Riaprire i ristoranti nella fase 2 sarebbe un errore. E qui Pasquale Naccari, già protagonista di un video virale in cui attacca Giuseppe Conte, spiega perché. Con un po’ più di calma.
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Pasquale Naccari, ristoratore fiorentino, animatore del gruppo dei Ristoratori Toscani nonché protagonista di video diventati presto virali in cui attacca Conte e i politici sbeffeggiandoli con simulazioni più o meno realistiche sulle disposizioni dei tavoli nei locali per il Dopoepidemia, spiega perché ce l’ha con la politica e spiega cosa chiedono i ristoratori. A partire dalla manifestazione del 28 aprile in cui alle 21 i locali accenderanno le loro insegne “per l’ultima volta” e il giorno dopo consegneranno ai sindaci le chiavi dei locali chiedendo che le porti al premier Conte in segno di testimonianza e solidarietà. Nella stessa data i ristoratori marchigiani, capitanati da Lucio Pompili, lanciano lo sciopero fiscale.

Pasquale, voi gruppo di Ristoratori Toscana aderite al flashmob del 28 aprile. Qual è il senso, per voi, di questa adesione? Cosa vi aspettate dalla protesta?

Non vorremmo utilizzare il termine flash mob, ma manifestazione di protesta, perché non ha niente di ludico questa giornata. Sì, noi di Ristoratori Toscana, siamo tra i promotori e parteciperemo come membri fondatori del M.I.O – il Movimento Impresa Ospitalità che raccoglie gruppi nati come noi sui social in maniera spontanea sull’onda del Covid: si tratta di circa 80mila imprese dell’Ho.Re.Ca, locali del pubblico spettacolo e lidi balneari in Italia: partecipiamo alla manifestazione di protesta Risorgiamo Italia. Martedì 28 aprile alle ore 21 le luci delle insegne delle loro attività si accenderanno simbolicamente per l’ultima sera.

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Perché “ultima”?

Le probabili misure che lo stato prenderà per l’eventuale riapertura di ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, discoteche e lidi balneari sono insostenibili per la gestione ordinaria di un locale e insopportabili economicamente e poi non è possibile scaricare la responsabilità sul gestore. Ecco perché il 29 aprile, la mattina dopo aver acceso per la ultima volta le luci, gli imprenditori andranno davanti ai loro Comuni per consegnare le chiavi dei propri locali.

Dunque davvero non pensate di riaprire?

Sebbene tutti noi vogliamo fortemente aprire e tornare al nostro lavoro, oggi non ci sono i presupposti sanitari per poterlo fare: oltre a ciò, ci stanno chiedendo di aprire con gli stessi costi (se non più elevati di prima della emergenza epidemiologica) con una previsione di incassi nella migliore delle ipotesi pari al 5-10% sull’anno precedente. Vogliamo sensibilizzare la politica nazionale sul tema della chiusura dei ristoranti, coinvolgendo anche una serie di categorie trasversali. Ci aspettiamo che il Governo possa prendere delle decisioni riguardo a tutti quegli argomenti che al momento sembrano o trascurati o lasciati nei meandri della burocrazia.

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“Non avete mai lavorato in vita vostra” hai detto rivolto al Presidente del Consiglio e ai politici… Ma pensi che abbia senso? E che sia vero? Credi che solo chi fa lavori manuali lavori? Non credi che la Politica in Italia – grazie pure a noi che votiamo ed eleggiamo i nostri rappresentanti – abbia dei seri problemi anche nei rapporti istituzionali e che purtroppo non sia sempre semplice trovare risposte lineari e soprattutto strade lineari per raggiungere obiettivi, anche condivisi?

Ovviamente la mia è una provocazione in quanto le decisioni che sono state prese e che continuano a essere prese sono inconciliabili con una gestione equilibrata di un’attività di somministrazione. Non è un’opinione mia: è un’opinione che condividono tutti i settori e tutte le categorie, compresi i professionisti, i commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro. È dimostrato dal fatto che i consulenti del lavoro si lamentano per la mancata applicazione del decreto con le disposizioni applicative. Io credo, avendo anche studiato, che i lavori non manuali siano altrettanto faticosi e difficili. Ma è ovvio che per capire delle situazioni è necessario averle vissute, come anche poter essere in grado di affrontare delle criticità con la possibilità di offrire strade alternative da seguire e quindi oltre ad essere da guida anche d’aiuto. È ovvio che la burocratizzazione crea diversi problemi nell’interfacciarsi, credo però che sia anche compito della politica risolvere questo problema nel migliore dei modi e far sì che il paese non viva sempre in un pantano.

