titolare della fabbrica di caramelle Terranova, altra eccellenza storica locale. “Dopo tanti anni, finalmente – dice – si sta cercando di regolarizzare questo mercato, di mettere tutto a norma, di dare a ciascuno il proprio spazio”. Ai colori delle bancarelle e a quelli della splendida cupola della chiesa del Carmine Maggiore che si staglia in piazza del Carmine ed è il simbolo monumentale di Ballarò, si aggiungono oggi quelli dei murales fatti realizzare da artisti locali per delineare percorsi nuovi.

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Tra pesce e street food

Circa un chilometro e mezzo più avanti, in direzione del Teatro Massimo c’è l’altro storico mercato cittadino, il Capo. È situato nell’antico quartiere denominato Seralcadio, che risale all’epoca musulmana, quando nacque per ospitare pirati e commercianti di schiavi. Quell’inevitabile intersecarsi di storia e leggenda che ogni tradizione porta con sé, narra che qui sia nato lo sfincione ad opera delle suore del Convento di San Vito che aveva sede lungo la cinta muraria della città. In via Porta Carini, la strada principale del mercato, c’è la Chiesa di San Gregorio Magno. Anticamente il magazzino alla sinistra dell’edificio era utilizzato per la conservazione del baccalà sotto sale, cosa che le fece attribuire l’appellativo di “chiesa ru baccalà” e una certa difficoltà di frequentazione da parte dei fedeli a causa dell’odore penetrante di pesce.

Griglie sotto il cielo alla Vucciria

A metà strada tra Ballarò e il Capo c’è la Vucciria che si estende lungo la via Argenteria sino alla piazza Garraffello. Era chiamata, anticamente, la “Bucceria grande” per distinguerla dagli altri mercati di minore importanza. Fu, infatti, il più importante mercato di alimentari della vecchia Palermo. La parola “bucceria” deriva dal francese “boucherie”, che significa “macelleria”, poiché il mercato inizialmente era destinato alla vendita della carne.

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parole di Clara Minissale – scatti di Giacomo De Caro