A Torino il progetto fotografico di Davide Dutto prende forma in 40 scatti dedicati alle forchette e alle storie che suggeriscono. Il 18 gennaio cucina Pino Cuttaia, in omaggio alla forchetta allargata di suo padre.
Pubblicità

No Tools. Gli oggetti della cucina

Quaranta scatti d’autore a Palazzo Saluzzo Paesana, Torino. Una mostra fotografica che racconta il cibo (e altre storie) in modo decisamente originale, dal punto di vista di un fotografo che col mondo del cibo e i suoi protagonisti ha avuto molto a che fare. Dietro al progetto No Tools c’è Davide Dutto, classe 1961, piemontese, da più di trent’anni fotografo professionista e presto avvicinatosi alla realtà gastronomica, per esplorarne territori, prodotti e protagonisti, spesso al servizio dell’editoria di settore, e negli ultimi anni alle prese con il progetto Chef Profile, che attraverso le immagini stabilisce un dialogo tra fotografo e cuoco, traducendosi in una raffinata riflessione sulle ombre cinesi. La personale in mostra a Torino dal 17 gennaio al 3 febbraio, però, lo porta per la prima volta a esplorare il tema con un approccio concettuale, lasciando fuori dall’inquadratura il cibo e le persone per concentrarsi sui più comuni utensili da cucina, le posate. Che diventano così testimoni di un contesto storico e spaziale, suggerendo una storia che sopravvive al passare del tempo e delle persone. Dunque la mostra prende forma seguendo i percorsi storici, tecnici, poetici, narrativi ed estetici degli utensili immortalati su uno sfondo bianco, decontestualizzati per potenziare il messaggio intrinseco a ciascun oggetto.

Forchette nella foto di Davide Dutto

Storie di forchette

No Tools si svilupperà in tre capitoli, a partire dalle forchette di Fork1 (seguiranno Spoon2 e Knife3). Una quarantina di scatti firmati da Dutto, protagonisti dell’esposizione a cura di Enrico Debandi: “NoTools simboleggia un attrezzo che non è solo un attrezzo e ti permette di concretizzare un pensiero. Agli oggetti, alla fine ti affezioni: la forchetta cui mi sono legato di più con questo progetto, per esempio, è la prima che ho acquistato; è molto vecchia e l’ho trovata in un mercatino delle pulci di Fossano. Oggi, a un anno di distanza dall’inizio del progetto, ne ho tantissime e le sto acquistando anche online dall’Inghilterra e da tutta Europa: più sono rovinate, più sono intrise di storia e più posso immaginare il percorso che hanno fatto prima di arrivare a me”. Ma il progetto non si limita a esplorare la dimensione immaginaria (e immaginata) delle posate.

La cena di Pino Cuttaia e la forchetta allargata

Venerdì 18 gennaio Palazzo Saluzzo Paesana aprirà le porte agli ospiti di una cena speciale a cura di Pino Cuttaia (che con Dutto collabora da anni: “La sua voglia di fotografare le posate è nata ascoltando il racconto della forchetta di mio padre”, racconta lo chef ): 60 i posti a disposizione nelle sale settecentesche del palazzo allestite per l’occasione. Protagonista della scena sarà una forchetta con i rebbi allargati, che ogni commensale potrà portare a casa con sé dopo aver consumato le portate ideate dallo chef siciliano, che al ricordo di una forchetta “allargata” è molto legato, per un passato familiare che si intreccia con le abitudini alimentari e le difficoltà economiche dell’Italia del Sud nel Dopoguerra: La forchetta allargata – racconta lo chef di Licata ripensando alla sua infanzia – era una tradizione delle famiglie del sud Italia nel dopoguerra. All’epoca la cucina non era così democratica e a tavola si metteva tutto il cibo, senza porzionarlo. Si iniziò a impiattarlo nel momento in cui le famiglie iniziarono a stare meglio economicamente perché il cibo non era più una prima necessità. Succedeva prima di allora che in famiglia la tavola potesse diventare un luogo poco democratico per mangiare, in cui il gesto di prendere più forchettate di una stessa pietanza era visto male. Per questo si allargavano i rebbi della forchetta: per prendere più cibo con un gesto solo; era un modo per nutrirsi più degli altri e per questo motivo la forchetta, che all’epoca era in alluminio e più facile da deformare, divenne un oggetto personale”. A dimostrazione del fatto che un oggetto può raccontare molte storie.

Pubblicità

Una cena originale

Ma l’originalità della cena non si ferma all’utilizzo di un’unica posata dai rebbi allargati: ognuna delle sette portate sarà servita su fogli di carta alimentare, e in particolare la pasta al forno sarà sistemata al centro della tavola perché tutti attingano da un unico “piatto”, in omaggio alla storia della forchetta del padre di Pino Cuttaia. Prima della cena (160 euro a persona, prenotazione obbligatoria), gli ospiti saranno guidati in visita alla mostra da Davide Dutto.

 

No Tools – Torino – Palazzo Saluzzo Paesana, via della Consolata, 1bis – Info e prenotazioni

 

Pubblicità

a cura di Livia Montagnoli