Hai fatto una serie di video, quasi tutti molto visti… Ma perché chiedi che i ristoranti riaprano quando il virus sarà a zero? Così si rischia di star chiusi un anno!

Io dico che il mio più grande desiderio è riaprire. Ma i ristoranti devono stare chiusi: questo tenendo in considerazione alcuni parametri, disposizioni e normative, di cui la più importante è la riduzione dei posti conseguente al distanziamento sociale che per ora sembra essere l’unico modo sufficiente per evitare il contagio.

Perché proprio i ristoranti?

I ristoranti, luogo conviviale dove la permanenza media è una di almeno un’ora e mezzo (la durata di un film è superiore, ma i cinema rimangono chiusi) dovranno avere disposizioni chiare che evitino fraintendimenti, norme garantite non dalla politica ma dalla comunità scientifica: solo così i ristoranti anche se con pochi posti potranno garantire un luogo conviviale sicuro senza dubbi da parte dei clienti. Senza questo, l’apertura sarà il messaggio della politica d’abbandono al proprio destino del settore.

Pensi che i clienti non ci saranno?

Quale cliente, senza questa dichiarazione di sicurezza, sceglierebbe di andare in un ristorante dopo una giornata di lavoro? Dopo che sul lavoro ha ricevuto indicazione obbligatoria di lavorare con la mascherina, distanziato dai suoi colleghi e ha ricevuto indicazioni aziendali di evitare il servizio mensa e di mangiare presso la propria postazione di lavoro. Al ristorante la distanza dal suo ospite e da altri sconosciuti sarà a volte anche minore che sul lavoro e per giunta senza mascherine protettive visto che di deve mangiare.

Non è pensabile un sostegno sia per chi decida di aprire che per chi decida di star chiuso? Anche perché dimensioni e obiettivi delle varie imprese di ristorazione (ma anche bar e pasticcerie e varie) possono essere diverse e avere diverse esigenze e modelli di business…

Di converso credo che i bar e le pasticcerie potranno ripartire con gradualità quando inizierà la fase 2, perché la permanenza all’interno è ridotta nel tempo e con le dovute distanze sarà come quando andiamo a fare la spesa. Prendere un dolce o un caffè non sarà come prima, ma le attività potranno iniziare ad erogare un servizio. Quando si parla di bar, pasticcerie e dintorni i discorsi possono essere diversi: il business può essere programmato e organizzato in modo diverso. Per quanto riguarda i ristoranti, che senso avrebbe entrare in un locale che per antonomasia veniva usato per distendersi e rilassarsi e che invece verrà visto com’è possibile luogo di contagio?

Non pensi che invece ci possano essere forme diverse di apertura e di impresa e che tutto questo percorso possa portare anche a nuove forme di ristorazione?

Ovvio è che uno potrebbe anche provare a riadattare la propria attività, siamo d’accordo, e potrebbe anche essere una delle alternative. Tutto dipende anche dai costi che un’attività deve sostenere, ma non siamo d’accordo che le attività si possano trasformare da ristorante a vendere qualunque cosa, anche diventare un ferramenta. Noi non possiamo snaturarci per cercare di sopravvivere. Questo creerebbe confusione e un possibile allontanamento della clientela.

E il delivery? Proprio non è una soluzione?

Consigliano ai ristoranti di convertire le aziende al delivery e all’asporto, ma se tutti si convertono l’offerta diviene esageratamente sproporzionata rispetto alla richiesta. E a quel punto, avendo aperto, saremo comunque costretti ad affrontare costi alti senza avere certezze. Io parlo per esperienza, essendo proprietario anche di un’attività d’asporto che dal lunedì al giovedì (dopo l’apertura di molte delle pizzerie della città) ha visto calare vertiginosamente la domanda. Ed è “solo” una pizzeria. Ma per un ristorante che serve primi e secondi piatti caldi, mandare a casa delle portate del genere a dei prezzi compresi tra 10 e 15 euro è una cosa assurda: molta gente non li ordinerebbe più in quanto durante il trasporto le portate perderebbero le loro caratteristiche e anzi il rischio potrebbe essere proprio quello di veder allontanare la clientela. Non considerando poi la moda di questo periodo: tutti in casa si improvvisano chef, un gioco che serve anche da terapia.

Chiedi a Conte di farsi carico delle spese per gli affitti essendo i ristoranti chiusi, delle bollette, della tutela dei dipendenti… Il che può anche starci. Non credi che molte aziende siano state per anni lungo la linea del precipizio e alcune non potranno più vivere perché non hanno agito con prudenza e lungimiranza? Ora, non pensi che un conto sia chiedere un sostegno, altro invece che sia lo Stato (ovvero tutti noi) a pagare affitti e bollette?

