Protestano in piazza i ristoratori toscani che chiedono non solo aiuti per ripartire, ma anche regole certe per la riapertura dei ristoranti, che non sono ancora arrivate.
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La passeggiata di protesta dei ristoratori toscani

Appuntamento per martedì 12 maggio, ore 11, nel centro di Firenze: ristoratori, imprenditori, chef e camerieri, aiuti cuoco, pizzaioli e lavapiatti, sommelier e direttori di sala… Oltre duemila persone, in rappresentanza di tutte le attività della regione e da tutte le città, raggiungono il capoluogo – mascherine, guanti e distante d’ordinanza – per protestare contro l’assoluta mancanza di certezze in vista della (non si sa né quando, né come) riapertura. Ad animare la “manifestazione” – ma loro preferiscono chiamarla “passeggiata” e hanno avvisato la Questura di Firenze assicurando il rispetto di termini e modalità, per evitare i contraccolpi come successo ai loro colleghi milanesi cui inviano la loro massima solidarietà – il gruppo Ristoratori Toscana che su Facebook ha quasi 10mila adesioni e oltre duemila ristoranti registrati, che intanto hanno anche lanciato una petizione online contro le tasse comunali che in neppure 5 ore ha raggiunto quasi mille sottoscrizioni.

 

I motivi della protesta. Le richieste di Ristoratori Toscana

Il cittadino comune potrebbe chiedersi: ma perché protestano, se da giorni ormai si parla di sostegno e appoggio economico da parte del decreto governativo in approvazione? Appunto, perché si tratta di voci e indiscrezioni dai corridoi della politica, ma di concreto non c’è assolutamente nulla: “Addirittura in Toscana non hanno pagato neppure la prima mensilità di Cassa integrazione ai nostri dipendenti” esclama Pasquale Naccari, portavoce del gruppo. Ma non solo di questo si tratta. L’aspetto fondamentale è che non si sa ancora come si potrà riaprire, quali saranno le regole. “Non basta dire domani puoi riaprire, ma tutto sommato a noi neppure interessa aprire per forza domani! Devono però dirci per tempo come potremo riaprire – spiega Naccari, imprenditore della ristorazione a Firenze – Perché per poter ripartire dobbiamo poter fare due conti: quanti tavoli potremo avere? Quanti dipendenti? Quali scorte dobbiamo cominciare a fare per poter lavorare? Insomma: possibile che ancora dobbiamo stare solo alle voci anonime per cui c’è chi dice tavoli a quattro metri di distanza o tavoli a due metri? Oppure non sapere se avremo davvero, come si paventa, la responsabilità per gli eventuali contagi dei dipendenti? Ma che senso ha?”. In effetti, questa regola sembra preoccupare tutti i colleghi di Pasquale che da giorni postano sui social ipotesi e maledizioni. Sarebbe un po’ come dire: se uno si contagia a Villa Borghese, la responsabilità civile – e dunque l’eventuale risarcimento del danno – è del Comune! Eppure, neanche su questo c’è alcuna chiarezza. E la misura sembra davvero colma.

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La manifestazione dei Ristoratori Toscana a Firenze

Servono regole certe

Abbiamo partecipato a tutti i tavoli possibili e immaginabili, a ogni livello amministrativo e istituzionale – si incavola Pasquale – ma ancora non abbiamo avuto nessuna risposta certa”. Come si può pensare di far aprire la ristorazione il 18, ad esempio, se non si sa ancora come? E se ancora le misure di sostegno non solo non sono arrivate, ma non si sa bene ancora quali saranno? “Per fare solo un esempio: per gli affitti “sembra” che verranno sostenuti con una compensazione di imposta. Ma cosa vogliono compensare se da oltre due mesi non abbiamo reddito? Come facciamo a pagare gli affitti? E su cosa dovremmo recuperarli? Idem per la tassa sui rifiuti: va cancellata e non sospesa: noi da oltre due mesi non produciamo rifiuti!”.

I ristoranti sono un capro espiatorio?

Ma c’è dell’altro che manda in bestia gli imprenditori della ristorazione che si sentono a tutti gli effetti cittadini delle città italiane e che, come ogni cittadino, non possono non vedere cosa sia successo negli ultimi giorni dall’avvio della Fase 2. “Parchi e strade sono pieni di gente. L’altro ieri ho portato il motorino dal meccanico e non riuscivo a camminare per la gente che era in giro o in fila davanti ai negozi. I parchi pubblici ieri erano pieni di persone – racconta Pasquale – ma allora, il rischio di contagio e la necessità di prevenzione e distanziamento servirà solo nei ristoranti? Davvero il messaggio che vogliono far passare è che sia la ristorazione l’attività più rischiosa di tutte? È una follia, mentre la vita riparte ovunque. Un esempio? Partiamo dall’osservazione dei miei scontri, ora che ho un’attività di asporto. Fino a dieci giorni fa mi ordinavano due-tre pizze a volta. Da una settimana arrivano ordini da dieci e anche quindici pizze. Ma chi e dove le mangia quelle pizze? Allora non posso non pensare che amici e famiglie siano tornate a riunirsi e a cenare seduti a tavolate comuni. E al ristorante no? Quale sarebbe il rischio aggiuntivo? Possibile che non si riesca a far passare il principio che anche al ristorante valgano i principi che valgono ovunque nella vita quotidiana?”.

Appuntamento alle 11 in piazza

E dunque? Quali le richieste? “Noi vogliamo riaprire, ma non chiediamo di aprire per forza immediatamente. Chiediamo però che alle promesse seguano i fatti che ancora nessuno ha visto. Le nostre proposte le abbiamo fatte, vogliamo vedere concretezza. Occorre che le eventuali misure richieste dai tecnici, dagli scienziati, vengano proiettate nella concretezza del nostro lavoro per capire cosa significhino e cosa comportino. Noi imprenditori del mondo Horeca abbiamo sempre detto “prima la salute”, ma adesso che sembra cominci a stabilizzarsi la situazione sanitaria, a noi nessuno dice nulla?”.

La passeggiata fiorentina parte dunque alle 11 di martedì 12 maggio, da piazza Duomo per terminare in piazza della Signoria. Diretta televisiva su Italia7 e sulle pagine Facebook di Ristoratori Toscana.

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La Pagina Fb dei Ristoratori Toscanaitaliasette.it

 

a cura di Stefano Polacchi