Grappa Ig: il Consorzio c’è. Ma il rilancio è appeso a un decreto

10 Mag 2022, 12:58 | a cura di Gianluca Atzeni
Il nuovo ente nazionale confeziona adesioni, punta a superare gli ultimi ostacoli legislativi e a svolgere piena attività di tutela e promozione, in uno scenario di ripresa del mercato nel post pandemia, come certificato da Nomisma. Intanto, l’Assodistil chiede un codice di tracciamento doganale per le esportazioni.
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La Grappa italiana a Indicazione geografica tenta il rilancio sui mercati, mettendo assieme alcuni tasselli importanti per affrontare il futuro in maniera più strutturata e con le carte in regola per riprendersi gli spazi persi negli ultimi 25-30 anni (con consumi quasi dimezzati). Veronafiere col suo Vinitaly, lo scorso aprile, è stata la vetrina per la presentazione del Consorzio nazionale di tutela della Grappa Ig, ente ufficialmente nato a Roma il 2 marzo 2022, che completa il percorso avviato da Elvio Bonollo e raccoglie la preziosa eredità lasciata dall’Istituto nazionale grappa (Ing), fondato a Pavia nel 1996, con la collaborazione di Assodistil.

Cosa si intende per grappa?

La denominazione grappa è esclusivamente riservata all’acquavite di vinaccia ottenuta da materie prime ricavate da uve prodotte e vinificate in Italia, distillata ed elaborata in impianti ubicati sul territorio nazionale. La distillazione delle vinacce avviene di tetramente mediante vapore acqueo, oppure dopo l’aggiunta di acqua nell’alambicco insieme alle vinacce. Gli impianti possono essere di tipo continuo o discontinuo, e sono composti da uno o più alambicchi, o da apparecchi per la disalcolazione, cui segue una separazione degli alcoli in colonna di distillazione, e un raffreddamento per ottenere la condensazione dei vapori alcolici.

Sebastiano Caffo - Consorzio nazionale Grappa Ig-2

Sebastiano Caffo

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Una squadra da ampliare

Una squadra di 16 brand di tutta Italia che, proprio in queste settimane, si sta allargando registrando l’ingresso anche di nomi blasonati, che vedono nella forma consortile il migliore strumento di rappresentanza per tutelare e promuovere il distillato di bandiera. Tuttavia, per chiudere il cerchio, manca un tassello importante: il decreto del Mipaaf con cui si riconosce personalità giuridica ai Consorzi delle bevande spiritose. Il testo giace nei cassetti di Via XX Settembre a Roma ma “potrebbe vedere la luce molto presto”, dichiara al nostro Settimanale Tre Bicchieri il presidente del Consorzio nazionale di tutela della Grappa Ig, Sebastiano Caffo.

Il mercato

Analizzando il mercato, il periodo pandemico ha determinato una riduzione dei consumi di spirits soprattutto a causa delle limitazioni al canale Horeca. Nel complesso, il relativo segmento ha registrato in Italia un -20% in volume sul 2019, secondo dati Nomisma per Assodistil; mentre il 2021 ha consentito un parziale recupero, con un +13% sul 2020, a quota 1,2 milioni di ettolitri, spinto dalla crescita dei consumi fuori casa, che hanno totalizzato un +20%. In tre anni, il peso a volume del canale Horeca sul totale dei consumi di spirits in Italia è passato dal 54% del 2019 al 45% del 2021.

L’identikit del consumatore

Rispetto al prodotto grappa, i dati di Nomisma segnano un crescente interesse dei consumatori. Se negli ultimi 12 mesi il 61% degli italiani tra 18 e 73 anni di età ha consumato degli spirits in casa o fuori casa, c’è un 29% che ha consumato grappa. A preferirla sono gli uomini (43% contro il 21% delle donne), mentre a livello generazionale è scelta principalmente dai baby boomers (32%) e dalla generation X (30%), seguiti da millennials (25%) e generation Z (19%). Nel solo canale online, c’è un 9% di consumatori che ha acquistato grappa, con valori superiori tra i più giovani (generation Z e millennials), donne e consumatori con un’alta capacità di spesa. “Il prezzo medio del prodotto acquistato online è il doppio di quello venduto nei negozi fisici” sottolinea Emanuele Di Faustino, senior project manager di Nomisma, curatore della ricerca per Assodistil. “Sebbene sia ancora una nicchia, l’interesse per il digital è comunque alto: il 15% afferma che inizierà ad acquistare grappa online nei prossimi mesi e ben 3 consumatori su 10 utilizzano il web per cercare informazioni sulla grappa”.

Il decreto mancante

Come per vino e agroalimentare Made in Italy, la piena operatività del Consorzio della Grappa Ig dipende da un riconoscimento istituzionale, ovvero da un decreto del Ministero delle Politiche agricole che deve essere emanato, si spera, entro l’estate. “Dal Ministero ci hanno garantito che l’iter è arrivato a un buon punto”, riferisce Caffo, in costante contatto con l’Icqrf per risolvere anche la questione (correlata) dei controlli e della certificazione mediante un ente terzo. Attività che, probabilmente, sarà svolta dall’Agenzia delle Dogane, che già opera nelle distillerie per la verifica delle regolarità rispetto ai prodotti sottoposti ad accise. “La creazione del Consorzio è un passo avanti. La bozza di testo esiste ed è stata già discussa ma siamo di fronte a un’inerzia della politica. Senza decreto non si può proseguire”, ammonisce Cesare Mazzetti, presidente del Comitato nazionale acquaviti di Assodistil che, nonostante gli intoppi burocratici, guarda già al futuro e alle strategie di monitoraggio di mercato: “Come già avvenuto per altre Dop vitivinicole come Prosecco o Sicilia, sarebbe opportuno creare un apposito codice doganale di nomenclatura combinata per l’esatto tracciamento dell’export di Grappa Ig”.

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a cura di Gianluca Atzeni

L’articolo completo è stato pubblicato sul Settimanale Tre Bicchieri del 5 maggio 2022

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