Ci troviamo in una condizione straordinaria: a tutto il Paese viene chiesto di fare sacrifici, ma a me sembra che la gran parte dei sacrifici siano come sempre caricati sulle spalle delle imprese. Sappiamo benissimo che l’intero carico sociale già oggi è sulle spalle del 9% della popolazione. Da qui si evince che senza imprese in Italia tutto rischia di crollare. Io non chiedo di cancellare i pagamenti sine die, ma chiedo di cancellare i pagamenti dal 10 marzo in poi fino al perdurare dell’emergenza: ma non solo quella sanitaria, bensì l’emergenza economico/turistica. Perché non dimentichiamo che Firenze (come tantissime città d’Italia) è una città che vive di turismo e il turismo potrà forse tornare alla normalità – se va bene – a marzo 2021. Essendo qui diverse aziende anche veramente grandi e con un numero importante di dipendi e di fatturato, prima di farle fallire credo che convenga a tutti trovare la giusta soluzione. Poi faccio riferimento anche alle utenze.

Non credi che fare impresa sia anche rischiare di fronte a episodi imprevisti e ad emergenze improvvise?

Cosa c’entra il rischio d’impresa con il pagamento delle bollette quando i consumi sono ridotti a zero e devo pagare solo le tasse sulle stesse? Acqua: consumo 0; gas: consumo 0; elettricità 0… ma devo pagarci le tasse sopra. E non chiedo di non pagare le bollette antecedenti l’8 marzo, ma solo un intervento sulle successive. Come ho sempre detto: non chiediamo assistenzialismo. Ma, come ripete costantemente il nostro presidente del Consiglio, vorremmo un’equa distribuzione dei sacrifici: per evitare che tutto, come al solito, ricada sulle spalle delle stesse persone. È necessario evitare di far arrivare gli imprenditori a fare la scelta sbagliata e cioè ritenere più conveniente chiudere per sempre.

Ovviamente è più facile accettare una provocazione: parli dei politici come di gente che vive fuori dal mondo reale che lavora, che va a farsi aperitivi e cenette in giro per l’Italia… Ma non sono anche quelle uscitine dei politici oggi, ma di più in anni ruggenti non troppo lontani, a far gonfiare le tasche di molti ristoratori?

Non riguarda noi Ristoratori Toscana, noi abbiamo sempre lavorato, anche con il turismo. Tavolate elettorali non le abbiamo mai fatte. Io credo che ci siano molti politici onesti, che lavorano, che meritano lo stipendio. Però, se quasi tutte le categorie ce l’hanno con i politici, ci sarà un motivo? Lungi da me la voglia di generalizzare e condannare una categoria, ma forse è il momento di prendersi per mano e affrontare i problemi con chi li vive quotidianamente e cercare risolverli una volta per tutta.

Facci un riassunto sintetico e conciso, in 6 punti schematici, di cosa chiedete davvero alla politica e alle amministrazioni locali

  1. Immediato pagamento del Fondo Integrazione Salariale straordinario, ad ora l’INPS non l’ha ancora autorizzato! Tra dieci giorni avrete in strada tantissime persone con la fame!!!
  2. Il Fondo Integrazione Salariale straordinario, ovvero pagato direttamente dall’INPS, deve essere esteso fino a 03/2021;
  3. Per quanto riguarda l’affitto delle attività commerciali chiediamo di non pagare l’affitto per i mesi di chiusura imposti dai vari D.P.C.M., ovvero chiediamo che dal mese di aprile il credito d’imposta del 60% sia concesso ai proprietari immobiliari e che di contro gli affittuari devono essere liberati dall’obbligazione del pagamento degli affitti;
  4. Per i mesi avvenire vorremmo proporre un’idea con la quale riuscire a dimezzare il costo dell’affitto dei locali commerciali senza gravare nell’immediato sulle casse dello Stato: ovvero chiediamo che sia estesa la cedolare secca del 10% (già prevista per gli eventi calamitosi) sui ricavi degli affitti per almeno 4 anni, di contro i proprietari ci accorderanno uno sconto del 50% dell’affitto per 18 mesi;
  5. Altro tema fondamentale è l’abbattimento del costo del lavoro. Noi ovviamente sogniamo di mantenere lo stesso staff ma siamo consapevoli che sarà difficile: magari le istituzioni potrebbero intervenire con interventi mirati per ridurne il carico fiscale sulle aziende cosi da permettere alle imprese di mantenere un adeguato livello occupazionale.
  6. Cancellazione delle tasse sulle utenze non usate durante il periodo di chiusura. E comunque per le zone turistiche sconti fino marzo 2021.

a cura di Stefano Polacchi

immagine in apertura: Paolo Matteoni Fotografo